Giovedì, Luglio 29, 2010
   
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I capodogli del Gargano - Le relazioni del WWF

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E’ domenica e sulla spiaggia di Foce Varano c’è molta gente a passeggiare. Non è una domenica d’estate, ma una triste domenica di inverno, con un cielo cupo, di nuvoloni carichi di pioggia. Anziani a braccetto, ragazzi con iPod, mamme con le carrozzine. Dal Km 37 a guardare verso la Foce sembra una interminabile processione. Ma dove va tutta questa gente? Va ad osservare i Capodogli.

Ben 7 arenati nella giornata di giovedì 10 dicembre. Sono curiosi e interessati. Vedere da vicino uno dei più grandi mammiferi della terra non è cosa di tutti i giorni. I volti però sono tristi e i commenti superflui. Tra i cetacei sono tra i più difficili da osservare, soprattutto per le loro caratteristiche alimentari. Non sono misticeti, ossia dotati di fanoni con cui catturano krill ed altri animali di piccole dimensioni. Sono odontoceti con una mandibola a forma di motosega, contornata da aguzzi denti. La loro alimentazione è costituita soprattutto di calamari, che arrivano a catturare fino a 600 metri di profondità. Quindi è quasi impossibile avvistarli dalla costa come avviene per tanti altri cetacei. Alcune specie di balene hanno addirittura fatto la fortuna di alcune località, ormai famosissime in tutto il mondo per il whalewatching, come Hermanus in Sud Africa o Cabo San Lucas in Messico, Tofino in British Columbia - Canada e lungo le coste del Madagascar e dell’Argentina.  Per tutti i cetacei attraversare il globo da un polo all’altro, per alimentarsi o per partorire è un fatto di ordinaria amministrazione, trovarseli in mediterraneo non è cosa di tutti i giorni. Ma addirittura in Adriatico è fatto davvero eccezionale e, poi con un bel gruppo di 7. E’ triste pensare che dopo tante traversate e immersioni siano capitati a morire proprio sulle spiagge del Gargano. E qui sorgono tanti interrogativi. Perché si sono arenati? Perché proprio qui? C’è chi parla di esercitazioni militari che abbiano disturbato i campi magnetici preesistenti. Ma forse la risposta può essere molto più semplice. Un errore di rotta del capo branco, disorientato dal forte mare mosso di quei giorni, può aver condotto il gruppo in acque basse, da cui è stato poi impossibile recuperare le profondità necessarie per mettersi in salvo. Ormai debilitati dal mal tempo e dalla fame, e soprattutto disorientati in un ambiente sconosciuto quale quello delle acque basse, erano condannati a morte.  La constatazione di essere giunti in un tratto di mare dove sotto il loro ventre non c’era più acqua ma sabbia, un elemento a loro probabilmente ignoto, li ha condotti a stabilire, istintivamente, di essere arrivati al capolinea. Per gli animali selvatici (questo accadeva anche per le tribù primitive) uno stato di costrizione, anche se occasionale e provvisorio, viene interpretato come “per sempre”. Quindi subentra una automatica ed istintiva resa di fronte ad una situazione di ostacolo che viene interpretata come insormontabile. E si lasciano morire. Per lo spiaggiamento, l’azione dell’uomo moderno potrebbe come non potrebbe aver inciso sulla deviazione di rotta. Le ipotesi enunciate sono diverse e si possono così sintetizzare:

    • Variazioni del campo magnetico a causa di  potenti apparecchiature sonar utilizzate da grandi navi mercantili e militari nonché per le esplorazioni petrolifere;

    • Ingestione di sacchi di plastica (senz’altro centinaia di km prima dello spiaggiamento) ed altri rifiuti che hanno provocato il blocco di alcune  funzioni fisiologiche di organi vitali;

    • Mare in burrasca che ha dirottato i cetacei verso i bassi fondali del Gargano nord;

 

