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"Nazz Nazz", ovvero quando il traditional diventa pop

nazznazz

Pubblicato sette anni fa, "Nazz Nazz" a modo suo fu un album rivoluzionario perché introdusse nuova energia e un senso di freschezza all'interno della canzone popolar tradizionale del nostro paese, grazie ad un pugno di ragazzi del locale Istituto liceale e alla guida fondamentale di Ciro Iannacone.

Può apparire blasfema e persino oltraggiosa da parte di un gruppo di ragazzi e ragazze, studenti del locale Istituto Superiore Pietro Giannone, questa incursione corsara nei fondali della tradizione popolare sammarchese, cosi ricca di storia da riempirci un libro (Canti popolari di San Marco in Lamis, a cura di Raffaele Cera, 1979) e divenuta nel frattempo, in tanti anni di ricerca e di approcci musicali, fonte di ispirazione di formazioni folk create sulla scia di queste melodie stupende cresciute all’ombra dei vari Celano Musica, Muntagnole e soprattutto dei Festa Farina e Folk, il gruppo che per ultimo ha saputo darle una valenza definitiva, per continuità e rispetto, nel solco della tradizione, sino ai giorni nostri, non prima di aver pubblicato, durante la loro storia, un paio di audiocassette originali e un album, nel 2007, che rimane a tutt’oggi il vertice assoluto di tutta la produzione discografica locale. 

Gli studenti del gruppo musicale dell’istituto Giannone, che hanno già pubblicato in passato un album di brani di musica pop, (Download, 2010) affrontano, in questo secondo lavoro, anche loro il tema del recupero della canzone popolare, aggiornando il catalogo su piani di lettura molto differenti dalla tradizione. Naturalmente il loro approccio è tutt’altro che rigoroso in termini ortodossi ma non per questo meno interessante sul piano dei risultati. Anzi i brani qui acquistano una freschezza sorprendente e una rinnovata energia che interagiscono sulla qualità dell’intero progetto, rinnovando oltremodo, nel segno della modernità, quel processo di revisione della canzone popolare su basi nuove e moderne, senza mai stravolgerne l’anima fondante.

L’album, che ha per titolo Nazz Nazz Canti popolari in chiave molto moderna!, consta di 11 brani, la maggior parte dei quali proveniente direttamente dal patrimonio classico musicale del paese, altri, pur essendo parte della nostra storia, non hanno finora avuto una legittimazione musicale. A ciò si aggiungano un brano di Matteo Salvatore (La bicicletta) e un curioso omaggio al suono della zampogna.

I brani classici sono La vadda de Stignano , posto in apertura, che viene qui introdotto dalle note di pianoforte di Michele Gravino, tema che riserva sempre un brivido particolare grazie anche alle voci di Sara La Porta, Alessio Lops e Luigina Daniele; La mamma de Cuncettella, che Ciro Iannacone le dà un taglio decisamente rock, gradevole ed efficace, come il brano che segue, I’me ne vaje pe d’acqua, dal retrogusto blues peraltro ben sostenuto dalle voci di Giandomenico Nardella e Arcangela Cursio, sino a Affaccete Marì forse il brano più intenso dell’album, con una buona interpretazione da parte di Donato Ugo Giuliani e Annarachele Martino su note di flauto e tastiera dalla andatura tipica della ballata folk.

Con Joje je Gnensante si entra nella natura goliardica dei ragazzi, che riportano indietro nel tempo le lancette dell’orologio,(ma non troppo poiché l’usanza non è del tutto scomparsa nel giorno di ognissanti) arrangiando il testo con un suono di fisarmonica. Suoni struggenti di sax, suonato da Giandomenico Nardella, e assecondati dalle tastiere di Michele Gravino, evocano uno dei brani più belli della nostra tradizione popolare, Ascigne, Nennella, Ascigne, brano dalle tonalità intense e notturne e con un arrangiamento memorabile. 

I restanti brani, da Voje cumpà, voje cummà, una ballata tipica del posto, però in una versione inedita e dominata dalla chitarra blues di Ciro Iannacone, dove sembrano tutti divertirsi, a la  Bicicletta del compianto cantautore di Apricena, ironica ed allusiva qui interpretata in stile country, con il contributo vocale di tutti e La jamma de jomma, altro irresistibile inno alla sana goliardia, arrangiato ai limiti dell’ hard rock, completano, insieme a una curiosa Li pecure, eseguita con la zampogna da Vincenzo Maria Tenace, e l’immortale tarantella paesana Quanna abballa lu ricce in una versione inusuale, molto suggestiva e profonda (suggellata dal vocione del Ciro!), uno degli album più originali e gustosi mai pubblicati in paese.

Un lavoro che apre prospettive nuove nei rapporti tra pop e tradizione, musiche e parole che qui convivono in uno stato di grazia apparente, considerata anche l’oculatezza della scelta dei canti che introduce una continuità salutare con le nuove generazioni, grazie soprattutto al sostegno e all’impegno profuso da Ciro Iannacone in questo progetto che lo ha curato e fatto proprio, - insieme ad un gruppo di ragazzi e ragazze eccezionali - dimostrando che si può interferire nella nostra storia musicale senza travolgerne il senso.

Luigi Ciavarella

Ultima modifica ilVenerdì, 20 Aprile 2018 11:55
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