Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Dove finisce la grotta di Montenero?

DSCF7969_WinCESAN MARCO IN LAMIS. Riassunto della puntata precedente: nell’ultimo numero di QualeSammarco, abbiamo parlato dell’importanza della famosa grotta locale e della storia dell’omonimo gruppo speleologico sammarchese, dicendo che già nel 1806 la grotta di Montenero era bene nota, non solo nel nostro paese ma anche in tutta la provincia.

Infatti, in quell’anno, un frate di Vico, Michelangelo Manicone, ne descrive le bellezze nella “Fisica Appula” dicendo: “Evvi poi nella Difesa della Regia Badia di S. Marco in Lamis, una grotta, che riesce gradevolissima agli occhi del viaggiatore. Chiamasi Grotta di Montenero…..Dentro quest’antro evvi una fresca e dolce acqua che distilla dai sassi. Io la bevvi nell’arsa state che riescì gustosa al mio palato”.

Dicemmo poi che il gruppo Montenero nacque nel 1996 grazie a Nicola Bonfitto e Gianpiero Villani e che il gruppo, finora, ha scoperto ben 30 nuove cavità naturali; inoltre informammo la cittadinanza che il suddetto gruppo ha già presentato all’Ente Parco del Gargano un progetto per la messa in sicurezza della grotta, progetto che richiede l’installazione di un impianto elettrico fisso e la costruzione della “viabilità” in grotta per uso turistico. E il progetto, sembrava a buon punto, fino ad un anno fa. Ma a tutt’oggi……

Questo il breve riassunto della puntata precedente.
Dicevamo nel titolo: dove finisce la grotta di Montenero? La nostra grotta è la più lunga del Gargano e misura oltre 60 metri. Ma la credenza popolare ne attribuisce una lunghezza e una profondità di gran lunga superiori al suo reale sviluppo.

Una leggenda locale dice che la grotta di Montenero arriverebbe a collegarsi con… la grotta di S. Michele a Monte S. Angelo. (Che esagerati!!).

Quasi sicuramente è più grande della parte visitabile. Chi almeno una volta ha esplorato, anche a livello amatoriale, la grotta in oggetto, si è accorto che la cavità è formata da due “stanzoni” quasi divisi da un gruppo di stalagmiti che bisogna “scavalcare” per accedere nel secondo stanzone, inferiore come grandezza rispetto al precedente. Ed è proprio in questo secondo segmento che bisognerebbe scoprire una eventuale “apertura” che darebbe l’accesso nella “terza stanza”.

Perché si pensa che ci sarebbe questa terza cavità collegata alle altre due? Perché nel 1999 un geologo di Salerno, dotato di un’apparecchiatura specifica a bassa frequenza per la ricerca di corsi d’acqua nel sottosuolo, quindi spazi vuoti come può esserlo una grotta; vide che l’apparecchio in sua dotazione registrava “del vuoto” sotto i suoi piedi.

Il geologo messosi non all’interno della grotta, ma sopra, in direzione nord-est e oltre i reali 60 metri di lunghezza della grotta, rilevò che il terreno sottostante non era occupato da materiale roccioso o calcare, ma era “occupato da niente”, cioè la grotta di Montenero continuava almeno per altri 20 metri sempre nella stessa direzione della sua naturale estensione.
Oltre una certa distanza, l’apparecchiatura del geologo registrava “del pieno”: la virtuale terza stanza della grotta potrebbe finire lì. Anche la larghezza dovrebbe essere ragguardevole, almeno come le due cavità ufficiali che la costituiscono.

Per avere una conferma di tutto ciò, cosa si dovrebbe fare? Si dovrebbe forare una parete della seconda stanza, verso nord-est, e forare anche “la volta” dell’eventuale “terza stanza” e vedere se passa dell’aria. Però, come si può ben intuire forare una grotta è un gesto “poco atletico” da parte dell’uomo, il quale sarebbe capace di andare oltre un normalissimo buco, e continuare a bucare di qua e di là fino a quando non riesce ad “essere investito” da un filo d’aria per avere conferma di tutto ciò.

Inoltre, bucare una parete di una grotta non è come puntellare una parete per appendere un quadro, ma c’è il rischio che, per appagare la nostra sete di sapere, noi umani saremmo capaci letteralmente di abbattere un’intera parete della nostra amata grotta (con relativo crollo).

Quindi, riponiamo “runce e martedde” e lasciamo fare a Madre Natura: chissà con qualche “scossetta” ben assestata non riesca a rendere visibile anche la “terza stanza”  della grotta posta ai piedi di Montenero.


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