Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Sanità, il No del PD al piano Vendola

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Il piano: i dati in pillole

Si fa sempre più acceso il clima nella maggioranza sul piano di rientro illustrato nei giorni scorsi dal governatore Nichi Vendola. E oggi, mentre l’assessore Tommaso Fiore avvierà la discussione al tavolo tecnico con il ministero sulla bozza, il Pd riunirà parlamentari e consiglieri regionali attorno al segretario regionale per decidere la linea.

 

Linea che, per ora, sembra non corrispondere affatto a quella tracciata dal presidente della Regione.

Dopo i moniti lanciati nei giorni scorsi dai Democratici, alza il tiro anche Michele Mazzarano: «La Puglia, con il piano anti- deficit, rischia di allinearsi al modello liberista imposto dal governo, che acuisce le sofferenze umane della crisi. Puntare tutto sul taglio dell’ospedalizzazione impropria, spesso effetto di servizi inefficienti, senza aver dato vita ad un sistema organico alternativo di offerta di cura e salute, produrrà - sottolinea il consigliere del gruppo Misto - gravi violazioni dei diritti dei cittadini. Aver accantonato il piano regionale della salute che conteneva un nuovo modello di organizzazione integrata da offrire al malato in tutte le fasi della cura, sostituito da un piano di tagli che non introduce una visione nuova di sistema della salute e di welfare, rischia di diventare un vicolo cieco». 

Per l’ex segretario dei Ds quello che non ha funzionato è il metodo adottato dal governo: dopo un mese di indiscrezioni sui tagli, il confronto in extremis con la maggioranza sul piatto pronto - amaro da digerire - della cura dimagrante su ospedali e farmaci. Il tutto, questo il leit-motiv che rieccheggia tra i mal di pancia dei Democratici, senza passare dai territori, pronti a scendere in piazza se vedranno tagliarsi l’ospedale sotto casa. «Non servono tentazioni giacobine né approcci iper-realistici. Serve un opera corale e un coinvolgimento pieno di tutti gli attori istituzionali, politici e sociali. Serve - scandisce Mazzarano - un confronto e siamo ancora in tempo per farlo».

Ad infuriarsi, questa volta, è un (possibile) alleato prezioso come l’Udc, i cui numeri in Aula - qualora la manovra di rientro approntata dal governo dovesse tradursi in un piano di riordino sanitario - dovessero rivelarsi necessari. «L'assessore Fiore non ha colto la disponibilità al dialogo da parte dell’Udc, così come non ha colto il nostro modo diverso di fare opposizione e preferisce dialogare con le forze di politiche attraverso la stampa - attacca Salvatore Negro, capogruppo Udc - invece che riferire in commissione. L’assessore Fiore sta portando il piano a Roma senza passare dalla commissione: è evidente che non è stata colta la predisposizione dell’Udc a dialogare con le forze di maggioranza, così come anche con l’altra opposizione, per produrre dei risultati concreti a vantaggio del territorio e dei cittadini pugliesi. Non ci piace lo schiamazzo del Pdl, ma non ci piace neanche la mancanza di confronto con le forze della maggioranza. Prima ancora di entrare nel merito del Piano dei tagli alla sanità, contestiamo il metodo con cui l’assessore Fiore e il presidente Vendola hanno illustrato i contenuti del programma. Alla luce delle perplessità già espresse da alcuni esponenti della maggioranza - sottolinea Negro - mi sembra impensabile che il governo Vendola possa pensare di adottare un Piano che non è ampiamente condiviso». 

Toni furenti, ovviamente, dall’opposizione di centrodestra, che ha già preteso un’approfondimento in consiglio regionale e che attacca anche fuori dal palazzo. «Vendola continua a fare il furbo e non chiarisce ai pugliesi - attacca Mimmo Magistro, segretario nazionale Psdi - che i tagli alla sanità non nascono dalla manovra finanziaria di Tremonti ma sono il frutto della sua gestione dissennata e dello sforamento (per due anni consecutivi) del patto di stabilità. Oggi i cittadini pagano le conseguenze degli oltre 800 consulenti, i 2/300 co.co.co., le decine e decine di dirigenti a 120.000,00 euro l’anno: paghiamo il suo narcisismo e quello che attua, anche nel settore sanità, dove ha solo cercato di dare spazio a quanti erano allineati con le sue fabbriche».
«Appare evidente e drammatico il Piano Vendola sui tagli alla sanità. Come avevo detto in mille salse in campagna elettorale, Vendola, adesso, a urne chiuse, presenta il conto ai cittadini pugliesi - attacca da sinistra Michele Rizzi, coordinatore regionale di Alternativa comunista - ed è un conto salato. Il bisturi del duo Vendola/Fiore è pronto a colpire. Per questo, a partire dalle proteste che stanno già cominciando nelle realtà licali dove i tagli saranno più massicci, occorre un'ampia mobilitazione per bloccare questo Piano. Si taglino le convenzioni private. Vendola fa il Belusconi pugliese: lacrime e sangue e crisi fatta pagare ai più deboli».

Il piano: i dati in pillole

Il piano presentato giovedì scorso da Vendola e dall’assessore Fiore prevede:

MENO OSPEDALI - In totale 18 strutture verranno chiuse per accorpamenti in nuovi presidi o riconvertite: Torremaggiore, S. Marco in Lamis, Monte S. Angelo, Minervino, Spinazzola, Ruvo, Bitonto, Santeramo, Grumo, Rutigliano, Noci, S. Cesario, Maglie, Gagliano del capo, Poggiardo, Cisternino, Mottola e Massafra. 

MENO POSTI LETTO - Entro il 2012, in funzione degli accorpamenti di reparti, ne spariranno 2.200: 1.400 saranno aboliti nel 2010, i restanti 800 nei due anni successivi. Tagliati anche i reparti «doppione » nello stesso ospedale. 

RICETTE - Un euro su ciascuna ricetta medica, con esclusione dei pazienti affetti da malattie croniche.



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