Domenica, Maggio 19, 2013
   
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Gabriele Tardio

gabriele-tardio.jpgGabriele Tardio ha dato l'avvio a una nuova forma di ricerca etno-religiosa in cui, attraverso una reale forma di sincretismo, riesce ad amalgamare precetti dottrinari, precedenti al Concilio Vaticano 11, tradizioni popolari, celebrazioni eucaristiche, tridui e cerimonie religiose, per certi aspetti autoctoni, che vedono come principale fruitore ed esecutore il popolo sammarchese con le sue novene e le devozioni a santi, forse da secoli venerati nel centro garganico. Perciò questo instancabile ricercatore tout court, ha dato vita a un particolare genere di indagine locale, tutta personale, fuori dagli schemi di tanta pubblicistica paludata, da cui è scaturita una vera e propria collana di Testi di storia e tradizioni popolari giunta ormai al dodicesimo volume. In essa si riscontra una netta volontà dell'autore a rovesciare dal fondo polveroso interi archivi, pubblici e privati, da quelli più propriamente parrocchiali, ad altri comunali e diocesani, insieme ai numerosi libretti e carte che riempiono le case dei tanti devoti. In questi volumi si intrecciano variegati modi di scrittura: dalla narrazione agiografica, alla venerazione prettamente in loco, al culto specifico con i risvolti di tipo sociale e religioso che si inseguono costantemente e si alternano vicendevolmente, in cui, come si accennava, il vero protagonista è pur sempre il popolo implorante che proietta le proprie inquietudini e vicissitudini umane e familiari nella potenza salvifica del santo che altro non è, secondo gli stessi dettami religiosi, che il trait d'union tra Dio e il popolo bisognoso, tra il Creatore onnipotente e le creature umili e impotenti. Nella ricerca di Tardio Motolese coesistono due aspetti complementari tra di loro: l'occhio dell'osservatore critico e quello del devoto-credente. Ma l'autore, comunque, non si lascia suggestionare dalla stessa fede che lo pervade; ma il tutto viene mediato da una visione bilaterale di questi culti in cui, se da una parte si riscontra la riproposizione di certi schemi ben consolidati nella tradizione devozionale sammarchese, dall'altra rimane, pur tuttavia, la capacità di scandaglio non solo esegetico ma prettamente storico e demologico dell'intero panorama sociale e culturale del paese garganico da tempi, oseremmo dire, immemorabili. Gli ultimi due volumi sono la prova probante di queste brevi osservazioni squisitamente ermeneutiche riguardanti proprio il diretto rapporto filiale tra idevoti ed alcuni santi le cui gesta eroiche, nel martirologio cristianocattolico, sono da sempre oltremodo osannate dalla moltitudine dei fedeli. A partire dal primo dei due volumi intitolato, "San Donato Martire a San Marco in Lami"s, Edizioni SMIL, San Marco in Lamis, che riguarda la vita, i miracoli, oltre che il martirio di questo santo dell'era imperiale romana, le cui spoglie, prelevate nel cimitero di Calepodio, si trovano nella parrocchia della Santissima Addolorata. Nella seconda parte dell'opera è riportata in copia anastatica un volume del sacerdote napoletano Luigi Montella, "Vita di San Donato Vescovo e Martire", edito a Napoli nel 1870. Più complessa è l'altra ricerca intitolata "Ciro medico eremita martire di San Marco in Lamis", edita sempre dalla SMIL di San Marco in Lamis, con una dotta prefazione di don Ricciotti Saurino sul valore della santità, inerente alla vita, al culto, e alla storia del protocristianesimo orientale in cui San Ciro è vissuto e ha operato. L'autore parte dal valore di catechesi della santità per aprirsi un varco nella riflessione su una serie di santi ai quali la tradizione locale è fortemente legata, per addentrarsi poi nella descrizione particolare di San Ciro, che si venera nella parrocchia di Sant'Antonio Abate, e la relativa vita ascetica ed eremita di tanti beati della chiesa copta di origine egiziano- orientale, molto diffusa a quei tempi, per proseguire poi alla traslazione del corpo del medico-santo a Napoli e i successivi legami con la tradizione sammarchese e i conseguenti risvolti popolari di questa singolare venerazione: i due volumi sono arricchiti di un florilegio di canti, preghiere, novene e invocazioni, la maggior parte di fattura locale, quale testimonianza diretta di una cospicua mole di componimenti a carattere religioso, a conferma del sentimento pio e sincero di una fede ben consolidata. Tardio Motolese riesce, a pieno titolo, attraverso un'indagine, seppure specificatamente settoriale, a riproporre una vita collettiva e comunitaria che si trasforma in un seme fecondo di notizie sempre nuove e genuine a cui va riconosciuto l'inviolabìle merito di saper ricomporre tanti tasselli di un unico mosaico: la fede popolare e le proficue comunità ecclesiali locali, quali perno insostituibile dei risvolti civili umani di una intera popolazione, quella sammarchese. (di Leonardo P. Aucello)

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