Menu
 

Le suggestioni gotiche del "Segno del Comando", formazione progressive

Il-Segno-del-Comando-band-2013

Titolare di tre album dalle musicalità dark/gotiche ed elementi jazz la band genovese rappresenta la massima autorità del genere in Italia. I riferimenti cinematografici.

Nati nel 1996 con la pubblicazione dell’album omonimo, la band genovese Il Segno Del Comando indaga da subito quelle sonorità dai toni cupi e misteriosi. D’altra parte <l’intenzione del gruppo è quella di compiere un’opera di recupero delle sonorità e dei canoni estetici del passato>, come si legge nel loro sito, coinvolgendo in tal modo una moltitudine di suoni che possiamo inserirli nel contesto tardo progressivo, anche se il passato di cui essi accennano va cercato in quegli ambienti musicali gotici, malsani, avvolti nel mistero vissuti nei settanta (si ascolti in proposito Jacula, Zora, et similia, schegge di un certo suono oscuro e lacerante). Un universo impregnato di suoni decadenti spesso ispirati da film horror o storie dalle trame inquietanti, fanno da sfondo ad una vicenda che ha origini in uno sceneggiato trasmesso dalla RAI nel 1971, dai contorni gravanti di mistero, peraltro molto ben congeniati e diventato col tempo un’opera cult. Il film, interpretato da Ugo Pagliai, Massimo Girotti e da una splendida Carla Gravina nei panni di Lucia, la ragazza misteriosa che condurrà il protagonista nei vicoli di una Roma sommersa e rinascimentale, è un intrigo di colpi di scena al cardiopalmo tutto proteso alla ricerca di un mistero da risolvere. La storia narra di un giovane professore universitario inglese, tale Edward Foster, che giunge nella nostra capitale richiamato dalla lettera di un pittore (che poi si saprà morto tre secoli prima) e, soprattutto, dalla ricerca dei luoghi ispirati da un diario inedito scritto da Lord Byron nel 1817. Una trama ricca di situazioni avvincenti e una narrazione incalzante fanno dello sceneggiato un piccolo capolavoro nella storia della nostra tv. Dal lavoro televisivo verrà pubblicato in seguito anche un romanzo, elaborato, dal titolo omonimo (nel 1987) a firma Giuseppe D’Agata, che è stato lo sceneggiatore del film. Curiosamente tanto lo sceneggiato quanto il libro ottengono molto successo.

golemLa formazione genovese, che prende il nome da quel groviglio di fatti tenebrosi, produce una musica adeguata alla situazione. Un rock a tinte forti dalle caratteristiche dark con qualche attitudine jazz. Si pensi alla musica dei Goblin per esempio, i grandi artefici di colonne sonore storiche (in genere dei grandi thriller di Dario Argento) o agli album dei settanta di Antonio Bartoccetti citati sopra, anche se i paragoni lasciano il tempo che trovano pur aiutandoci a definire un suono che ha radici in questi contesti. Finora il gruppo ha pubblicato tre album più alcuni brani sparsi in varie antologie (Tu vivrai nel terrore, per esempio): il primo album Il Segno del Comando è del 1996 mentre il secondo Der Golem è del 2003 e, l’ultimo, Il volto verde, del 2013, tutti licenziati dalla Black Widow Records di Genova, la benemerita etichetta ligure specializzata in questo genere di musica. Del mazzo da citare il secondo che si ispira chiaramente al celebre romanzo gotico di Gustav Meyrink, attraverso un suono che rende al meglio certe atmosfere presenti nella narrazione fantastica del celebre romanzo dello scrittore austriaco. Una vicenda che fu anche la trasposizione di uno dei primi film realizzati in Germania nell’epoca del cinema muto (anno 1915, diretto da Paul Wegener e Henrik Galeen, che furono anche attori del film) andato quasi perduto, ambientato in una Praga oscura e melanconica sui luoghi in cui si narrano le vicende di una statua d’argilla rinvenuta durante alcuni scavi nel ghetto ebraico di Praga (Il Golem appunto) che si innamora di una fanciulla sino ad impazzire. Una strana storia che diventerà il punto d’inizio di certo cinema di stampo gotico.

Luigi CIAVARELLA

Ultima modifica ilMercoledì, 11 Aprile 2018 16:23
Torna in alto
Best gambling websites website