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I Monoreddito interpretano i Nomadi

monoredditoTra i gruppi più compatti della scena musicale sammarchese vi sono i Monoreddito, formazione dalle caratteristiche vintage per i tanti richiami che rivolgono al passato.

Il gruppo si è formato alcuni anni fa e da allora, complice una passione per le vecchie canzoni, a volte ne registrano alcune per amici, in attesa di farle ascoltare dal vivo ad un pubblico più vasto durante le loro abituali performance che avvengono soprattutto d’estate. In genere si tratta di brani famosi provenienti dallo sconfinato universo canzonettistico degli anni 60/70 con qualche escursione anche negli anni successivi soprattutto se riguarda gruppi che non hanno mai cessato la loro attività musicale. Come per esempio i Nomadi che come tutti sappiamo continuano imperterriti la loro solerzia tra dischi nuovi e concerti memorabili, instancabili, godendo ovunque di una popolarità mai venuta meno nonostante i tanti cambi d’organico avvenuti al loro interno. Merito senz’altro di una linea melodica inconfondibile ma soprattutto per la calda voce di Augusto Daolio, il mai dimenticato cantante della band emiliana, che ci riporta d’impeto dentro un passato di cui è difficile ignorarne il peso.

Anche i Monoreddito alla pari di altri gruppi sparsi nella penisola affrontano il canzoniere dei Nomadi attraverso l’interpretazione di tredici brani che ne ripercorrono la storia. Un lavoro che avrebbe poco da invidiare al resto delle cover band se non fosse per il carattere spartano della confezione che ne limita l’attrattiva. Gli arrangiamenti, coordinati da Domenico La Sala – figura preminente della band – tratteggiano una narrazione che inizia con Tutto a posto, in apertura, per concludersi con Un pugno di sabbia, come dire due successi storici dei Nomadi da sempre nel cuore di molti fans. Nel mezzo un pugno di canzoni che sono la sintesi di un percorso che sconfina persino nel dopo Daolio, con brani altrettanto noti come Sangue al cuore, La Settima onda o Senza discutere. Gli hit importanti tuttavia ci sono tutti: dalla bella interpretazione di Ho difeso il mio amore a Io vagabondo, passando per So che mi perdonerai, Crescerai, Gli aironi neri, etc. la musica dei Nomadi viene declamata in tutta la sua bellezza, con interventi musicali molto efficaci e una voce a tratti persino emozionante. Seppure limitato dalla non eccelsa registrazione delle tracce, con poca dinamica ed un effetto “sleeping” evidente, tipici delle registrazioni casalinghe, il disco si ascolta con molto gusto. Tuttavia il gruppo (che comprende Nicola Tenace alla batteria, Giuseppe Bonfitto al basso, Giuseppe Soccio alla chitarra acustica, Angelo Parisi alla chitarra, ai già citati, Domenico La Sala alle tastiere e Luigi Nardella alla voce solista) dà prova di possedere una grande capacità di sintesi e una professionalità invidiabile, oltre a manifestare una passione verace per quegli anni indimenticabili, che ci lascia piacevolmente partecipi poiché anche noi ne subiamo il fascino.

Luigi Ciavarella

 

Ultima modifica ilVenerdì, 23 Febbraio 2018 10:08
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