
E’ domenica e sulla spiaggia di Foce Varano c’è molta gente a passeggiare. Non è una domenica d’estate, ma una triste domenica di inverno, con un cielo cupo, di nuvoloni carichi di pioggia. Anziani a braccetto, ragazzi con iPod, mamme con le carrozzine. Dal Km 37 a guardare verso la Foce sembra una interminabile processione. Ma dove va tutta questa gente? Va ad osservare i Capodogli.
Ben 7 arenati nella giornata di giovedì 10 dicembre. Sono curiosi e interessati. Vedere da vicino uno dei più grandi mammiferi della terra non è cosa di tutti i giorni. I volti però sono tristi e i commenti superflui. Tra i cetacei sono tra i più difficili da osservare, soprattutto per le loro caratteristiche alimentari. Non sono misticeti, ossia dotati di fanoni con cui catturano krill ed altri animali di piccole dimensioni. Sono odontoceti con una mandibola a forma di motosega, contornata da aguzzi denti. La loro alimentazione è costituita soprattutto di calamari, che arrivano a catturare fino a 600 metri di profondità. Quindi è quasi impossibile avvistarli dalla costa come avviene per tanti altri cetacei. Alcune specie di balene hanno addirittura fatto la fortuna di alcune località, ormai famosissime in tutto il mondo per il whalewatching, come Hermanus in Sud Africa o Cabo San Lucas in Messico, Tofino in British Columbia - Canada e lungo le coste del Madagascar e dell’Argentina. Per tutti i cetacei attraversare il globo da un polo all’altro, per alimentarsi o per partorire è un fatto di ordinaria amministrazione, trovarseli in mediterraneo non è cosa di tutti i giorni. Ma addirittura in Adriatico è fatto davvero eccezionale e, poi con un bel gruppo di 7. E’ triste pensare che dopo tante traversate e immersioni siano capitati a morire proprio sulle spiagge del Gargano. E qui sorgono tanti interrogativi. Perché si sono arenati? Perché proprio qui? C’è chi parla di esercitazioni militari che abbiano disturbato i campi magnetici preesistenti. Ma forse la risposta può essere molto più semplice. Un errore di rotta del capo branco, disorientato dal forte mare mosso di quei giorni, può aver condotto il gruppo in acque basse, da cui è stato poi impossibile recuperare le profondità necessarie per mettersi in salvo. Ormai debilitati dal mal tempo e dalla fame, e soprattutto disorientati in un ambiente sconosciuto quale quello delle acque basse, erano condannati a morte. La constatazione di essere giunti in un tratto di mare dove sotto il loro ventre non c’era più acqua ma sabbia, un elemento a loro probabilmente ignoto, li ha condotti a stabilire, istintivamente, di essere arrivati al capolinea. Per gli animali selvatici (questo accadeva anche per le tribù primitive) uno stato di costrizione, anche se occasionale e provvisorio, viene interpretato come “per sempre”. Quindi subentra una automatica ed istintiva resa di fronte ad una situazione di ostacolo che viene interpretata come insormontabile. E si lasciano morire. Per lo spiaggiamento, l’azione dell’uomo moderno potrebbe come non potrebbe aver inciso sulla deviazione di rotta. Le ipotesi enunciate sono diverse e si possono così sintetizzare:
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Variazioni del campo magnetico a causa di potenti apparecchiature sonar utilizzate da grandi navi mercantili e militari nonché per le esplorazioni petrolifere;
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Ingestione di sacchi di plastica (senz’altro centinaia di km prima dello spiaggiamento) ed altri rifiuti che hanno provocato il blocco di alcune funzioni fisiologiche di organi vitali;
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Mare in burrasca che ha dirottato i cetacei verso i bassi fondali del Gargano nord;
Secondo il mio modesto parere, vi potrebbe essere sicuramente aggiunta un’altra ipotesi: la variazione delle correnti marine, simili ad autostrade, causata dei mutamenti climatici. Ma io non sono uno scienziato e lascio la parola ai più accreditati climatologi. Quindi è più plausibile parlare di una serie di concause, tutte quelle citate messe insieme, che hanno condotto i capodogli in Adriatico e quindi sulle coste del Gargano. Sicuramente, questi animali, oggi, sono costretti a vivere in un mare sempre più carico di pericoli, in un ambiente sempre meno naturale. Si pensi alle centinaia di migliaia di navi che solcano ogni giorno gli oceani, e le centinaia di petroliere il mediterraneo, e ai loro scarichi di residui leciti e non leciti, ai fiumi di immondizie trasportati dalle correnti marine. I capodogli oltre a calamari hanno nella loro dieta, pur se occasionalmente, anche meduse ed altri animali marini. Non è una favola il fatto che nello stomaco di tartarughe, delfini e balene si trovano tutti gli imballaggi possibili ed immaginabili. Purtroppo ciò è stato constatato anche nei nostri capodogli. Esperti di diversi centri di ricerca hanno sezionato alcuni capodogli per effettuare le analisi di rito. Nei loro tessuti si trova di tutto, perfino il DDT in disuso da decenni. Nei nostri, ho potuto constatare e toccare in presenza di amici che dallo stomaco di un esemplare di circa 9 metri è stato parzialmente estratto (in parte penzolava ancora dallo stomaco) un enorme telo di plastica nera (sembrerebbe un sacco di polietilene di colore nero per le immondizie) unitamente a grossi frammenti di retine metalliche (simili alle zanzariere) e altro materiale vario di plastica. Era uno spettacolo sicuramente triste e macabro da osservare, ma per la cronaca ci siamo fatti venire il coraggio di fotografare per documentare e quindi divulgare. Avrà visto, magari, un sacco di plastica vuoto gonfiato dalla corrente o magari pieno di rifiuti ma galleggiante, e lo avrà scambiato per un animale da catturare e mangiare. Tutto ciò che buttiamo in mare, il mare ce lo rende con gli interessi. E quasi per ironia della sorte la bella spiaggia di Capoiale, il loro cimitero, era addobbata di una miriade di fiori. Rifiuti ed imballaggi di ogni tipo e colore, restituiti dal mare. Per la cronaca, quello di Capoiale non è stato il primo spiaggiamento di capodogli sul Gargano. A Vieste nell’aprile del 1962, un esemplare molto più grande di quelli odierni si arenò a Scialmarino. Io ero bambino: Mio zio ci portò a vedere “la balena”. Fu senz’altro un incontro che segnò la mia vita e credo che lo stesso effetto abbia fatto a tutte le persone che affollavano la spiaggia di Capoiale. Bene hanno fatto i genitori a portare i loro figli per rendere l’ultimo saluto a questi colossi del mare.
Vieste lì, 16.12.2009
Franco Ruggieri – WWF Foggia
Referente per Vieste Della presente relazione il WWF Foggia (www.wwfcapitanata.it) ed il WWF Italia (http://www.wwf.it/naturae territorio) - hanno realizzato una importante campagna di stampa riportata su diversi giornali e siti. Vi invito a visitare i citati siti ove sono state pubblicate anche mie foto. Il gruppo di volontari che vedete nella foto è così costituito, partendo dalla sinistra: Santino Capita, Antonio Romano, Franco Ruggieri, Gianmichele Spalatro, e Mimmo Dinunzio che ha scattato la foto. Unitamente alla mia relazione, vi invito a leggere lo struggente rapporto di Pietro Caforio, caro amico di Serracapriola, che è stato lì sulla spiaggia di Capoiale tra il 10 e 11 dicembre 2009.
RELAZIONE DI PIETRO CAFORIO - GUIDA NATURALISTICA - VOLONTARIO WWF





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