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Le Orme

le-orme-ClassicOrme  (Love music/Self)

A primo acchito qualcuno potrebbe pensare, dopo aver messo sul lettore o sul giradischi, questo disco targato Le Orme che l’ideatore, Michi Dei Rossi, lo storico batterista del gruppo, sia improvvisamente impazzito e invece no! Michi, che fra l’altro ne e’ il produttore artistico, l’arrangiatore e che troviamo alla sua batteria, mai invasiva, ma anche alla tabla e al glockenspiel (particolare vibrafono) effettivamente con la maturita’ ha creato, partendo da Bach, Verdi e…Le Orme, una nuova opera, anzi una vera e propria unitaria operetta che non puo’ non ricordare il Re Lear di Cagnoni, derivata dalla tragedia di Shakespeare. Le canzoni celebri delle Orme ci sono tutte ma tutte riproposte da un’orchestrina di cinque elementi, un quintetto d’archi che e’ il vero protagonista con in piu’ un tenore, l’ottimo Eaeo Lasorla, finlandese ma dall’italiano perfetto, e la soprano Marta Centurioni, oltre all’egregio tuttofare Cristiano Roversi al pianoforte e altre tastiere, mellotron compreso, Marco  Moioli al flauto e Matteo del Miglio al trombone. Un piccolo ensemble insomma per un concept-album come fin’ora non se n’erano mai visti nel prog, perche’ finora avevamo ascoltato si grandi orchestre che accompagnavano gruppi rock ma sempre con  le onnipresenti chitarre elettriche e con tanto di basso che qui, invece e prudentemente, sono del tutto assenti. A sentire il disco con attenzione ci si accorge che le canzoni delle Orme, queste canzoni almeno, sembra siano state pensate proprio per questo tipo di esecuzione e registrazione, ascoltiamo Una dolcezza nuova o Verita’ Nascoste in minuetto, o Storia o Leggenda a due voci, per cui ci si scorda addirittura delle incisioni di un tempo. L’indimendicabile ninna nanna di Gioco di bimba anche e’ quasi un minuetto alla Brian Jones e la voce della soprano e’ ancor piu’ adatta di quella di Tagliapietra. Ci sono poi intermezzi vari che impreziosiscono  e legano l’insieme come l’iniziale Ciaccona bachiana o il Preludio con il violino di un virtuoso di primo livello come Marcus Viana, un estratto strumentale, e qui proprio prog, da La Porta Chiusa di Uomo di Pezza e un accenno con eco anche alla verdiana Va Pensiero. I brani si succedono senza stacchi in un continuum senza fiato e l’avvio di  Un angelo quasi cita Battiato (o e’ Battiato  che cita Le Orme?). Riuscitissima anche la quasi interamente strumentale L’infinito dall’omonimo recente album, nella migliore tradizione progressive, con bolero finale cantato. Tre gli inediti ma sembrano anche essi dell’epoca d’oro come l’aria romantica di Sulle ali di un sogno con moog di sottofondo che ha anticipato, in singolo, l’album. 

 Nicola Maria Spagnoli

Ultima modifica ilMartedì, 23 Maggio 2017 18:15
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