Lunedì, Maggio 20, 2013
   
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Tutelare il mare è dovere di tutti

tremiti_nopetrolio1TREMITI – Nient’affatto virtuale e poco compiacente rispetto alle furbizie di chi cerca di  cavalcare l’onda della protesta ai fini del consenso politico, prosegue e si organizza la battaglia delle associazioni contro le trivellazioni al largo delle Tremiti. Dopo la grande manifestazione di  Termoli del 7 maggio scorso, cui hanno aderito 289 associazioni provenienti dalle quattro regioni interessate (Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata)

(segue...) che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti delle rispettive istituzioni locali, politici, scuole, rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori che operano nel turismo e nella pesca e di vari organi di informazione, la mobilitazione della società civile non si arresta e si struttura per dare vita ad un movimento diffuso che coinvolga tutte le popolazioni che si affacciano sull’Adriatico (da estendere anche alle popolazioni dell’altra sponda dell'adriatico e a quelle dello Ionio), per la tutela dell’ambiente marino da qualsiasi tipo di aggressione. Idea che ha preso corpo nell’incontro presso l’isola di San Domino alle Tremiti (luogo simbolo della protesta anti-trivellazioni) dove si sono riuniti i rappresentanti delle associazioni più attive, con la proposta di costituzione di una rete stabile e l’adesione ad un “manifesto” delle associazioni che fissa l’impegno di tutti gli aderenti a portare avanti ogni iniziativa utile a sensibilizzare le popolazioni sul tema: dalla prosecuzione della raccolta di firme per la proposta di candidatura all’Unesco “Adriatico bene dell’umanità” (che conta già migliaia di adesioni), alla creazione di un logo identificativo della protesta da portare ad ogni manifestazione ed evento pubblico in programmazione nei prossimi mesi, a cominciare dai festival del consorzio 5F.S.S. (Carpino, Apricena, Monte ed Orsara), all’organizzazione ed adesione a manifestazioni in Abruzzo (anche in segno di protesta nei confronti della Regione che ha deciso di non ricorrere al Tar, diversamente dalla regione Puglia, dalla provincia di Foggia e da vari comuni del circondario), fino alla proposta di spostare la protesta a Roma, sotto la sede del ministero dell'ambiente . Obiettivi della rete di associazioni, riportate nel documento in via di sottoscrizione, sono: “mettere in atto azioni di contrasto alle attività di ricerca, prospezione e di estrazione di idrocarburi; realizzazione di azioni congiunte per la divulgazione di problemi causati dal degrado del “sistema Adriatico”; delineare le misure da adottare in sede locale, nazionale ed europea in relazione alla difesa e allo sviluppo sostenibile del mare e delle coste, dirette nell’immediato a limitare e sventare i danni irrimediabili dovuti a mutamenti climatici, ad erosione dei litorali, ai pesi urbanistici sui litorali, ad alterazioni ambientali, ad inquinamenti del mare, a sfruttamento, impianti e perforazioni petrolifere in mare e su terra ferma, a sversamenti di rifiuti tossici, uso e deposito di materiali radioattivi sui fondali e sulle piattaforme, traffico e scarico di “navi dei veleni” e dirette in futuro allo sviluppo del potenziale delle economie sane del ‘territorio adriatico’ rispetto ai settori della pesca, del turismo, dei servizi, tour operator, trasporti e delle energie rinnovabili”. Un passo importante, che non incarna solo la fase due della protesta anti-trivellazioni, ma che va’ molto oltre e testimonia di una nuova consapevolezza della società civile rispetto alla necessità di mobilitazione in prima persona sui temi di importanza strategica per il destino del territorio e la necessità di pensare a modelli di sviluppo sostenibili dal punto di vista ambientale. Una battaglia di civiltà, senza colori ed appartenenze, quella delle associaizoni che chiedono alla politica e alle istituzioni di fare la propria parte, ma di agire nelle sedi e con gli strumenti che sono loro propri, per una battaglia che li possa vedere uniti, ma su livelli di intervento diversi, scongiurando le facili strumentalizzazioni di chi, da una parte vorrebbe accodarsi alla scia, e dall'altra bollare il movimento con etichette politiche, banalizzandone la dimensione e la forza.

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