Giovedì, Maggio 23, 2013
   
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Cristanziano Serricchio

serricchio.jpgCristanziano Serricchio è nato a Monte Sant'Angelo nel 1922 . Laureato in lettere all'Università di Roma, ha insegnato ed è stato preside nei Licei. Vive a Manfredonia. Si interessa di studi archeologici e letterari. Ha pubblicato in tali discipline numerosi saggi. È inoltre autore di diciotto raccolte di poesia fra cui Stele Daunie, con saggio critico di Oreste Macrì e Poesie, di Giacinto Spagnoletti, una in dialetto e di quattro opere narrative fra cui l'Islam e la Croce, romanzo edito da Marsilio nel 2002 vincitore del premio "Palazzo al Bosco", tradotto in lingua serbo-croata. È incluso in diverse antologie e storie letterarie e collabora a riviste e giornali. Mario Luzi gli ha conferito nel 2003 il Premio Una vita per la poesia.

Ha pubblicato numerose opere letterarie, di poesia: Nubilo et sereno (1950), L'ora del tempo (1956), Fiori sulle pietre (1957), L'occhio di Noè (1961), L'estate degli ulivi (1973), Stele Daunie (1978), Arco Boccolicchio (1982), Topografia dei giorni (1988), Questi ragazzi (1991), Poesie 1978-92 (1993), Orifiamma (1993), Semillas de palabra (1996); di narrativa: Le radici dell'arcobaleno (1984), Il castello sul Gargano (1990) e La montagna bianca (1994); saggi storici ed archeologici: Note su Siponto antica (1976), Iscrizioni romane paleocristiane e medievali a Siponto (1978), Manfredi e la fondazione di Manfredonia (1978). È presente in diverse antologie letterarie: "Poesia e letteratura", "Poesia italiana contemporanea", "Storia della letteratura italiana del novecento" etc. Intorno alla sua produzione letteraria hanno scritto: G. Bonaviri «Noto la fresca capacità poetante.»; M. Dell' Aquila «In una continuità di lavoro le sue raccolte poetiche dimostrano un intenso sentimento della vita, la consumata e sofferta capacità di cogliere il trascorrere lento delle stagioni, i miti del tempo che si volge, della giovinezza che trascolora e si matura, della vita che si ricrea nel giro eterno delle stagioni.»; M. Luzi «Resta, ed è molto bella, questa disponibilità all'incontro, all'accoglienza, ed al congedo: questa trascorrenza (se la parola esiste). E comunica un fuoco sottile. Per di più una coerenza linguistica, una coscienza inappuntabile del proprio modo di esserci.

È raro che si legga davvero e volentieri e senza noia e stanchezza come ho letto i suoi versi.»; O. Macrì «La sua poesia, ch'io ora assumo indicativa d'ogni rara poesia resistente, si fonda sulla pietra di fuoco, che è la pietra nuda della coscienza.»; G. Manacorda «Si tratta di opere sicuramente significative per l'attuale panorama della poesia italiana, un panorama che non offre molte possibilità al discorso della poesia.»; M. Marti «Il suo nome circola ormai fra quelli dei maggiormente consacrati, anche nei cenacoli puramente verbali che sono i più veri e autentici.»; G. Spagnoletti «Non guarda solo all'uomo, ma all'umanità, e non solo alla terra, ma a tutto l'universo. Vive nella storia, e dalla storia apprende la precarietà di ogni certezza, il fosco fluire dei giorni, dei mesi, degli anni. Nel coro della nuova poesia, questa posizione è tra le poche, se non l'unica, a comunicarci in superbe visioni liriche quell'eterno soffrire sulle cose che Pascal chiamava chiarezza. Nel linguaggio di sempre, chiarezza vuol dire verità.»; G. Tesio «Sempre più deluso dai poeti, mi tengo alla poesia, che è l'unica a restare contro ogni tentativo di affossarla o di annunciarne la morte continua. La sua, poi, è di quella che illumina fin d'ora: c'è profumo di chiarezza e di luce nel suo mondo, di colloquio necessario.».

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