Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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TORRE MILETO nella "Top Five" nazionale degli ecomostri da abbattere immediatamente

torre_miletoSalcuni: "Demolire le villette illegali di Sindaci ed ex assessori è la parola d'ordine!"

Partita ufficialmente da Rodi Garganico (Fg – in area Parco del Gargano) la tappa pugliese di Goletta Verde di Legambiente, per denunciare due dei pericoli più gravi che starebbero per minacciare il mare e le coste del Gargano: il cemento illegale sul demanio marittimo, da un lato, e le trivellazioni off-shore di petrolio dall'altro.

IL PROBLEMA ABUSIVISMO – In Italia, infatti, l’abusivismo edilizio continua a “risucchiare un pezzo di costa dietro l’altro”, alimentato dai tre condoni edilizi varati fino ad oggi e dall’effetto annuncio di un quarto ipotizzato nelle ultime settimane dal governo Berlusconi. Anche nell’ultimo anno si sono moltiplicati casi di cronaca riguardanti la costruzione di immobili, anche di lusso, completamente abusivi a due passi da mare. E il fenomeno riguarda sempre di più le aree di maggior pregio.

IL CASO DI TORRE MILETO – Esemplare è la storia del Villaggio di Torre Mileto, in provincia di Foggia, che sorge a ridosso del Parco Nazionale del Gargano. Un caso di cemento abusivo sul demanio così eclatante e devastante da essere stato inserito nella Top Five nazionale degli ecomostri da abbattere con urgenza stilata da Legambiente. Una priorità nazionale quella del Villaggio di Torre Mileto che, insieme all’albergo di Alimuri a Vico Equense (Na), alle palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), alla Palafitta nel mare di Falerna (Cz) e Pizzo Sella, la cosiddetta “collina del disonore” alle porte di Palermo, fa parte della lista dei cinque ecomostri che Legambiente ha scelto come simbolo dello scempio edilizio sulle coste italiane e della colpevole negligenza degli amministratori locali che non provvedono alle demolizioni dei manufatti abusivi.

“LE VILLETTE ILLEGALI DI SINDACI ED EX ASSESSORI” –Torre Mileto, dagli anni ‘70 sorge – e resiste – un villaggio costiero interamente abusivo, che si estende per una decina di chilometri di lunghezza nella fascia di terra che separa il lago di Lesina dal mare. Il lago da una parte, il mare dall’altra, in mezzo una cerniera di cemento illegale: 2.800 orribili case abusive, costruite sulla sabbia e senza fondamenta, una cittadella la cui toponomastica sarebbe stata suggerita “dalla fantasia” e segnata “con il pennarello su cartelli improvvisati, senza rete fognaria e senza allacci“: è questa la vicenda tutta italiana di abusivismo diffuso sul mare di Lesina. Dove le “villette illegali” se le sarebbero “costruite anche ex sindaci e assessori”. Una “vergogna collettiva” che Legambiente denuncia da decenni e su cui “non ha intenzione di abbassare la voce”. “Le case di Torre Mileto vanno abbattute, per ripristinare la legalità e restituire finalmente al territorio e ai cittadini un lembo di costa bellissimo”. L’anno scorso la Regione Puglia, nell’ambito del Piano d’intervento di recupero territoriale (Pirt), ha approvato una delibera per l’abbattimento di una parte di queste costruzioni, circa 800. Si tratta principalmente di quelle abbandonate da tempo e di cui solo la salsedine si sta prendendo cura. “Ma prima di mettere in moto le ruspe occorrono le contro deduzioni del Comune di Lesina”.

FRANCO SALCUNI: IL COMUNE E’ STATO INFORMATO – “Per sollecitare l’Amministrazione a dar seguito alle richieste della Regione e quindi a procedere alle demolizioni e al recupero ambientale dell’area – spiega Franco Salcuni della Segreteria regionale di Legambiente Puglia – un anno fa Legambiente ha inviato una lettera aperta al Comune. Stessa missiva è stata mandata anche alle altre 4 Amministrazioni comunali che ospitano la cosiddetta Top Five degli ecomostri, per chiederne la rapida demolizione. Ad oggi il comune di Lesina è stato l’unico a rispondere, condividendo, almeno a parole, le stesse richieste della nostra associazione. Aspettiamo però che il Comune concluda i passaggi amministrativi e dia finalmente seguito agli abbattimenti annunciati. Demolire è infatti la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste“.