Città e dintorni
Tommaso Nardella è andato via senza clamore, lasciando un vuoto incolmabile
Storico massimo e uomo di cultura della nostra terra. Tutti sgomenti
SAN MARCO IN LAMIS. Un altro grande garganico non c’è più. Si tratta di Tommaso Nardella, storico e stella di prima grandezza nel firmamento nazionale, ma non di meno in campo critico e letterario, nonché uomo di scuola (docente e preside di lungo corso) e di cultura vasta.
Per cui sapeva esprimere e sviluppare qualsiasi tematica, con un linguaggio scarno ed essenziale, come d’altronde tutti i suoi scritti, e una oratoria accattivante e convincente al massimo. La sua figura di studioso emergeva non solo nei grandi e importanti convegni storici e storiografici, ma anche negli avvenimenti quotidiani più umili, come quando non disdegnava di dare lezioni in materia sul campo al grosso pubblico e in particolare agli studenti. Chi non ricorda quelle sugli accadimenti risorgimentali, specie sul brigantaggio, tenute ed animate con il supporto di appropriati pannelli illustrativi a San Marco e in vari centri del Gargano e della provincia o quando scomodò persino il grande Molfese? I suoi discorsi spesso si trasformavano, grazie alla sua dote naturale, in piacevoli conversazioni, comprensibili anche da parte del più sprovveduto uditore, tant’è che al termine di ogni suo intervento, tutti si complimentavano ed andavano via soddisfati di aver appreso cose nuove e interessanti.
Non lo faceva per piacersi o compiacere, ma perché voleva che la sua semina domani diventasse un frutto maturo e solido. Se ne è andato in punta di piedi, senza clamore, in una torrida giornata d’estate, quando la maggior parte va o si trova al mare o in montagna, a godersi le vacanze. Forse non voleva che occhi indiscreti assistessero alla sua fine, in conformità al fatto che lui non amava le piazze, né gli adulatori di turno. come si accontentano di fare tanti grandi e piccoli intellettuali di turno, sia essi letterati, storici e filosofi, ma ha preferito di aver attorno a sé, così come aveva fatto sempre in vita, oltre ai familiari, pochi e selezionati amici. Egli detestava il provincialismo e il localismo, ma cimentava a competere con i grandi ingegni della nazione. Ed è così che le sue opere, a cominciare da Marco Centola e Tommaso La Cecilia, da La Capitanata tra reazione e brigantaggio, Della Capitanata e del Mezzogiorno e tante altre “chicche” ancora che hanno confutato ed illuminato in modo diverso la storiografia ufficiale sull’Unità d’Italia, facendo emergere volti ed accadimenti finora sconosciuti e pregni di valori fondanti.
Ancora un altro dato sulla sua personalità. Acuto osservatore e polemista, per antonomasia, non ha avuto mai timore di dire la “verità”, su uomini ed avvenimenti del passato. Lo ha fatto con metodo disinteressato e scientifico, verificando ogni aspetto sia di quanto trattato da altri sia sulle “cose nuove” da lui scoperte, riservando al presente le sue note puntuali di sarcasmo e stimolo. Per chiudere, ecco un passo significativo e illuminante, tratto dalla prefazione di Tonino Motta, al libro succitato sul brigantaggio in Capitanata: “…Non si può dire che Tommaso Nardella, che si è rosa l’anima per trent’anni a raccogliere documenti, a ripulire soffitte di vecchie carte, spogliando gli antiquari di mezza Italia, e rincorrendo gli archivi di Roma, di Napoli e di Torino, di Foggia e Benevento, non l’abbia fatto a risarcimento morale di quanto dallo Stato dovuto. Anzi ne sono convinto; perché così si è guadagnato non la gloria della Storia che è sempre infedele e smemorata, ma il rispetto degli uomini…”.
E così è. I suoi libri di storia e l’immenso archivio che ci ha lasciato, Tommaso, sono beni preziosi e rari, cui non si potrà fare a meno di far ricorso per arricchire la nostra conoscenza e quella delle future generazioni presenti. Addio, Tommaso! La redazione di questa testata è vicina ai figli Giampaolo, Loredana, che abbiamo avuto modo di conoscere e tutti gli altri, nonché alla comunità sammarchese, che ha perso uno dei suoi figli più illustri.

















