
C’era una volta una donna incinta che era andata ad attingere l’acqua al pozzo. Dopo aver riempito la conca, cercava qualcuno che l’aiutasse a mettersela in testa, ma, non passando nessuno di là, dopo aver aspettato per un bel po’ di tempo, disperata disse:
- Madonna, non passa manche nu diavele!
Subito dopo vide un giovane al quale chiese:
- Bèlliggió’, m’ada ajjutà a ppónneme la conca?
Il giovane si mostrò subito disponibile, però le disse:
- Sscì’, però tu mm’ada dà quidde che ppurte ‘nnante.
La donna rispose di sì, anche perché pensava che il giovane avrebbe dimenticato la promessa.
La donna partorì ed ebbe un bel bambino. Quando questi si fece grandicello, incontrò il giovane che gli disse:
- Recòrda a mmàmmeta la preméssa.
Il ragazzo, quando andò a casa, riferì tutto alla mamma che gli disse di rispondere:
- N’ata vota.
E tutte le volte che il ragazzo incontrava il giovane, gli riferiva ciò che la mamma gli aveva detto.
Quando il ragazzo divenne giovane incontrò di nuovo l’uomo che gli diede sempre lo stesso incarico, ma questa volta la mamma, convinta che il figlio si sarebbe saputo difendere da solo, gli disse di rispondere:
- Va bbone, pìgghieme!
L’uomo lo prese immediatamente con sé e lo portò all’inferno. I diavoli, appena lo videro, gli fecero una grande festa. Il giovane, che aveva portato con sé il maialino e un cerchio di ferro a cui era legato un bastone, cominciò a farlo girare e colpì tutti i diavoli, che, dopo aver visto che il nuovo arrivato era più diavolo di loro, lo cacciarono.
Il giovane andò via, però dopo poco si accorse di aver lasciato il maialino nell’inferno, ritornò indietro e lo riebbe bicolore poichè una metà del corpo era già bruciata.
Questo è il motivo per cui S. Antonio Abate è raffigurato con un maialino bicolore. (Maria La Sala)
Il giorno di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), in quasi tutti i paesi del Gargano, inizia ufficialmente il Carnevale. In questo stesso giorno a San Marco in Lamis i bambini nel passato erano soliti scavare con le manine per terra alla ricerca di pezzi di carbone. A Mattinata in tale giorno “usavasi mangiare pancotto con pane conservato dal Natale.” (S. Prencipe)
La stessa usanza era presente a Monte Sant’Angelo.
A Sannicandro Garganico verso l’imbrunire si accendono in tutti i quartieri ‘i fuochi’ (falò) che poi saranno ripetuti la sera del 20 gennaio, festa di San Sebastiano, e la sera del 3 febbraio, festa di San Biagio.
“I diversi rioni fanno a gara nell’accendere il fuoco più bello.
Mentre brucia la legna, si arrostiscono fave e ceci ‘a la marina’, vale a dire nella sabbia di mare resa infuocata, che poi vengono gustati assieme alle salsicce e a un buon bicchiere di vino locale.
Al termine della cerimonia ogni persona prende una pala di brace e la porta in casa in segno di devozione. La cenere che se ne otterrà sarà sparsa nei campi perché siano preservati dal cattivo tempo e da ogni altra intemperia e possano quindi dare dei buoni raccolti.” (Isabella Gualano)




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