Martedì, Maggio 21, 2013
   
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Il nostro “amato bene”

(ovvero: la visione femminile delle cose) racconto estivo –seconda parte

La Cena- I nostri tre “chef”, dopo aver tracannato l’aperitivo, si richiudono in cucina e danno il via a quella che già definivano: “Una cena da favola”! Carlo, da bravo padrone di casa,  apre il grosso ricettario di Alessandra e cerca l’ispirazione per dare sfogo al suo genio creativo-culinario.

“Ho trovato! Grida soddisfatto. Prepariamo la Paella! Sai che figurone!” E, poggiando il librone quasi verticale sul bordo di un pentolino, legge, con una serietà quasi sacerdotale, con occhiate rapide, il ricettario che sembra un messale.

Salvatore, più pratico, dice sarcastico: “Ma abbiamo tutti gli ingredienti?”

Carlo risponde sicuro di sé: “Li troviamo, li troviamo. Alessandra fa sempre la spesa in abbondanza, anzi, compra anche quello che non ci serve!” (la cosa non era poi tanto vera… ndr.) Nella visione economica di Carlo il necessario era fatto solo di scatolette: dal tonno ai fagioli, dal mais ai filetti di acciughe, dai crauti in salamoia alle noccioline, salate e non, anacardi, pistacchi, bruscolini, senza tralasciare, mai, una busta grande di patatine fritte e una di pop corn da sgranocchiare durante le partite di calcio. Tutto il resto era superfluo.

Silvio che per lavoro gira il mondo e ruba con lo sguardo ogni dettaglio su ogni tavola imbandita in famosi ristoranti, dice spavaldo: “Ragà’, alla tavola ci penso io. Vedrete che effetto!”  Calandosi pienamente nel suo ruolo di esteta-architetto, comincia a fare la spola tra tavolo del salotto e cucina e, con quel suo grembiulino tempestato di frutta colorata, alto e magro, sculettando e tenendo il mento più in alto della prima vertebra cervicale, con una mano morbida all’altezza del pettorale, sembra più una “Velina” intenta nello “stacchetto” che un macho impegnato ad apparecchiare la tavola.

Rosa, con la coda dell’occhio, seduta in salotto, lo guarda perplessa. Non lo aveva mai visto camminare in quel modo! “Ma c’è o ce fa!” Pensa.

Salvatore, uomo dalla indiscussa manualità, prepara il secondo piatto partendo da un rigido codice maschile: mettere in tavola tutto quello che c’è in frigo e nella dispensa. Basta ridurre tutto in un trito piccolissimo per fondere gli ingredienti (o per confonderli? ndr.)

Con delle forbici strane rimediate in un cassetto  – avevano non due lame  ma ben cinque paia di lame – inizia a far cadere in una ciotolona – noi donne la chiamiamo insalatiera – pezzettini tritati finemente da quelle meravigliose forbici di: Rucola, Würstel, un po’ di caciotta fresca, lattughina da taglio, cipolletta, aglio – quello non guasta mai – erba cipollina e basilico trovati fra gli odori, peperone rosso – aveva letto un giorno che contiene molta vitamina C – qualche fagiolino crudo “Tanto non lo sentono neanche e arricchisce il piatto”, un cucchiaio di maionese, un cucchiaino di Ketchup piccante – afrodisiaco – secondo il suo parere, pomodori minuzzati, cetrioli minuzzati, zucchine minuzzate, spinaci crudi, e alla fine, soddisfatto, condisce il tutto con olio a profusione, aceto e sale assaggiando di continuo quella sorta di poltiglia. Poi la fa assaggiare a Carlo che si complimenta per l’ottimo contorno. “Come contorno!” dice Salvatore con disappunto. “Questo è il secondo piatto ed è pure Completo!”. Ma, riflettendo si rende conto che forse è  meglio preparare anche una frittatina, “Ho visto tante uova in frigo”.

