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La specie imprevista n. 485: Una sedia per amico

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Una volta quando si usavano i cappelli era sufficiente appoggiarne uno per occupare il posto in un autobus o addirittura anche in chiesa. Poi arrivarono le auto e per occupare lo spazio, magari vicino casa, il cappello non era sufficiente, e allora si pensò di mettere per terra una cassetta vuota che conteneva i pomodori, oppure una sedia.

E se l’auto è grande, anche due sedie. Non so perché, ma abbiamo la fissazione che quello spazio di pochi metri vicino la nostra abitazione sia nostro. La terra è di tutti!! Terra inteso come spazio esterno alle proprie abitazioni, calpestabile da tutti coloro che camminando lo calpestano!! Ecco perché sono costretto ad intitolare questa rubrica ”La specie imprevista”, perché dobbiamo sempre spiegare tutto!! Anche tutto ciò che non avrebbe bisogno di nessuna spiegazione!!

Tanti anni fa era facile vedere delle persone anziane sedute fuori dal proprio uscio, per chiacchierare, prendere il sole ed altre attività ricreative che non costavano nulla. Gente seduta quasi in mezzo ad una strada e non dava fastidio, ma dava un senso di continuità della vita: in quella via c’era ancora della gente che comunicava con i suoi simili.

Per quelli che hanno una certa età, come il sottoscritto, vedere una sedia vuota in mezzo ad una strada, fa venire in mente l’assenza momentanea di un persona che era seduta lì sopra fino a pochi minuti prima, e si è assentata momentaneamente per qualche bisogno fisiologico. Sedia che sarà occupata nuovamente tra pochi minuti. Invece quella sedia vuota è lì da tempo: è stata messa anche ore prima per occupare lo spazio per un’auto che prima o poi arriverà e parcheggerà proprio in quei pochi metri occupati da quella sedia.

Abbiamo sostituito una presenza di vita, come gente soprattutto anziana che dà un senso di comunità che vive in quella strada, con delle sedie che non danno nessuna “soddisfazione sociale”, ma sembrano dei totem muti che avvisano che quello spazio in quella strada non è di tutti.

In pratica, le sedie esterne danno un senso di parentela con il proprietario di quella sedia. E’ come se fosse quasi un figlio acquisito o “un’adozione a distanza ravvicinata di un mobile per arredo”. Oppure volendo minimizzare, qualcuno, quelle sedie, le potrebbe considerare degli amici, con i quali prendersi talmente confidenza che, oltre ad ascoltare i nostri discorsi, le dia anche l’incarico di fare le sue veci. Come dei parcheggiatori che controllino che nessuno occupi lo spazio vicino alle nostre abitazioni.

Però, qualcosa sta cambiando, evidentemente le sedie “fuori sede” sono diventate troppe e la legge non sta più a guardare. Occupare la sede stradale, in alcuni casi, è un reato che rientra nell'area del penalmente rilevante. Il riferimento va all'articolo 633 del codice penale, che punisce, a querela della persona offesa, "chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto". La sanzione prevista del pagamento di una somma compresa tra 168 e 674 euro.

Chissà cosa escogiterà la mente umana per riuscire ad aggirare un’ammenda del genere. Qualcuno potrebbe far sedere sopra quelle “sedie mobili” qualche parente, dicendo, ad un eventuale controllo, che quella persona non sta bene, e ad ore prestabilite deve prendere aria fuori dalla propria abitazione. Come se fosse un “aerosol ambientale”. Terapia nata negli ultimi mesi…

Oppure qualcun altro presenterà quella sedia esterna all’abitazione, come un cimelio da mostrare ad eventuali turisti in zona, come la sedia dove sedette Garibaldi durante il suo via vai in lungo e in largo per l’Italia. Garibaldi, secondo alcuni, sarebbe stato in tutte le città italiane, e si sarebbe seduto almeno su una sedia di ogni paese. E quella sedia non la si può spostare da lì, poiché deve rimanere nella stessa posizione come l’eroe si sedette: fuori da quella casa!!

Ma la scusa più assurda potrebbe essere che quella sedia non è messa lì fuori per occupare il posto alla propria auto, ma perchè serve per occupare il posto ad un’ambulanza che prima o poi arriverà. Visto che lì c’è gente anziana che prima o poi avrà bisogno di un pronto soccorso immediato. In pratica, un’occupazione del suolo pubblico eterna: di gente anziana ce n’è quanta ne vogliamo e in tutti i luoghi!!

Le sedie sono state concepite come “posto unico”. E dobbiamo partire proprio da qui, per capire come il concetto di egoismo sia innato nell’uomo. Le panchine nacquero tanto tempo dopo. E non in mezzo alle strade…

Soundtrack: “La sedia di Lillà” - Alberto Fortis

Film recommended: “La sedia della felicità” di Carlo Mazzacurati

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