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Brooklin di Enrico Bevilacqua

BROOKLIN enrico bevilaquaMusic force (2016)

Questo disco è uscito da un annetto circa ma devo dire che lo metto ancora volentieri sul piatto perché mi risulta, anche a distanza, ancora fresco e piacevole. E’ un disco di jazz ma di quelli ritmati, groove, un po’ funky, quasi jazz rock, o in una parola, come si usava dire negli anni settanta, un disco di fusion. Certo che la fusion di allora era variegata, c’era quella fra il blues, il jazz e il rock come lo fu quella di John Mayall, quella con il rock psichedelico come per i primi Soft Machine e altri canterburiani, quella jazz-avanguardia come per i primi Weather Report & co. e infine quella che inventarono i jazzisti inglesi, naturalmenteprettamente english, come il Mike Gibbs di Tanglewood 63 o di Just Hahead, ancora attuali, di Ian Car e i Nucleus di cui da poco ho cmpletato la discografia ma anche del Mike Westbrook di Metropolis, che ce né voluta per averlo anche in cd, o il Neil Hardley di quei due dischi che conservo religiosamente ovvero Kaleidoscope of Raimbow e soprattutto di Symphony of Amaranths. Poi ci furono le derivazioni davisiane d’olteoceano ed ecco i Billy Cobham, gli Stanley Clarke, i Ron Carter etc. etc., tanto per citare i più gettonati, che introdussero il funky che James Brown aveva inventato nel Rithm & Blues fino ad arrivare ai tostissimi esempi di George Clinton con i Parliament e gli espliciti, fin dal nome, Funkadelik. Questo per introdurre il nostro Bevilacqua, noto bassista turnista di tanti artisti fra cui Joe di Tonno, con cui vince un festival di Sanremo, e la Ponce naturalmente, insomma un session man, giovane e abruzzese, molto ambito e gettonato anche in ambito internazionale nonostante che approda al suo primo lavoro da solista con un gruppo, penso provvisorio come usa nel campo, ma ai massimi livelli. Sei sono i brani del disco di cui tre sono omaggi ad autori famosi come l’eterna Caravan, cavallo di battaglia di Duke Ellington cantata magnificamente da Natascia Bonacci, un’artista navigata del jazz italico, voce versatile dai toni caldi e melodici, da brivido con cui aveva fondato la Natascia Bonacci Band, cantante che apprezziamo ancora di più nello swingatissimo Summer Sunrise scritto proprio dal Bevilacqua. Altro omaggio è quello a Clarence Alexander "Skip" Scarborough, autore di Can’t Hide love e di tanti altri successi specie per Anita Baker e per gli Earth Wind & Fire, un brano con una vocalist di rilievo come MS AJ. Il terzo omaggio è proprio per il Whyne Shorter dei Weather ovvero lo strumentale Beauty and the Beast tratto dal suo periodo più funky ovvero quello di Native Dancer del ’74 con Herbie Hancock e Milton Nascimento. Quello che colpisce di più è però il Bevilacqua autore con i restanti due brani il primo omonimo che apre il disco che sembra un classico e poi quello finale che proponiamo anche in audio, Bad News, interessante per i contrappunti fiatistici e, appunto, per la tromba di Paches Stewart artista che si colloca decisamente fra il Miles Davis elettrico e il John Hassell ricercatore, un campione quindi del crossover jazz e spalla di Geoge Duke e Quincy Jones nonché session man di Witney Huston e Al Jarreau. Una band coesa insomma che speriamo rimanga tale che vede agli intriganti sassofoni Keith Anderson e Poogie Bell alla batteria nonchè Rosario Germano alle percussioni, senza dimenticare Omar Hakim ed Eric Harland al loop loft mentre fra gli italiani troviamo un pimpante pianoforte, nonchè tastiere varie, suonato da Stefano Sastro e ancora chitarre a profusione suonate da Roberto Di Virgilio, questi ultimi anche anche arrangiatori di alcuni brani oltre a quelli arrangiati dallo stesso Bavilacqua e… non basta?

                                                                   Nicola M. Spagnoli

Ultima modifica ilGiovedì, 09 Novembre 2017 08:54
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