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Angelo Resta, il nonnino e racconta-storie di Rignano Garganico non c’è più

RIGNANO GARGANICO. Angelo Resta, classe 1910, non c’è più. Nel primo pomeriggio celebrati in pompa magna i funerali nella Chiesa Matrice Maria SS.Assunta, stracolma di gente dei vari ceti e età, che ha seguito con viva commozione e partecipazione il sacro rito, davanti alla sua bara muta e infiorata come si deve, grazie agli affetti e al rispetto dei figli e degli altri familiari, che gli sono stati vicini sino al suo ultimo respiro.
Forse egli, nonostante uomo di fede e di praticante al di sopra di ogni sospetto, non si sarebbe mai aspettato tanto clamore, per via della sua innata umiltà. Così invece non è stato, perché solo ora che egli non c’è più, ognuno ha avvertito in sé il grande ed incolmabile vuoto che ha lasciato, ricordando in coro la sua inesauribile disponibilità, simpatia ed allegria. Angeluzze ‘Capitone’ (il soprannome) appartiene ad una famiglia di contadini e pastori di lunga data, che si è sempre contraddistinta nella comunità per impegno, sacrificio ed altruismo .Con lui se ne va una quercia antica della tradizione e del sapere popolare, quello che non si studia a scuola, ma che si accumula giorno dopo giorno attraverso l’esperienza di vita e di lavoro di generazioni e generazioni, acquisita per via orale da padre a figlio, assieme ai sentimenti e ai valori. Egli era nel suo insieme un canta e racconta – storie di cose passate, cui tutti facevano riferimento, per saperne di più. I suoi racconti immaginifici e fantasiosi colpivano chi l’ascoltava, in quanto sapidi di realismo quotidiano e d’insegnamento. Ecco un passo significativo di uno dei tanti suoi racconti da noi raccoltI e registrati a suo tempo e materia del libro(Natale tra ieri e oggi. Tradizioni Usi e Costumi di Rignano Garganico, Regione Puglia Crsec, 2000). “Raccontava mia madre che a Pasqua Epifania si facevano le stesse funzioni (religiose) della notte di Natale e più belle ancora. Una comare di mia madre passava per il Purgatorio (la chiesa e omonima Via), mentre andava a casa sua. Vide che la chiesa stava aperta e pensò: -Vedi si dice già la messa! Entro e me la sento un poco!. Ed è entrata. Come è entrata ha visto una comare sua che era morta. Pensò: - la comare è morta e sta qui!. La comare morta andò da lei e le disse: Vattene via, altrimenti la chiesa si chiude e resti dentro!. Era la mezzanotte tra il 5 e il 6. Questa se ne è uscita; come se n’è uscita si è serrata la porta ed è rimasto un lembo della gonna nella porta e si è strappato”. Ed ancora più avanti: “Raccontano che la notte di Pasqua Epifania esce la processione dei morti. C’era un pastore in campagna, alla proprietà di Don Antonio De Maio. Questo pastore, come se dicessi domani è Pasqua Epifania, doveva portare un capretto al padrone, si doveva alzare subito la mattina per portarlo. Questo si alzò con questo pensiero. Si è svegliato ha visto che c’era la luna, come un cuore di mezzogiorno. Disse: .-Mamma mia si è fatto giorno, adesso che vado dal padrone che cosa mi deve dire?. Prima di orologi non se ne usavano, non se ne tenevano. Questo prende il capretto , se lo mette addosso e sentito suonare la campana: don don. “Mamma mia – ha detto – è mezzogiorno!”. Invece era mezzanotte. Allora ecco che vede scendere la processione da sopra, veniva dalla via di San Rocco (omonima chiesa). Come è arrivata vicino eccoti che vede il compare che andava davanti a tutti: che portava la croce. Quello era morto per ultimo…”. Il tutto alla fine è condito con un appropriato proverbio dialettale: “Tutte li fiste jèssere e menèssere e Pasque Epifanie maje ‘nge venèsse!”. Come è già accaduto sul versante della canzone popolare garganica per i “Cantori di Carpino”, i Bennato o lo stesso Matteo Salvatore, i racconti orali narrati dal Resta, nel giro di poco tempo diventano spunti pregnanti per altre storie e libri da parte di autori interessati a cantare le bellezze e le leggende della Montagna del Sole. Tra l’altro Resta ha collaborato attivamente con il compianto parroco don Pasquale Granatiero alla raccolta e pubblicazione del libro sui canti popolari del luogo, intitolato “La Muntagne de Rignane”, nonché alla messa in scena di interessanti mini spettacoli teatrali, molti dei quali risalenti ad epoche passate ( Li ditte) ed altri ancora creati a soggetto sul momento da attori dilettanti . Insomma, Angelo non se ne è andato invano, ci lascia un invidiabile bagaglio di conoscenze, a cui potranno attingere a piene mani le future generazioni, al fine di rinsaldare le loro radici. Addio Angelo, sarai sempre vivo in mezzo a noi!















