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La specie imprevista n. 407: L’infinito silenzio

riina-stragi-pp - CopiaUn silenzio che è durato 24 anni. Come si fa a non far parlare la propria coscienza per tanto tempo? Come può un essere umano riuscire, nemmeno per un secondo, a non dire qualcosa di umano, che possa dare una conferma sull’esistenza dell’anima?

I dubbi più atroci ci vengono non tanto dalle parole dette e ascoltate, ma dai silenzi. Sono quelli che ci fanno porre tanti di quegli interrogativi, che spesso ritornano dopo che momentaneamente sono andati via.

Il linguaggio umano è forse la caratteristica più sorprendente della nostra specie. Non esiste nel resto del creato un’altra specie che riesca comunicare in un modo così complesso, e a volte inconcludente. Riusciamo a convincere, a fingere, a divertire, a soffrire solo con la forza della parola.

Le nostre azioni sono le conseguenze dei nostri pensieri prima, e delle parole dopo. Senza le parole non avremmo avuto la tradizione orale prima, e le biblioteche dopo. Dove andiamo per sapere o a ricordare quello già fatto. Per non commettere gli stessi errori fatti dagli uomini che ci hanno preceduto.

E se scriviamo un libro lo facciamo per dire al resto dell’umanità che ci siamo anche noi!!

          

Il male non viene reso noto, ma rimane in una terra di mezzo, dove pochi riescono ad entrare e capire il perché la nostra specie ha l’esclusiva della cattiveria fatta come soddisfazione dei nostri istinti. Abbiamo avuto la possibilità di scegliere. E la scelta spesso è rivolta verso la supremazia sui nostri simili.

La provvidenza in questi casi, non ha troppa forza per imporsi!!

Totò Riina è rimasto in silenzio per 24 anni! Un silenzio esclusivamente “ideato” per non far sapere agli uomini il perché è stato fatto tutto il male che potesse essere fatto. Ha prodotto tutto quello che la malvagità umana può produrre. Non si è risparmiato. Non si è mai pentito. Ha detto più volte, anche quando era gravemente ammalato, pochi mesi prima di morire, che avrebbe rifatto tutto quello che ha fatto!!

Non disse mai il perchè! Se fosse alleato con altri esseri malvagi come lui, non ha voluto dire in che modo fece così tanto male, con quale metodica, con quali complici, come fosse strutturata la sua associazione a delinquere. È stato un silenzio che parlava il suo stesso linguaggio: parole mute!

Il denaro in questi casi non c’entra: lui come tanti altri sono stati, o lo sono ancora, latitanti. Vivono dentro dei covi veri e propri, dove i metri quadrati di spazio abitabile si possono contare sulle dita delle mani. Quella non è una vita da boss!!! Ma è la vita di gente che la natura ha generato… a sua insaputa.

Non hanno mai abitato in enormi ville lussuose, non hanno mai potuto guidare le loro macchine quasi fantascientifiche. Non hanno fatto del male al mondo per i soldi.

La verità sulle loro vite e sui perche dei delitti e dei conseguenti silenzi è da ricercare nelle loro menti. È lì che la ricerca si deve concentrare: lì dove vive la coscienza dell‘uomo. Bisogna andare alle origini della creazione dell’Homo Sapiens. Un viaggio ancestrale che non riusciamo ad intraprendere.

Ci vogliono i mezzi giusti per viaggiare tra le sinapsi di un cervello umano. E questi mezzi ancora non riusciamo ad inventarli.

Book recommended: “L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks

Film recommended: “Minority Report” di Steven Spielberg

Mario Ciro Ciavarella

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