Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Pomodori e veleni: tutto nella stessa terra

discaricaFOGGIA. Poco oltre il segnale che sancisce il divieto, ecco che comincia lo spettacolo. Un chilometro denso di mattoni e residui dell'attività edilizia, che si somma a rifiuti di ogni genere. Scatole e scatole di prodotti chimici, i più pericolosi, con una croce nera che ne segna l'alta pericolosità per l'ambiente. Un vero e proprio veleno. Ma la lingua di terra corre accanto ad un campo di pomodori: parte stretta, dalla complanare di via Lucera e si allunga e si allarga fino al cavalcavia. Eccoli qua. Pomodori San Marzano.

L'oro rosso di Capitanata che ha fatto tanti schiavi e l'acqua che lo irriga convivono con quelli che per alcuni rappresentano un altro tesoro. I rifiuti. La spazzatura. Con l'immondizia ci si può arricchire, sporcare le mani, ma anche infettare una città. Qui è come se si fosse diffuso un virus difficile da debellare. Un virus per il quale l'antidoto non si trova. Difficile capire da dove iniziare e dove fermarsi per raccontare. Un altro cartello. Foggia. E un altro spettacolo che comincia. Questo è un ingresso della città. Montagne e cataste ovunque. Dalla spazzatura più semplice, quella dei sacchetti prodotti dalle case e dalle famiglie, ai rifiuti delle attività commerciali, come cartoni e imballaggi. Dalle case escono anche mobili ed elettrodomestici fuori uso. E via Lecce sembra una nuova isola, spettrale. Dove convivono residenti che si indignano e cittadini poco puliti ed educati. Hanno fatto di questo angolo di strada un'isola, che di ecologico ha ben poco. C'è chi lascia e chi prende e così arredi vari si alternano. Quelle vere, di isole ecologiche, come questa, si sono arrese al destino di una città alla deriva. Una. Una per tutte. Spazzatura dappertutto. E spazzatura anche lungo la strada che ci porta sotto l'abitazione del primo cittadino. Anche qui, di pulito è rimasto ben poco.