Venerdì, Maggio 18, 2012
   
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Marco Centola

marco_centola-150x150A quasi 180 anni dalla sua nascita, Marco Centola non figura ancora tra i personaggi di rilevo della scena sammarchese nonostante sia l’unico nostro concittadino ad esser citato in testi di storia a caratura nazionale. Condensare in poche pagine quello che è stato questo personaggio ed il contributo che ha arrecato alle popolazioni garganiche e calabre nel corso della sua carica di giudice è opera ardua. Spero che queste poche righe possano servire ai miei cari concittadini a conoscere e rivalutare questa figura appartenente ad una grande famiglia della Capitanata, la famiglia Centola , che con i suoi uomini ha spesso scosso dal torpore una terra troppo assente dalle vicende nazionali che risente e paga tutt’ora una classe politica spinta più dagli interessi personali che dall’amor patrio e dal senso di appartenenza ad una terra come invece fecero i Centola nel non troppo lontano ‘800.


Marco Centola nacque a Napoli il 13 Febbraio 1827 da Ignazio e Giulia D’Ambrosio. Il padre Ignazio fu uno dei personaggi di rilievo della scena sammarchese e data la sua importanza era solito per impegni istituzionali, familiari e lavorativi recarsi nella capitale del regno Borbonico, ecco perché alcuni dei suoi figli nacquero a Napoli. Dopo aver intrapreso gli studi in Capitanata si recò nuovamente a Napoli nel 1849 dove conseguì la laurea in Giurisprudenza. Gli ambienti partenopei in quell’epoca pullulavano di personaggi colti ed efferatamente devoti alla cultura, fu così che il Centola fu trasportato da quegli ideali liberali che poi verrano fuori nel suo diario e nel discorso al plebiscito. Marco Centola sin dalla giovine età fu uomo di cultura e di spiccata sensibilità, aria che si respirava in casa Centola, e di questo gli fu dato merito dalla storia.

Dopo una breve permanenza in terra Lucana dove fu giudice regio dal 1855 fu trasferito nel 1859 a Melito dove il caso volle che facesse parte della storia. Come egli riporta nel suo diario, il 19 Agosto del 1860 in una giornata magnifica e soleggiata fu svegliato dal suo domestico di soprassalto e notò subito che stavano sbarcando i Garibaldini. Colloquiò con il colonnello Antonino Plutino che pianificava il post-sbarco e dopo un’ora invitò il Giudice Centola ad uscire con lui. Notò che i garibaldini erano sbarcati su due piroscafi,il Torino ed il Franklin e notò anche che tutti i funzionari pubblici si erano dileguati. Verso le 10 del mattino Giuseppe Garibaldi chiese di poter parlare con il giudice Centola che fu accompagnato a bordo del piroscafo Franklin dove Garibaldi si trovava, il colloquio durò ben due ore fino a quando su una barchetta insieme scesero a terra. Così riporta il giudice:”Così Garibaldi mise il piede sul regno di Napoli il mezzogiorno del 19 Agosto 1860”. Dopo altre vicende di interesse storico che qui non riporto, il Giudice si adoperò per aiutare Garibaldi ed i suoi uomini tanto che prima di congedarsi gli disse le seguenti parole:”Lei resti al suo posto. Il popolo lo vuole, il polopo l’acclama; ed il voto pubblico per me è tutto”. Oltre alle parole di circostanza, per comprendere quanto importante fu Marco Centola per la sua umanità, professionalità e per il suo enorme senso dello stato il colonnello Plutino dopo un poco di tempo riferì le seguenti parole al Centola:”Il generale si è ricordato di lei: nel darmi istruzioni circa la magistratura della provincia, mi ha detto di conservare il presidente di Melito”. Considerando che tutti i giudici regi furono deposti e sostituiti e che la commissione per la magistratura della provincia ritenne che gli spettasse una promozione perché fu “uomo giusto e civile sotto il passato governo” possiamo ben dire che questo Sammarchese entrò a far parte della storia dell’unità d’Italia non come una semplice comparsa.  A qualcuno potrebbe venire in mente di mettere in dubbio la sua professionalità dato che essendo prima di quel 19 Agosto giudice regio sotto i Borboni, dopo quella data si prodigò tanto per l’unità. Così non fu e questo è dimostrato nel suo discorso al plebiscito dove dimostra che bisogna avere un senso di attaccamento allo stato, stato Borbonico che non esisteva più e che fu sostituito da quello dei Savoia. Nell’attesa della promozione chiese di trasferirsi in quella che lui definisce “mia patria” ovvero San Marco In Lamis dove aveva famiglia e dove possedeva una cascina e dei terreni in località “Foresta” (tutt’ora sulle carte IGM si legge il suo nome in quei posti dove vi è ancora la cascina) .

Dopo aver contribuito alla storia d’Italia, Marco Centola, contribuisce alla storia di San Marco In Lamis mettendosi in primo piano contro la lotta al brigantaggio. Era il 1862 quando in dieci giorni convinse 38 briganti a consegnarsi alle autorità evitando così anche la fucilazione in piazza . Quanto riportato nei documenti dimostra che fu una operazione delicata dove il Centola si espose a non pochi rischi. Questa non fu l’unica operazione che fece da giudice di San Marco In Lamis, altre ve ne furono che qui non riporto data la minore importanza . Riporta nel suo diario che queste vicende aggravarono ulteriormente il suo stato di salute precario sin dalla fanciullezza e così si trasferì ad Apricena, dal clima mite e dall’accesso più semplice alle sue tenute, dove spesso anche gratuitamente si adoperò per difendere gente povera. (La famiglia Centola non era nuova a questi episodi, anche suo zio Donato Antonio Centola , rinomato medico di Capitanata, morì giovane per curare gratuitamente un pover uomo). Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli per tornare durante le estati nella sua San Marco. Morì solo e vedovo di Giaginta Pertosa (di Sannicandro G.co) il 25 Agosto 1899 in una casa di cura a Napoli, stringendo la mano di Rodolfo Stanziale, ragazzo povero che il Centola aiutò negli studi, considerandolo come quel figlio che non aveva mai avuto, uomo che diventò in seguito professore universitario di dermatologia e che ricordò sempre il Centola. Un ultimo gesto significativo di una persona borghese ma allo stesso tempo umile ed onesta, di un sammarchese al quale ancora oggi non è dato il giusto merito.

Per chi volesse approfondire consiglio la lettura del testo di Tommaso Nardella, “Marco Centola e lo sbarco garibaldino a Melito” o per chi volesse entrare nel merito di andare nell’Archivio di Stato di Foggia ove sono riposti ben 18 buste con 97 fascicoli sulla famiglia Centola con altre interessanti informazioni riguardanti la città di San Marco In Lamis.

Ludovico Centola

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