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Andare per treni e stazioni nei testi delle canzoni italiane

trenoGiovedì 1° febbraio alle ore 18.00 presso la Biblioteca comunale il saggista Enrico Menduni presenterà il suo volume dal titolo “Andare per treni e stazioni”. Ne abbiamo approfittato per dare conto anche noi di alcune canzoni legate al treno e alle stazioni ferroviarie.

Il numero delle canzoni che affrontano, a vario titolo, i temi legati al viaggio, quindi ai treni e alle stazioni, è abbastanza consistente nel mondo della canzone d’Autore italiana. Un mondo in cui spesso ha fatto ricorso, evocando/esaltando sentimenti forti e suggestivi, come per esempio il senso doloroso del distacco (la partenza/fuga), gli amori fuggevoli o le stazioni ferroviarie immaginate come luoghi dell’anima e non soltanto posti in cui si parte o si arriva, con argomenti molto affini alla letteratura.

Tra le tante che abbiamo scelto alcune restano imprescindibili come per esempio La locomotiva di Francesco Guccini che parla della rivoluzionaria macchina a vapore (“che divora la pianura”) e del progresso conquistato ( “.. un mostro strano che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano” e che “ ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite …“). Il brano che fa parte dell’album “Radici”. pubblicato nel 1972, viene ritenuto uno dei capolavori della canzone d’autore italiana ; come pure I Treni di Tozeur, di Franco Battiato, un'altra traccia, però di taglio esotico/evocativo, altrettanto fondamentale, con il quale il maestro siciliano vuole introdurci nel mondo mistico-immaginario del sogno attraverso una melodia molto accattivante (“.. nei villaggi di frontiera guardano passare i treni/le strade deserte di Tozeur/..). Oppure il tema dolente dell’emigrazione cantato da Sergio Endrigo in una canzone del 1967 dal titolo emblematico Il treno che viene dal sud, con un testo molto crudo e coraggioso per quei tempi (“Sudore e mille valigie..”). Il mezzo a cui fa riferimento l’Autore è il “famoso” treno Palermo/Torino che, sin dagli anni sessanta trasportava ogni anno un milione e mezzo di viaggiatori dal sud al nord, oggi soppresso in nome del risparmio. Un treno diventato simbolo stesso del viaggio inteso segno della speranza e del dolore. Sulla stessa distanza, seppure con toni più drammatici Giovanna Marini stigmatizza con I treni per Reggio Calabria, il racconto di una stagione di terrore e morte che colpì il capoluogo calabrese agli inizi dei settanta ( “..Dormono dormono profondamente/sopra le bombe non sentono più niente…”) attraverso la cronaca di un evento che lasciò col fiato sospeso l’intera nazione.  

La stazione di Zima di Roberto Vecchioni (1997) invece si ispira (in senso molto vago) alla celebre poesia di Evgenji Evtusenko. La stazione siberiana, di cui il cantautore milanese evoca, attraverso un monologo rivolto a Dio, con un testo molto poetico ed intenso, in realtà conserva quasi nulla del poeta russo. (”C’è un solo vaso di gerani/dove si ferma il treno/e un unico lampione/che si spegne se lo guardi/e il più delle volte/non c’è ad aspettarti nessuno/(…). Un testo misto italiano/dialetto emiliano invece sta alla base della canzone Il Treno dei Folli pubblicata nel 2006 dai Modena City Ramblers, una formazione combat folk (come si diceva allora) che qui racconta storie di viaggiatori, vagabondi e umanità varia incontratasi per caso durante un viaggio in treno (Il treno va con i suoi vagabondi/e ogni piazza è una festa e una barracca/con mille suoni, cento ritmi e nuovi amori/e i racconti di tante storie …).

Max Manfredi, un cantautore sullo stile di Giorgio Gaber, ironico e allusivo, è l’Autore della canzone Il Treno per Kukuwok, una località inesistente, che allude invece ad un cartello sito nella stazione di Pavia, stravagante come del resto è il mondo della canzone a cui appartiene. Un lato ironico per parlare (anche) di treni e affini. Il Fischio del mio treno è il titolo di un lavoro pubblicato dal nostro Ciro Iannacone alcuni anni fa. Sin dalla copertina, raffigurante la piccola stazione ferroviaria di San Marco in Lamis vista in prospettiva dalle rotaie, il cantautore sammarchese rende omaggio, con una scrittura musicale di impostazione country ma dai sapori mediterranei, della sua terra d’origine. Un testo traboccante di nostalgia come suo stile che possiamo trovare nel brano omonimo (“Il treno era pieno, la gente rideva ma io ero solo/e intanto guardavo quella parte di me che si allontanava.”).

Vi sono pure alcuni riferimenti emozionanti che hanno colpito il nostro immaginario collettivo come per esempio la canzone Generale di Francesco De Gregori. In questo caso si tratta di una canzone contro la guerra che il cantautore romano manifesta con amarezza attraverso il racconto di un viaggio di ritorno in treno verso casa da parte di un gruppo di soldati. Oppure I treni a vapore di Fiorella Mannoia, il brano scritto da Ivano Fossati per la cantautrice romana nel 1992 è considerato uno dei testi più belli della canzone italiana. Il treno a vapore qui assume le dimensioni di una metafora della vita, il testo parla di dolore, di viaggi interiori, di sconfitte, e di stazioni “dell’anima” in senso allegorico che diventano tutti punti di svolta nella vita di ciascuno. Un testo altamente poetico che Fiorella Mannoia gli da una profondità inusuale. Di Ivano Fossati anche I treni Fantasma, scritta nel 1975, ma qui il treno è soltanto un pretesto per parlare di mare, di amori e di viaggi immaginari come d’altronde la canzone italiana ha sempre fatto quando ha voluto descrivere, con parole a volte poetiche altre volte più dirette, sicuramente con sentimento, di argomenti seducenti come treni, stazioni e viaggi, (reali o immaginari), raccontando il fascino di una vita in movimento poiché in fondo di questo poi si tratta.

Luigi Ciavarella  

Ultima modifica ilMartedì, 30 Gennaio 2018 19:15
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