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Addio Faelina, la comunità di Rignano ti sarà sempre grata per i tuoi servizi di guaritrice!

FaelinaOrlando2Raffaelina Orlando, 85 anni, l’ultima “guaritrice” di Rignano Garganico, da qualche giorno non c’è più.

La sua scomparsa ha lasciato un immenso vuoto non solo nella famiglia, ma soprattutto nella comunità, per quanto si dirà. Qui, la donna era, infatti, conosciuta da tutti per la sua abilità di rimettere a posto ogni parte dello scheletro osseo. Non aveva titoli di studio, se non la licenza elementare. Ciononostante, immedesimava in sé sia l’acume del fisiatra e dell’ortopedico, sia l’abilità del fisioterapista, del tecnico ortopedico e dell’infermiere. Bastava che ti tastasse leggermente la parte offesa, per capire subito dove c’era la frattura o la slogatura. Si tratta di un dono di natura, ereditato dalla madre Palmuccia, che a sua volta aveva esercitata l’arte a tempo perso, occupata com’era a crescere la sua numerosa famiglia. Ed è per questo che la defunta era conosciuta anche come “Faelina de Palemmucce”, per distinguerla dalle altre di pari nome.

Nonostante fosse acciaccata da tempo, la donna, che era assai ben voluta dai paesani per via del suo carattere buono e disponibile, aveva esercitato la sua arte gratuitamente sino all’ultimo momento, anche perché viveva da sola, vedova com’era del marito Giovanni da oltre un decennio e per di più priva di prole da accudire. Ed è per questo che Faelina era molto amata da nipoti e pronipoti. Chi scrive, da Faelina, che viveva in un lindo e bene arredato sottano, ci andava spesso, non solo per soccorso, ma anche per motivi di ricerca. La donna era una miniera di notizie sulle tradizioni e abitudini dei suoi compaesani. In casa aveva una maxi fotografia incorniciata dai suoi fratelli falegnami, mastro Beppe e mastro Michele (il primo, abile ed affermato violinista è venuto meno alcuni decenni fa), raffigurante il cognato Gabriele, deceduto sul fronte libico nell’ultima Grande Guerra.

La sua storia, in parte ricostruita sulle notizie fornite da Faelina, è contenuta nel volume “Io Parto Non so se Ritorno/Storie dei soldati rignanesi caduti nella II Guerra Mondiale”, edito nel 2013. Va precisato che la prima parte del titolo del libro “Io Parto non so se Ritorno” riporta pari pari la frase incisa, alla vigilia della sua partenza in guerra, da Gabriele sul ‘finestrello’ del pagliaio, dove amava rifugiarsi durante le sue pause di lavoro in montagna. Titolo che dà alla storia, oltre all’insolita originalità, un sotteso sapore tragico. Al libro Faelina ci teneva tanto, non solo per la pezza messaci, ma soprattutto per la venerazione che aveva nei confronti del congiunto, coltivata  per tanti anni attraverso la fotografia in parola, ereditata peraltro dai suoceri. Per cui ogni volta che chi scrive passava nei paraggi, la donna puntualmente gli rammentava: “Tonì, è uscito il libro?”, riferendosi alla promessa e non ancora realizzata seconda edizione, essendo completamente esaurita la prima sin dai  tempi della sua presentazione. E la donna lo sapeva bene, tenendoci molto ad incettare un certo numero di copie da regalare ai suoi famigliari.

Ora - ci si chiede la gente - chi sostituirà Faelina nella sua funzione di ortopedica a buon mercato e senza prenotazioni?   

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