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I Wolves e il Sombrero nella San Marco dei Sessanta

057 - Wolves  1969Breve cenno ad un gruppo musicale e ad un’epoca irripetibile in cui il nostro paese sembrò toccare il cielo con un dito.

La modesta barberia di zio rosso (alias Antonio Verde) in corso Matteotti, “angusta, miseriuccia” ma “odorante di lavanda”, così come la descrive Antonio Motta nel suo libro ”La casa di via Calvitto”, fu in realtà una palestra per molti giovani del luogo che volevano imparare a suonare la chitarra (o il mandolino). Tra una barba e un taglio di capelli, il Figaro “burbero e gridanciaro” insegnava ai giovani allievi, con metodi inusuali ma efficaci, l’uso corretto di suonare lo strumento. Tra questi anche alcuni nomi che fonderanno, come spesso accade, un gruppo musicale in paese. In fondo lo scopo finale rimaneva sempre quello, inevitabile, di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti.

Siamo nel 1962 quando Leonardo Perta e Michele Giuliani, usciti freschi dalla barberia, decidono di costituire un complesso musicale spinti dal desiderio di trovare uno sbocco alla loro voglia di fare musica. Si uniscono ben presto alla loro idea di gruppo Leonardo Ianzano, Matteo Stilla e Alfonso Patrono, proveniente da altri sodalizi. Alfonso Patrone, che suona la batteria, è l’unico non nativo del luogo (è di San Severo), Michele Giuliani e Leonardo Perta suonano rispettivamente la chitarra elettrica e il basso, Matteo Stilla le tastiere e Leonardo Ianzano è il cantante solista.

Si chiameranno The Wolves, i lupi, e attingeranno come tutti al grande serbatoio delle canzonette di musica leggera che si chiama radio tv per allestire i loro concertini di intrattenimento musicale. Non sono dei virtuosi ma presto impareranno il mestiere e riusciranno a dare corpo e vigore a spettacoli dignitosi a base di canzoni “rubate” e rifatte per la gioia dei presenti. Come tutti, d’altra parte. Siamo nella metà dei sessanta e già l’aria è diventata elettrizzante, persino euforica sicuramente ricca di prospettive allietanti. E’ questo il momento magico dei complessi, dei dancing, delle serate danzanti e delle balere in riva al mare. Insomma l’apoteosi dei luoghi cult in cui avvengono gli incontri e si realizzano i sogni dei ragazzi. Tutto avviene in modo naturale, spontaneo, garbato, con divertimento e senso di libertà, come se non aspettassero altro da lungo tempo. D’altra parte ovunque si respira la stessa aria. Dall’Italia, all’Europa sino a tutto l’Occidente la parola d’ordine è libertà.

I Wolves non sono i soli in paese a dominare gli eventi. Ci sono per esempio i Modernissimi di Michele Fulgaro che stanno per diventare Protheus (1968) con l’innesto di Beppe Monte , e altri gruppi minori, improvvisati ed instabili, con cui dividono la scena. Senza contare quei musicisti di taglio classico che non si lasciano coinvolgere più di tanto dalla moda, anche se Luigi La Porta, al clarinetto, spesso si unisce al gruppo. Quando poi anche a San Marco apre il primo locale alla moda, (il famoso dancing “Il Sombrero” a Borgo Celano) in cui la musica dal vivo acquista una centralità incombente, i Wolves, ma anche altri gruppi, diventano di colpo il centro ideale di riferimento, per giovani ed adolescenti, intorno al quale potersi divertire e innamorarsi.

Gli effetti psichedelici delle luci strobosferiche e una certa promiscuità, insieme alla musica potente e accattivante che fuoriesce dagli ampli ai lati della pedana in cui il gruppo si esibisce, fanno il resto rendendo l’ambiente saturo di vapori e odori che avvolgono tutti all’unisono. Sono il segno dei tempi, irripetibili e spregiudicati ma ricchi di inventiva e di genuinità. Il mitico locale, di proprietà di Nazario Nardella, che si trovava all’ingresso di Borgo Celano, sotto un condominio, caratterizzato da due grandi ruote da carro alle pareti, (interno ed esterno) fu sino al 1978 teatro di grandi eventi di musica dal vivo frequentato da giovani. Quando fu ceduto subì una trasformazione radicale poiché i tempi erano mutati e la musica dal vivo aveva fatto il suo tempo e venne sostituita dai piatti dei giradischi. Era il tempo della disco music, un’altra epoca, un’altra storia.

I Wolves si sciolsero agli inizi degli anni settanta funestati dalle assenze dovute agli obblighi di leva. Dei componenti del gruppo Leonardo Ianzano proseguì con successo una carriera musicale di grande rilievo. Degli altri non abbiamo notizie. Dopo aver cantato in vari gruppi pop Leonardo si unì infine ai Festa Farina e Folk, la famosa folk band del paese, per una luminosa carriera ancora oggi sugli scudi e pregna di soddisfazioni, con alle spalle due compact disc originali di grande spessore musicale (oltre alle cassette precedenti in cui vengono riproposti alcuni canti popolari di San Marco in Lamis) e in ultimo il suo disco solista, Teranterra Mia, di recente produzione, che rimane un piccolo capolavoro nella storia musicale del nostro bel paese.

Luigi Ciavarella

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Ultima modifica ilMercoledì, 05 Aprile 2017 09:50
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