Secondo il mio modesto parere, vi potrebbe essere sicuramente aggiunta un’altra ipotesi: la variazione delle correnti marine, simili ad autostrade,  causata dei mutamenti climatici. Ma io non sono uno scienziato e lascio la parola ai più accreditati climatologi.  Quindi è più plausibile parlare di  una serie di concause, tutte quelle citate messe insieme, che hanno condotto i capodogli in Adriatico e quindi sulle coste del Gargano. Sicuramente, questi animali, oggi, sono costretti a vivere in un mare sempre più carico di pericoli, in un ambiente sempre meno naturale. Si pensi alle centinaia di migliaia di navi che solcano ogni giorno gli oceani, e le centinaia di petroliere il mediterraneo, e ai loro scarichi di residui leciti e non leciti, ai fiumi di immondizie trasportati dalle correnti marine. I capodogli oltre a calamari hanno nella loro dieta, pur se occasionalmente, anche meduse ed altri animali marini. Non è una favola il fatto che nello stomaco di tartarughe, delfini e balene si trovano tutti gli imballaggi possibili ed immaginabili. Purtroppo ciò è stato constatato anche nei nostri capodogli. Esperti di diversi centri di ricerca hanno sezionato alcuni capodogli per effettuare le analisi di rito. Nei loro tessuti si trova di tutto, perfino il DDT in disuso da decenni. Nei nostri, ho potuto constatare e toccare in presenza di amici che dallo stomaco di un esemplare di circa 9 metri  è stato parzialmente estratto (in parte penzolava ancora dallo stomaco) un enorme telo di plastica nera (sembrerebbe un sacco di polietilene di colore nero per le immondizie) unitamente a grossi frammenti di retine metalliche (simili alle zanzariere) e altro materiale vario di  plastica. Era uno spettacolo sicuramente triste e macabro da osservare, ma per la cronaca ci siamo fatti venire  il coraggio di fotografare per documentare e quindi divulgare. Avrà visto, magari, un sacco di plastica vuoto gonfiato dalla corrente o magari pieno di rifiuti ma galleggiante, e lo avrà scambiato per un animale da catturare e mangiare. Tutto ciò che buttiamo in mare, il mare ce lo rende con gli interessi. E quasi per ironia della sorte la bella spiaggia di Capoiale, il loro cimitero, era addobbata di una miriade di fiori. Rifiuti ed imballaggi di ogni tipo e colore, restituiti dal mare. Per la cronaca, quello di Capoiale non è stato il primo spiaggiamento di capodogli sul Gargano. A Vieste nell’aprile del 1962, un esemplare molto più grande di quelli odierni si arenò a Scialmarino. Io ero bambino: Mio zio ci portò a vedere “la balena”. Fu senz’altro un  incontro che segnò la mia vita e credo che lo stesso effetto abbia fatto a tutte le persone che affollavano la spiaggia di Capoiale. Bene hanno fatto i genitori a portare i loro figli per rendere l’ultimo saluto a questi colossi del mare.

Vieste lì, 16.12.2009
Franco Ruggieri – WWF Foggia

Referente per Vieste Della presente relazione il WWF Foggia (www.wwfcapitanata.it) ed il WWF Italia (http://www.wwf.it/naturae territorio) -  hanno realizzato una importante campagna di  stampa riportata su diversi giornali e siti. Vi invito a visitare i citati siti ove sono state pubblicate anche mie foto. Il gruppo di volontari che vedete nella foto è così costituito, partendo dalla sinistra: Santino Capita, Antonio Romano, Franco Ruggieri, Gianmichele Spalatro, e Mimmo Dinunzio che ha scattato la foto. Unitamente alla mia relazione, vi invito a leggere lo struggente rapporto di Pietro Caforio, caro amico di Serracapriola, che è stato lì sulla spiaggia di Capoiale tra il 10 e 11 dicembre 2009.