Le tre donne, in salotto, stando sedute quasi sulla schiena sul morbidissimo divano di ultima generazione, bello e scomodissimo, altro acquisto poco oculato di Alessandra, guardano ora un film alquanto piccante – colpa dell’aperitivo? – con Jean-Claude Van Damme che mostra un tonicissimo fondoschiena e una muscolatura armoniosa e che fa pensare ad abbracci infuocati e poderosi stuzzicando quella voglia – celata malamente dalle donne - di essere strapazzate.

Risatine e  commenti insospettabili arrivano all’orecchio di Silvio, che intanto va avanti e indietro per apparecchiare. “Hai capito! E poi saremmo noi che parliamo sempre di donne!”  “ Noi di là abbiamo troppo da fare per parlare di tette e cosce affusolate! Preparare una cena è una cosa molto impegnativa e seria.”

Intanto Carlo scopre con piacere che nel surgelatore ci sono due buste di Paella già bella e pronta, uno dei suoi acquisti dimenticati, e pensa: “ Ma sì, che perdo tempo a preparala io! Questa è buonissima e fa scena ugualmente, solo dirò che l’ho preparata io”…

Mette sul fuoco la padella larga e vi rovescia dentro le due buste di “Pronto in Tavola” di paella, senza badare alle istruzioni che richiedevano l’aggiunta di altre cose indispensabili come l’olio e altro, copre il tutto e va a riporre quel ricettario talmente difficile da decifrare che sembra il Codice Da Vinci, a suo parere. “Ma che vuol dire: una presina di sale? Un’ombra di cognac? Valle a capire ‘ste cose!” Però poi gli cade l’occhio sulla mensolina ad angolo carica di una decina di vasetti di spezie… “Ecco, un po’ di spezie occorrono” pensa illuminato. Una per volta le mette quasi tutte: noce moscata, cannella, peperoncino, semi di finocchio, zenzero, una punta di zafferano è il tocco magico, i chiodi di garofano è meglio di no, si vedono.

Dopo una bella rimestata, copre la padella poi,  esausto e sudato marcio, si siede sbilenco su una sedia sorseggiando un goccio di vinello bianco fresco.

Sull’altro fuoco la frittata di Salvatore più che dorata sta diventando abbrustolita, Salvatore, mentre le uova  - e basta – appena mescolate cuocevano, con stile tutto maschile si è concesso una birretta per smorzare la fatica di tanta preparazione.

Si rende conto, per caso, che deve girare la frittata, e con un colpo da maestro, fa saltare per aria – sic! – le povere uova strapazzate che immancabilmente finiscono sui fornelli. Rimedia subito raccogliendo, saltellando per l’elevata temperatura, il tutto e rimettendolo sul fuoco “Ora non c’è più bisogno di girarla, l’ho gia fatto”, pensa alquanto sollevato e intanto si guarda le mani piene di piccole ustioni fatte dall’olio e dai pezzetti di frittata bollente, le infila sotto l’acqua fresca del rubinetto, “Però, caspita come brucia!”

Sulla tavola apparecchiata con una tovaglia candida, di lino! Mai messa perché poi, chi la stira?  Ci sono i piatti col giro dorato e un fiorellino rosso, i più belli ricevuti.

I bicchieri di cristallo che brillano come diamanti sfaccettati, i tovaglioli – scelti di carta, perché più igienici - piegati in modo strano e forse mal riuscito, infilati nel bicchiere da vino che si sentono un po’ a disagio su quella tovaglia importante, le posate messe a scaletta: tre forchette, due cucchiai, due coltelli, mezzi cucchiai da dolce, coltellino e forchettina da frutta. L’unico problema è che forse mancano il dolce e la macedonia… Ma, volendoci passare sopra, è una tavola da “Gattopardo”!

Silvio è più che soddisfatto… Porta il vino rosso per il secondo e quello bianco che con la paella sposa benissimo…

continua domani con: La cena è servita

Anna Siani


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