Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Volle, sempre volle… e poliziotta diventò. Anzi ispettrice!

carfagna

Arcangela Carfagna sulle orme del questore Montesano, entrambi di Rignano Garganico

Rignano Garganico. “Volli, sempre volli, fortissimamente volli!”  E’ all’insegna del noto motto alferiano che si snoda e si caratterizza la scelta e il percorso di vita e di carriera  dell’ispettrice di polizia, Arcangela Carfagna, originaria di Rignano Garganico, alias “Balcone delle Puglie” per antonomasia. Paese dove affondano le sue radici da generazioni e generazioni.

La Carfagna appartiene alla seconda ondata della polizia al femminile, quella dove la differenza non è più una etichetta da mostrare, ma è sostanza ossia impegno  attivo nei diversi campi di lotta contro il  crimine. Anzi, l’apporto delle nuove poliziotte si rivela determinante più degli uomini sul fronte dei risultati concreti, specie quando riescono a tradurre in razionalità  positiva la loro naturale volubilità. Per saperne di più, ecco i passi salienti della sua esperienza di vita e di carriera. Primogenita di tre  fratelli e sorelle, la futura poliziotta nasce a Rignano Garganico il 26 Giugno  1962 da Vincenzo e Lucia Del Vecchio, felicemente sposati da appena un anno. Entrambi sono lavoratori della terra e figli di prima generazione della Riforma Fondiaria. La stessa che modificherà  profondamente, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso l’assetto agricolo del Tavoliere sia sul piano produttivo che degli insediamenti abitativi, con la nascita e sviluppo di una miriade di piccole proprietà contadine, alias poderi, al posto degli assolati latifondi di un tempo, per lo più coltivati a grano o utilizzati ad erbaggi per l’allevamento di  animali  di piccola o grossa taglia (ovini e caprini o bovini ed equini). Lui , all’inizio esercita l’attività lavorativa nella duplice veste di  bracciante e coltivatore diretto. Ma poi emigra per qualche anno in Germania, con l’intento di accumulare il fatidico  gruzzoletto necessario  per l’acquisto di una casa.  Lei si distingue nella mansione di massaia e madre; solo più tardi  diventerà coadiuvante, quando occorre, del marito. Come tutti i neonati d’allora, Arcangela viene alla luce in casa (quella del paese) senza problemi, grazie all’opera attenta di una mammana (levatrice) di lungo corso, come Sipontina, che a sua volta si avvale della collaborazione di alcuni familiari e delle donne del vicinato. Dopo il taglio del cordone ombelicale, i primi vagiti della neonata sono accolti dai presenti con un’ovazione corale e gioiosa : evviva è femmina! Al suo rientro dalla Germania, di lì a qualche mese, anche il padre  Vincenzo, stringendosi alla moglie e alla figlia proverà i medesimi  sentimenti di gioia e di soddisfazione per la nascita della sua prima reginetta. Così la bimba nei mesi  e negli anni a venire, accudita con amore dalla madre, crescerà graziosa, bella e soprattutto serena. A cinque anni appena compiuti la piccola fa conoscenza con la  campagna ossia il podere, dove la famiglia di lì a poco avrà fissa dimora per lungo tempo, tranne qualche breve periodo, allorché mamma Lucia tornerà in paese per lo sgravio e le prime cure degli altri figli. Il podere dei Carfagna  è ubicato a Mezzana Grande, una del contrade rurali più popolate della zona, costituita com’è da decine e decine di case coloniche allineate a dritta e a manca in senso longitudinale da Ovest ad Est lungo la S.P. 23 e da Nord a Sud lungo le rispettive strade trasversali o parallele al prima. Precisamente il fabbricato in questione si trova nella fila a destra della prima traversa che dipartendosi dalla pedegarganica incrocia a Sud  la citata 23, là dove si innesta con la S.P. per San Severo.  A poche decine di metri dal predetto luogo di fianco all’arteria si affaccia un fabbricato ad un solo piano con tre stanze  intercomunicanti, che ospita da alcuni anni la scuola elementare, di cui si dirà. I poderi sono autosufficienti in tutto sia sul piano abitativo che produttivo. Ci sono i servizi igienici, l’acqua corrente dei pozzi artesiani, l’energia elettrica, la vigna, l’orto e gli animali da cortile e più distanti gli appezzamenti coltivati a rotazione a grano o a barbabietola. Sono i tempi fiorenti del vicino Zuccherificio “Eridania” di Rignano Scalo, che ora non c’è più. Nei pressi è in servizio perfino un centralino telefonico gestito dal poderista Montesano.  La vita sociale è alquanto intensa. Spesso si organizzano all’aperto feste campagnole, accompagnate da fisarmoniche e chitarre oppure da qualche  giradischi, di quello del tipo a valigia, con musiche e canzoni dell’epoca. La domenica non manca il raduno per la Santa Messa. Solitamente la stessa è  celebrata nella medesima scuola.  Infatti, gli alunni preparano l’altare il sabato prima dell’uscita. Alcuni anni prima, invece, la sacra funzione si teneva nell’antica cappella della Masseria Cappelli e qualche volta anche all’aperto.  