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Punti di Primo Intervento verso la chiusura: tra questi c'è San Marco in Lamis

Una decisione, quella della chiusura dei PPI, calata dall’alto, presa senza nemmeno informare i sindaci delle comunità coinvolte, che per questo si sono dati appuntamento lunedì prossimo a Palazzo Badiale, dov'è prevista una riunione tra i primi cittadini di San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, Vieste, Torremaggiore e Vico del Gargano. Michele Merla: “Dai vertici nessuna spiegazione, nessun confronto con il territorio. E soprattutto non ci fidiamo delle promesse. 8 anni fa ci avevano promesso la riconversione dei reparti. Stiamo ancora aspettando!”.

Ancora una rivoluzione nell’assistenza medica urgente in Puglia. Dal 1° maggio chiuderanno molti punti di primo intervento, strutture nate per sopperire alla chiusura degli ospedali. Secondo la delibera regionale “Rete di emergenza–urgenza territoriale. Modifica ed integrazione della Dgr. n. 1933/2016” entro la fine di questo mese saranno 39 i Ppi che subiranno un ulteriore riconversione: in alcuni casi ci saranno postazioni del 118, in altri solo un’ambulanza o auto medica. Nei punti di primo intervento per il cittadino era possibile accedere autonomamente ma senza la possibilità di essere posto in osservazione o ricoverato. I sanitari stabilizzavano il paziente che veniva trasferito nell’ospedale più vicino. Ora, con la scomparsa del posto di primo intervento e l’arrivo delle postazioni del 118, il cittadino non potrà recarsi da nessuna parte venendo meno il luogo fisico ove andare. In caso di urgenze dovrà chiamare il 118 oppure andare in qualche pronto soccorso vicino. Saranno i numeri d’accesso a stabilire come saranno riconvertiti i Ppi.

Quelli che fino ad oggi hanno effettuato oltre seimila accessi (parliamo per la provincia di Foggia di  Torremaggiore, Vico del Gargano e Vieste) avranno una postazione medicalizzata del 118, ma tutti gli altri (tra questi San Marco in Lamis e Monte Sant’Angelo) potranno disporre solo di una postazione mobile (un’ambulanza medicalizzata o un’auto medica o la cosiddetta “India”, auto solo con infermieri). In alcuni casi sono previste deroghe con una doppia unità mobile come, ad esempio, nelle città turistiche, ma solo dal 1° aprile al 30 settembre. E’ facile intuire che nonostante la decisione sia stata già presa dalla Giunta regionale non mancherà di far discutere anche nella stessa maggioranza. Ad esempio il primo a intervenire è stato il consigliere regionale del Pd Fabiano Amati, che su tutte le furie ha dicharato “Sono pazzi. Farò tutto il possibile perché quanto previsto da questo nuovo piano non avvenga. La riconversione dei Punti di primo intervento (PPI) con più di sei mila accessi all’anno è decisione sbagliata che contrasterò per ottenere modifiche.  Perché quando tutta l’erba si raccoglie in un unico fascio non c’è scienza e nemmeno amministrazione”. In Regione si giustifica segnalando come in alcuni punti di primo intervento si registrino dai 2 ai 4 accessi al giorno. Troppo pochi per i costi da sostenere. Ma è anche vero che con la chiusura di questi 39 punti di primo intervento i cittadini dei Comuni interessati si riverseranno nei pronto soccorso più vicini, in molti casi già al collasso.

Sulla questione si è espresso anche il Presidente del Gruppo dei Popolari in Regione Puglia, Napoleone Cera: “Un provvedimento che era nell’aria da tempo (FOCUS, ndr) ma che sconcerta per una tempestività non richiesta, specie alla vigilia della stagione estiva, quando molte località, soprattutto del Gargano (come Vico e Vieste) sono prese d' assalto dai turisti, con innegabile aumento degli accessi alle PPI. In pratica il Gargano nord resterà senza punti di riferimento di primo intervento, dovendo ora riversarsi su San Giovanni Rotondo o Manfredonia, se non pure San Severo. Non si comprende tanta velocità di una decisione che renderà ancora più problematica la gestione dei Pronto Soccorso, con inevitabile aumento dei tempi delle prestazioni, visto che si chiudono strutture ma non vengono potenziate quelle esistenti, costrette a fare i conti con carenze di personale e di spazi. La decisione della giunta, sia pure giustificata da direttive del governo, finirà per aumentare i disagi per gli utenti e i pericoli per il personale sanitario, già oggetto di aggressioni e violenze da parte di cittadini esasperati dalle lunghe attese”, ha argomentato Cera.

Una decisione, quella della chiusura dei PPI, calata dall’alto, presa senza nemmeno informare i sindaci delle comunità coinvolte, che per questo si sono dati appuntamento lunedì prossimo a Palazzo Badiale, dov'è prevista una riunione tra i primi cittadini di San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, Vieste, Torremaggiore e Vico del Gargano.

Del resto un primo confronto c’era già stato qualche giorno fa proprio a San Marco in Lamis durante un convegno sanitario alla presenza del Direttore Generale della Asl Fg, Vito Piazzolla e del sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla: “Dai vertici nessuna spiegazione - ha ribadito oggi Merla a Sanmarcoinlamis.eu - e nessun confronto con il territorio. E soprattutto non ci fidiamo delle promesse. 8 anni fa ci avevano promesso la riconversione dei reparti. Stiamo ancora aspettando!”.

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