Ambiente e Sicurezza
Dolmen e Menhir, i progetti per il futuro

A completamento della serie di articoli pubblicati dalla nostra testata sulle scoperte archeologiche effettuate dall’architetto Raffaele Renzulli in zona valle Spadella presso Monte Sant’Angelo, è giunto il momento di tirare le somme del lavoro cominciato dall’architetto beneventano anni fa, nel tentativo di coinvolgere l’amministrazione comunale della città micaelica in un progetto di valorizzazione del sito dolmenico
(...segue) e nello stesso tempo nella speranza di sensibilizzare la Sovrintendenza ai beni archeologici della Puglia affinché proceda all’apposizione del vincolo di inedificabilità sull’intera zona dove sorgono i dolmen e i menhir risalenti molto probabilmente all’epoca neolitica, proprio come i megaliti di Stonehenge in Inghilterra o come le cosiddette Tombe dei Giganti in Sardegna presso la cittadina di Tempio Pausania.
In effetti come i megaliti di Stonehenge e di Tempio Pausania l’elemento che accomuna questi siti megalitici preistorici sembra essere proprio il sole ovvero l’entità divina cui erano rivolti i riti cultuali che si svolgevano anche sulla montagna sacra garganica già in età protostorica.
Osservando infatti ripetutamente i dolmen del sito megalitico di Valle Spadella si nota una caratteristica interessante e decisiva per decifrare il significato di questi monumenti megalitici, tra i quali spicca un grande dolmen dotato di una sorta di disco che è l’unico elemento del megalite interamente e costantemente illuminato dai raggi del sole, essendo orientato a sud, dalle prime luci dell’alba e per tutto l’arco della giornata, l’unica parte del dolmen che intercetta gli ultimi raggi del sole al tramonto mentre tutta la vallata sottostante e lo stesso megalite su cui è posizionato il disco vengono avvolti nell’ombra.
Acclarato dunque che i dolmen di Valle Spadella erano in stretta relazione con il ciclo del sole resta da definire la datazione precisa del sito dolmenico che solo un chiaro ed ufficiale pronunciamento della Sovrintendenza potrà chiarire definitivamente, anche se lo stesso architetto Renzulli, originario di Monte Sant’Angelo ma residente a Benevento da molti anni, ha adombrato l’ipotesi che si possa trattare di un sito dolmenico di età neolitica.
“Alla fine del lavoro di ricerca che ho condotto in questi quattordici anni di studi ed osservazioni – confessa l’architetto Raffaele Renzulli a L’Attacco – occorre ora individuare con esattezza l’epoca del sito megalitico di valle Spadella, un compito che spetta alla Sovrintendenza regionale ai Beni archeologici, l’ente deputato anche ad apporre il vincolo di inedificabilità e di protezione del sito in questione.
Mi sembra importante, inoltre, - aggiunge sempre l’architetto Renzulli – far rilevare come un pronunciamento ufficiale della Sovrintendenza possa fugare gli ultimi dubbi sull’attendibilità delle ipotesi da me formulate in merito sia alla funzione dei megaliti di Valle Spadella sia alla autenticità del sito in questione, per acclarare una volta per tutte che si tratta di
un’area di rilievo archeologico e di interesse storico tale da dover essere protetta dalla Sovrintendenza e magari tutelata fra qualche tempo anche da organismi di livello superiore come è accaduto con il santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo entrato a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco”.
Secondo l’architetto Renzulli, al momento, occorre realizzare però due condizioni: un maggior coinvolgimento dell’amministrazione comunale che ha già informato la Sovrintendenza della presenza di un sito dolmenico nel suo territorio ed infine trovare la copertura finanziaria per salvaguardare i dolmen e i menhir di valle Spadella. L’assessore alla cultura del comune di Monte Sant’Angelo, Giovanni Granatiero, ha assicurato dal canto suo che l’amministrazione comunale ha già inviato una missiva alla Sovrintendenza regionale ai beni archeologici affinché vengano tutelati sia i dolmen di Valle Spadella che gli eremi di Pulsano.
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