In paese si torna soltanto in occasione delle grandi feste: Ferragosto  San Rocco, Natale, Pasqua. Non si manca mai di andare alla Madonna di Cristo, sia nel corso del novenario che  nella festa vera e propria. La stessa si celebra il Martedì in Albis. Per i contadini è questa la  ricorrenza sacra più grande e sentita, in quanto la Vergine per secoli e secoli è venerata come protettrice dei campi. E’ in questo ambiente che si consuma e si evolve  la fanciullezza ed adolescenza della futura poliziotta. Ma riprendiamo il discorso cronologico. Dai sei ai sette anni ella  frequenta la  prima e parte della seconda classe delle  elementari, a Rignano,  Di questo periodo le rimane fissa bene in mente  la figura del suo primo maestro, Don Matteo Lambriola. Fino allora crede che i preti operino solo nelle funzioni religiose. Dopo di che,  trasferitasi stabilmente la famiglia al podere, Arcangela è costretta a proseguire gli studi elementari, seconda e terza elementare, nella vicina scuola rurale di cui si è fatto cenno, per poi proseguire la quarta (maestro LAMBRIOLA) e quinta elementare a Rignano (maestro VILLANI).  In campagna ha due insegnanti: una proveniente da Foggia, di cui non rammenta più il nome, e l’altro da San Marco in Lamis. Si tratta di Pietro Villani. Arcangela lo ricorda con piacere,  in quanto egli si fa volere molto bene dalle famiglie interessate, perché è lui a prelevare o a riportare a destinazione i loro figli, stipandoli  nella sua Fiat 600. E’ quanto accade puntualmente  ogni giorno  durante il tragitto da casa a scuola e viceversa. La nostra protagonista frequenta le Medie in paese. Le stesse sono ospitate nel fabbricato dei Fiore in Via Verdi. Al termine, istituito nel frattempo il servizio pubblico di linea Sita tra campagna e Foggia, la giovane  ha la possibilità di iscriversi e frequentare l’Istituto Tecnico Commerciale “Rosati”. Nel 1982 si diploma e mette subito a frutto il titolo conseguito. Lavora per qualche anno prima presso uno studio commerciale del Capoluogo e successivamente presso quello della filiale a San Giovanni Rotondo. Non è soddisfatta, si guadagna troppo poco e si sente sfruttata. Stanca e sfiduciata,  ad un certo punto butta la spugna ed emigra in quel di Milano. Qui dopo un breve periodo trascorso in un ufficio  commerciale a Monza, viene selezionata tramite un annuncio apparso su Sole 24 ore, da una avviata ditta di Cusano Milanino (MI). Finalmente ha la sua vera sistemazione autonoma. Lo stipendio è buono e può permettersi di avere una casa tutta per sé nella zona centrale. Ma il suo destino non è questo. Nel 1985 partecipa al concorso selettivo di arruolamento nella Polizia di Stato, tenutosi a Foggia.  Lo supera brillantemente, ma il risultato si saprà solo nel 1989, allorché la troviamo a Trieste, dove per sei mesi di fila  frequenta il 116 corso Allievi Agenti, .assieme a circa 800 commilitoni, di cui un terzo in gonnella. Nel 1990 la si rivede in servizio come poliziotta presso la Stazione di Milano. Tre  anni dopo sposa  Adolfo, suo compagno di corso, con il quale dividerà con una sottesa ed amorevole differenza, oltre alle gioie familiari anche i successi nella carriera. La coppia si stabilisce a Nova Milanese. Due anni dopo, avendo acquistato una casa tutta per loro, la stessa dove abitano attualmente, si stabiliscono a Castelletto di Branduzzo nell’interland pavese.  Qui seguitano  il servizio nel reparto  delle volanti. Nel  1995, dopo aver superato brillantemente il concorso, frequentano a Brescia. presso la Scuola di Polizia Giudiziaria,   l’apposito corso per Ispettori, ottenendo la promozione a distanza di pochi mesi da  quella del marito.  Intanto, nasce il loro primo ed unico figlio, e la loro felicità è alle stelle. Come spesso accade tra le forze dell’ordine ad ogni aumento di grado segue  sempre un trasferimento. Accade anche per loro. Cosicché nel giro di poco tempo ritroviamo entrambi a prestare servizio in provincia di Pavia: lui presso il Commissariato e Lei presso la Questura di Pavia con l’incarico di capo turno presso la Squadra Volante. Per gli incarichi ricoperti presso la Questura di Pavia, viene trasferita d’Ufficio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura  della Repubblica di Voghera, dove attualmente è responsabile. Sono ancora lì, anche se il loro nido resiste a Castelletto, luogo che considerano  come seconda patria e dove amano trascorrere i momenti più felici della loro privacy accanto al loro unico figlio  Ma non per questo la loro voglia di andare avanti  viene meno,. Anzi in lei rimane pressoché inalterata, come il primo giorno. Infatti, sta per ottenere la laurea specialistica in Scienze Politiche in quel di Roma, dopo aver ottenuto anni addietro la “triennale” a Perugia. Vuole ad ogni costo emulare un suo illustre compaesano, Giuseppe Montesano, il noto questore e poi prefetto che ispirò con le sue brillanti azioni la “Donna della Domenica” di Fruttero e Lucentini e l’omonimo film con Marcello Mastroianni. Forse solo allora si sentirà per davvero realizzata. A suo dire, tutto quello che ha raggiunto finora non è frutto di fortuna o di qualche spintarella, ma di perseveranza e di tenacia. Ed è questo il messaggio che lei intende lanciare alle nuove generazione, a cominciare dal figlio ormai quindicenne. Ad Maiora!


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