RELAZIONE DI PIETRO CAFORIO - GUIDA NATURALISTICA - VOLONTARIO WWF

Giovedì 10 dicembre, alle ore 21,45, ricevo la notizia che a Capoiale è avvenuto uno spiaggiamento di Capodogli. Immediatamente cerco dei contatti con alcuni amici e con il C.N.R. di Lesina, ma tutti i telefoni restano muti o non raggiungibili. Dopo un pò, per fortuna, vengo a sapere che alcuni amici, naturalisti come me, si stanno dirigendo sul posto. Decido subito di raggiungerli, tanto da Serracapriola ci vuole poco tempo! Durante il viaggio il mio pernsiero, e la mia speranza, è che date le condizioni del mare, una mano benevola possa aiutare i poveri Capodogli a liberarsi e riprendere il mare. Mi hanno detto che sono alcuni, ma non so ancora il numero preciso. Mi interrogo ancora su come possa essere accaduto, che magari sul posto ci siano già dei mezzi di soccorso, ecc....i pensieri sono tanti e l'augurio è sempre che possano salvarsi. Arrivo sull' istmo che separa il lago di Varano dal mare e, nel buio, cerco dei punti di riferimento che mi aiutino a localizzare dove sia avvenuto lo spiaggiamento. Ad un tratto vedo una macchina che, su una pista tagliafuoco, proviene dal mare. Faccio segno di fermarsi, si ferma e chiedo agli occupanti se hanno notizia dello spiaggiamento e se provengono dal luogo. Mi rispondono che lo sanno ma che quello non è il luogo preciso. Proseguo e dopo una diecina di minuti, da un'altra pista tagliafuoco, vedo delle luci in movimento ed alcune macchine ferme. Intuisco che quello può essere il luogo esatto, lascio in sosta la macchina e mi incammino verso la spiaggia. Nell'inoltrarmi le persone che incontro mi confermano che i Capodogli sono sette e sono molto grandi. Proseguo col cuore in gola e sempre con la speranza che possano salvarsi. Sulla spiaggia incontro una Guardia Giurata ed un abitante del luogo. Mi dicono che lo spiaggiamento è stato scoperto alle ore 16,00 e da quel momento in poi, pur avendo avvisato telefonicamente i vari Enti, non avevano ricevuto il minimo riscontro per l'attivazione dei soccorsi DOVUTI ! Gli dico che sono un volontario del W.W.F. e che ho notizia di alcuni amici naturalisti che stanno per arrivare sul luogo. Dopo iniziamo a camminare sulla battigia e con la luce delle nostre pile cominciamo a scorgere le prime sagome dei Capodogli. Ne scorgiamo uno di taglia piuttosto piccola, circa 6 metri, che si dimena  cercando di liberarsi da quella trappola. Che pena non poterlo aiutare...non possiamo neanche avvicinarci perchè il mare è in tempesta! Dopo alcuni metri ne scorgiamo un'altro, ha la testa rivolta verso il mare, forse il mare grosso può aiutarlo a liberarsi, in cuor mio spero vivamente che possa essere così. Continuiamo a camminare e dopo circa duecento metri ne scorgiamo altri due, uno di taglia piccola e l'altro grande, immenso, un vero portento della natura...sarà lungo più di dieci metri, si dimena, ogni tanto la sua coda si innalza maestosa nell' estremo gesto liberatorio, che non arriva mai...purtroppo. Si resta incantati di fronte a tanta possente forza, a tanta estrema bellezza. Si ha un nodo alla gola vedendo una creatura così maestosa imprigionata in un basso fondale ed in pochi metri di sabbia, si prova un senso di impotenza e di dispiacere nel pensare che se non ce la farà da sola a liberarsi sarà condannata a perire. Arrivano gli altri amici ed arriva un signore a bordo del suo fuoristrada che su nostro invito punta i fari verso il Capodoglio. Così illuminato scorgiamo la sua imponente stazza...è una meraviglia della natura. Cerchiamo di fotografarlo, ci riusciamo ed inviamo la foto a SOS CETACEI sezione di Bari, con l'immensa speranza che possa servire a mobilitare chi di dovere per il necessario intervento per salvare i Capodogli. Dopo un pò notiamo che il Capodoglio ha del sangue sulla coda, dirigiamo le luci in quella direzione ed effettivamente riscontriamo che non ci eravamo sbagliati, è ferito, sanguina e gli sforzi che fa, dimenandosi, non fanno altro che accorciare la sua struggente agonia. Restiamo ammutoliti, mi viene quasi da piangere, sono afflitto e sconsolato e mi chiedo come mai dalle 16,00, ora dell'avvistamento, fino ad ora che è quasi mezzanotte, non sia stato possibile organizzare un minimo  soccorso. Il Capodoglio nel suo affannoso respirare ogni tanto lancia degli sbuffi, sembra quasi un geyser, si dimena, solleva la coda, ma tutto risulta inutile...! Restiamo ancora un pò a parlare del come possa verificarsi un evento del genere, sul fatto che non sia usuale la frequentazione dell'Adriatico da parte dei Capodogli, di come sia possibile che non siano ancora arrivati dei soccorsi, eccetera eccetera. Il vento sferza le nostre facce, gli spruzzi d'acqua hanno inzuppato i nostri indumenti, cominciamo ad accorgerci del freddo che ci ha intirizziti, ci accorgiamo che è l'una e mezza di notte ed a malincuore, constatando che non possiamo fare niente per aiutare i poveri Capodogli, decidiamo di fare ritorno a casa. Non ho il coraggio di guardare indietro, vado via con la morte nel cuore. Il viaggio di ritorno a casa è stato il più penoso e spiacevole viaggio che abbia mai fatto. Molto dolore e molta rabbia nel constatare che una maggiore efficienza degli organismi preposti potrebbe salvare questi poveri esseri viventi. Il venerdì mattina, con difficoltà,  riesco  a telefonare agli amici, i quali  mi danno la notizia che non avrei mai voluto ricevere : dei sette Capodogli spiaggiati quattro non hanno superato la notte, due continuano ad essere  in agonia (ma sicuramente anche loro non potranno salvarsi) ed uno è riuscito, da solo, a riprendere  il largo. Mi resta un nodo in gola, la rabbia blocca i pensieri...poi, poco a poco, la rabbia lascia il posto alla consapevolezza che, almeno,  uno ce l' ha fatta a salvarsi !
PIETRO CAFORIO
p.s. Nota di Franco Ruggieri: purtroppo anche il settimo capodoglio è poi deceduto nella giornata dell'11.12.2009.
Articoli inviati da Gabriele Tardio. Un grazie dalla redazione di Sanmarcoinlamis.eu

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