Giovedì, Marzo 11, 2010
   
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Terza Enciclica di Benedetto XVI: Caritas in Veritate

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Una riflessione in vista del convegno di domani 3 dicembre a S. Marco in Lamis

Benedetto XVI ha consegnato al mondo intero la sua terza enciclica. Dopo aver parlato del primato di Dio nella vita dell’uomo ( Deus Caritas est). Dopo aver sottolineato l’unica speranza, quella vera, che salva e rigenera vita ( Spe Salvi), il Sommo Pontefice apre il suo sguardo sull’intera umanità parlando della carità e della verità come fattori essenziali della società in cui l’uomo sia il soggetto e non l’oggetto del suo agire.

L’enciclica Caritas in Veritate s’innesta nel filone della dottrina sociale della Chiesa, che da Leone XIII con la Rerum Novarum, passando per Paolo VI con la Popolorum progressio, fino a Giovanni Paolo II con la Sollecitudo Rei Socialis segnano e sottolineano il messaggio della Chiesa nella costruzione della polis, secondo le coordinate della giustizia, del bene comune per uno sviluppo umano integrato. Benedetto XVI, nella sua Enciclica, si muove sui binari della carità e della verità. Su questo binario cammina la vita dell’umanità che vede nell’annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo. Anzi, il Sommo Pontefice afferma che nell’uomo viene posto il seme dell’amore e della verità: “Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo”. Il rischio, oggi, è quello di sviare il senso di carità ( amore), facendolo scivolare in un semplice sentimentalismo, svuotandolo del suo vissuto etico. Gli uomini sono chiamati ad essere soggetti di carità, a farsi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità. Oggi con l’economia in crisi, non perché ci sia stato un fattore esterno di destabilizzazione, ma solo per aver inteso il profitto come l’unico obiettivo, siamo “costretti” a capire che solo la verità libera la carità per un’adeguata soluzione dei gravi problemi socio- economici: “Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali”. Il Papa offre, per amore di verità sull’umanità intera, la pista su cui guardare in una società in via di globalizzazione: Giustizia e Bene Comune. La giustizia è alla base delle relazioni tra le persone e gli Stati. Non si può donare ciò che spetta per diritto. Il bene comune è alla base della costruzione della città dell’uomo che tende lo sguardo sulla città di Dio. Volere il bene comune è adoperarsi per far sì che la giustizia e la verità siano alla base dell relazioni tra le persone. Il Papa, infine, pone un interrogativo importante: l’interdipendenza che c’è tra gli uomini oggi non corrisponde all’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, privando, di fatto, uno sviluppo veramente umano. Benedetto XVI non ha formule da offrire per uscire dalla crisi, ma indica una strada che è quella della carità nella verità.

Stralci della caritas in veritate:

[...] La Chiesa ritiene da sempre che l'agire economico non sia da considerare antisociale. Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul debole. La società non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest'ultimo comportasse "ipso facto" la morte dei rapporti autenticamente umani. È certamente vero che il mercato può essere orientato in modo negativo, non perché sia questa la sua natura, ma perché una certa ideologia lo può indirizzare in tal senso. Non va dimenticato che il mercato non esiste allo stato puro. Esso trae forma dalle configurazioni culturali che lo specificano e lo orientano. Infatti, l'economia e la finanza, in quanto strumenti, possono esser mal utilizzati quando chi li gestisce ha solo riferimenti egoistici. Così si può riuscire a trasformare strumenti di per sé buoni in strumenti dannosi. Ma è la ragione oscurata dell'uomo a produrre queste conseguenze, non lo strumento di per sé stesso. Perciò non è lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l'uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità personale e sociale.

La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all'interno dell'attività economica e non soltanto fuori  di essa o "dopo" di essa. La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all'attività dell'uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente.

La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espress ione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un'esigenza dell'uomo nel momento attuale, ma anche un'esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della verità. [...]

[...] Oggi si parla molto di etica in campo economico, finanziario, aziendale. [...] È bene, tuttavia, elaborare anche un valido criterio di discernimento, in quanto si nota un certo abuso dell'aggettivo "etico" che, adoperato in modo  generico, si presta a designare contenuti anche molto diversi, al punto da far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell'uomo.

Molto, infatti, dipende dal sistema morale di riferimento. Su questo argomento la dottrina sociale della Chiesa ha un suo specifico apporto da dare, che si fonda sulla creazione dell'uomo "ad immagine di Dio" (Genesi 1, 27), un dato da cui discende l'inviolabile dignità della persona umana, come anche il trascendente valore delle norme morali   naturali. Un'etica economica che prescindesse da questi due pilastri rischierebbe inevitabilmente di perdere la propria connotazione e di prestarsi a strumentalizzazioni; più precisamente essa rischierebbe di diventare funzionale ai sistemi economico-finanziari esistenti, anziché correttiva delle loro disfunzioni. Tra l'altro, finirebbe anche per giustificare il finanziamento di progetti che etici non sono.

Dio svela l'uomo all'uomo; la ragione e la fede collaborano nel mostrargli il bene, solo che lo voglia vedere; la legge naturale, nella quale risplende la Ragione creatrice, indica la grandezza dell'uomo, ma anche la  sua miseria quando egli disconosce il richiamo della verità morale. [...]

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