Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Aggressione D'Alessandro: picchiato perchè voleva punire le assenze dell'infermiere

"Temo per mia moglie, mia figlia...ho paura. Deluso da indifferenza e ingrata burocrazia"

SAN MARCO IN LAMIS. Ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di un infermiere, accusandolo di essere stato assente dal servizio per circa due anni grazie a falsi certificati medici, e lui, per vendetta, lo avrebbe aggredito colpendolo alla testa con una mazza da golf.

E’ quanto sostiene Giuseppe D’Alessandro, il direttore medico del presidio ospedaliero unico di San Severo, Torremaggiore e San Marco in Lamis che, il 25 agosto scorso, è stato aggredito da un uomo che lo ha colpito provocandogli alcuni ematomi alle braccia ma, soprattutto, una ferita alla testa medicata con venti punti di sutura.

Secondo la versione del medico e del suo legale, l’avvocato Vincenzo Maria Scarano, - cosi come risulta anche dalla querela presentata ai carabinieri della compagnia di San Severo che hanno denunciato il presunto aggressore - D’Alessandro, mercoledì scorso, stava facendo una passeggiata in bicicletta, nelle campagne di Torre Mileto, quando è stato avvicinato da un’automobile, con la targa coperta con una pezza di colore rosso e con una palma. L’uomo alla guida - per due occasioni - ha tentato di investire il medico; non riuscendoci è sceso lo ha raggiunto e, dopo avergli gridato «ti ammazzo, ti ammazzo», lo ha colpito due volte con la mazza da golf. Il medico è riuscito ad attutire il primo colpo, facendosi scudo con la bicicletta: poi è fuggito tra le campagne ma è stato raggiunto dall’aggressore che lo ha colpito provocandogli una profonda ferita. L’aggressore è scappato all’arrivo di alcuni passanti. Prima di essere colpito D’Alessandro è riuscito a strappare la sciarpa che il bandito indossava per coprire il suo volto:; il malvivente indossava, anche, un cappellino, poi recuperato sul luogo della violenza, con uno stemma di una ditta di Apricena il cui proprietario è suo parente. Lo stemma, però, era stato coperto con del nastro isolante nero. La vittima avrebbe riconosciuto nell’aggressore un infermiere professionale, dipendente della Asl di Foggia e per il quale è stata chiesa l’attivazione del procedimento disciplinare.

L’infermiere, secondo l’accusa del direttore medico, si sarebbe assentato dal servizio, per circa due anni, usufruendo di false certificazioni mediche. Dopo la richiesta del procedimento disciplinare l’infermiere avrebbe aggredito il dirigente medico per vendetta. Sull’accaduto stanno indagando i carabinieri di San Severo che avrebbero già trasmesso tutti gli atti alla Procura di Lucera. Agli inquirenti il legale del dottore aggredito ha chiesto di procedere celermente con le indagini, per evitare che il suo assistito possa essere nuovamente vittima di altre violenze. E sull’accaduto è intervenuto il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Foggia, Salvatore Onorati. «Apprezzo del dottor D’Alessandro il coraggio, la tenacia e la perseveranza nelle azioni che riconosce giuste - ha dichiarato il presidente Onorati - per cui ritengo che nessun atto intimidatorio possa impedirgli di continuare nelle sue azioni moralizzatrici, rispetto ad una Sanità che ha bisogno di essere salvaguardata da comportamenti inopportuni, che offendono gli Operatori che giornalmente fanno il proprio dovere con abnegazione e spirito di sacrificio». Nell’attesa dello sviluppo dell’inchiesta degli inquirenti sull’aggressione subita dal dirigente medico l’Ordine dei Medici della Provincia di Foggia ha annunciato che non lascerà da solo il proprio iscritto e dichiarandosi «disponibile a costituirsi parte civile, come già fatto in situazioni analoghe quando Medici sono stati colpiti perché Medici nell’esercizio delle proprie funzioni». Solidarietà al dottor D’Alessandro sono giunte anche dal sindaco di San Severo, Gianfranco Savino.

Le dichiarazioni di D'Alessandro alla Gazzetta del Mezzogiorno: «Voleva uccidermi - racconta D'Alessandro al quotidiano barese -, mi picchiava con violenza, con furia quasi omicida, i suoi occhi grondavano rabbia. Ho avuto paura, tanta paura... ho cercato di difendermi alla meglio, gli ho anche strappato la mazza da golf dalle mani e la maschera dal viso riconoscendolo ma lui non desisteva...». Di recente l'aggressore è finito in un provvedimento dirigenziale per una presunta truffa ai danni dellAsl. «Si è fatto anche ricoverare in ospedale per giustificarsi ed evitare il peggio - aggiunge la vittima -. E ora è in giro, tranquillamente come se nulla fosse accaduto. Temo per mia moglie, mia figlia... ho paura di uscire di casa. Posso vivere così solo perché ho fatto il mio dovere?». «Quando mi hanno ricoverato a San Severo - aggiunge - ho subito chiamato i carabinieri raccontando l'accaduto e facendo il nome del mio aggressore, o meglio, di colui che ha tentato di uccidermi. Pensavo si muovesse qualcosa e invece... mi costringono a vivere con la paura addosso. Lo posso dire? Sono deluso da questo sistema di indifferenza e ingrata burocrazia: quell'uomo ha tentato di uccidermi perché io ho tutelato gli interessi della Pubblica amministrazione, quella stessa Pubblica amministrazione che ora mostra disinteresse nei miei confronti. Una delusione che non si rimarginerà mai».

 


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