Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Taglieggiavano noto imprenditore di San Giovanni Rotondo, arrestati 2 giovani sammarchesi

estorsione

Agenti del Commissariato di Manfredonia hanno arrestato, in flagranza di reato, tre persone ritenute responsabili di estorsione in concorso nei confronti di un noto imprenditore di San Giovanni Rotondo. Gli arrestati sono: Matteo Canistro, di 51 anni, di San Giovanni Rotondo, Giuseppe BorazioFrancesco Nardella, entrambi di 20 anni e di San Marco in Lamis

Di seguito il Comunicato Stampa integrale emanato dal Commisariato di P.G. di Manfredonia

OGGETTO:

Arresto di:

CANISTRO Matteo, nato e residente a San Giovanni Rotondo di anni 51;

BORAZIO Giuseppe, nato e residente a San Marco in Lamis (FG) di anni 20;

NARDELLA Francesco, nato e residente a San Marco in Lamis (FG) di anni 20 ;

e fermo di Polizia Giudiziaria di:

 

CANISTRO Michele di Matteo, nato e residente a San Giovanni Rotondo (FG) di anni 21;

COMUNICATO STAMPA

Si comunica che nella giornata di ieri,  gli uomini del Commissariato P.S. di Manfredonia, diretti dal Dr. Antonio Lauriola, hanno proceduto all’arresto in flagranza delle tre persone sopra indicate ed al fermo di Polizia Giudiziaria di una quarta persona.

Verso la metà di Agosto, dopo aver appreso da attività info-investigativa che un noto imprenditore di San Giovanni Rotondo era destinatario di telefonate estorsive, questi veniva contattato ammettendo la ricezione delle citate chiamate.

Ben presto l’attività investigativa si concentrava verso CANISTRO Matteo e suo figlio CANISTRO Michele, entrambi annoveranti pregiudizi di Polizia specifici a loro carico  che, sin da subito si sospettava coinvolti appieno nella vicenda, per cui si formulavano precise richieste all’A.G. competente.

Alla classica attività indagatrice si affiancava quindi quella tecnologica, attivando diversi monitoraggi; Nel frattempo le telefonate estorsive si susseguivano costantemente, permettendo agli inquirenti, grazie all’acume investigativo, di addivenire alla targa dell’autovettura utilizzata dagli estorsori telefonisti per minacciare la vittima, sempre più sottoposta ad un’enorme pressione psicologica, visto che gli stessi millantavano appartenenze a clan  malavitosi egemoni dell’area garganica.

Intimidazioni seguite da un pesante danneggiamento ad una macchina operatrice aziendale, sulla quale era stato perpetrato il taglio di un radiatore dell’olio affinchè, mentre il veicolo sarebbe stato utilizzato sarebbe andato a fuoco, lavoro effettuato da persone esperte nel funzionamento di detti veicoli.

La vittima, in un profondo stato di agitazione, per le gravi conseguenze che potevano scaturire da un suo diniego nel pagamento della somma di euro trentamila, dopo aver temporeggiato per diversi giorni, si vedeva costretta a contattare colui che, presentatosi come mediatore, null’altro era che il capo degli estorsori, CANISTRO Matteo, esponendogli i suoi problemi nel reperire la somma richiesta e cercare una dilazione del pagamento, al fine di evitare comunque ulteriori danneggiamenti alle sue attività.

Questo suo contatto faceva scaturire una serie di scambi di notizie fra i malfattori che, in linguaggio criptico, comunicavano a mezzo telefono, fissando un incontro in San Giovanni Rotondo.

Alla luce di ciò veniva predisposto idoneo servizio volto a monitorare visivamente l’incontro, con appostamento nei pressi dell’abitazione di CANISTRO Michele; ivi questi incontrava i due complici di San Marco in Lamis,  NARDELLA e BORAZIO che, dopo aver ricevuto disposizioni, invertivano la marcia dirigendosi verso San Marco in Lamis; giunti a Borgo Celano,  l’autovettura arrestava la marcia in prossimità di una cabina telefonica pubblica, ed i giovani ne discendevano per telefonare.

In concomitanza all’appostamento, gli operanti in servizio alla sala ascolto avvisavano che era in corso telefonata tra la vittima e gli estorsori, nella quale le parti stabilivano un incontro in San Giovanni Rotondo.

Palesandosi certo l’incontro vittima - aguzzino, veniva predisposto un servizio di pedinamento ed appostamento mirato sia alla tutela della vittima che al raggiungimento dei fini istituzionali, cioè l'arresto in flagranza dei malfattori. A tal fine venivano fotocopiate tutte le banconote da utilizzare per il pagamento, per un importo complessivo di duemila euro, somma successivamente riconsegnata alla vittima, che l'avrebbe utilizzata per la dazione estorsiva.

Notato distintamente lo scambio dei soldi si aspettava che la vittima si allontanasse dalla zona per poter intervenire; subito dopo il malfattore veniva bloccato all'interno della propria autovettura, senza poter accennare a qualsiasi tentativo di fuga.

Sottoposto a perquisizione personale, veniva trovato in possesso delle banconote prima fotocopiate, e quindi tratto in arresto per estorsione continuata in concorso. Nel corso dell’atto, oltre ai soldi  si rinveniva il telefono utilizzato per i contatti con la vittima.

Allo stesso tempo la ricerca delle pattuglie sul territorio finalizzata all’arresto in flagranza degli altri malfattori, partecipanti a vario titolo all’evento delittuoso, si concentrava sulla ricerca di NARDELLA Francesco e BORAZIO Giuseppe.

Il primo, conclusa la sua parte intimidatoria, era rincasato ove, scoperto e vistosi braccato, dopo aver notato la Polizia, si fiondava giù dalle scale per guadagnare una via di fuga; raggiunto dagli operanti, inveendo contro di loro, con  parole offensive ed oltraggiose, gli si scagliava addosso, con violenti calci e pugni, procurandogli lesioni diagnosticate successivamente presso il Pronto Soccorso; su di lui si rinveniva il telefono cellulare utilizzato per contattare i complici per cui lo stesso, pertinente al reato, così come la sua  autovettura, venivano sottoposte a sequestro.

Si provvedeva poi al rintraccio dell’altro telefonista BORAZIO Giuseppe che, dopo l’ultima telefonata, si era sbarbato cambiando look. Anche questi veniva arrestato nella flagranza del reato.

Per quanto concerne CANISTRO Michele, in concomitanza con l’arresto in flagranza dei suoi corresponsabili, fra i quali suo padre Matteo,  si provvedeva a controllare costantemente anche i suoi movimenti, per evitare che potesse avvisare i suoi complici; sopraggiunto a casa, dapprima scendeva dall’auto, ma appena si rendeva conto della presenza della Polizia tentava di risalire velocemente a bordo della stessa per darsi alla fuga, evidentemente avendo capito che l’estorsione non era andata per il verso giusto.

Veniva quindi in definitiva  recuperata la somma di € 2.000,00 (quale prima trance di una richiesta estorsiva di € 30.000,00), sequestrate due autovetture, quali mezzi utilizzati per commettere il reato di estorsione, nonché una pistola d’imitazione “mod.92 F.S.”, priva del tappo rosso, utilizzata per intimidire le vittime.

Si ritiene che questa vicenda sia solo uno degli episodi estorsivi che affliggono l’area garganica, che se denunciati, potranno sempre più essere arginati se non sconfitti definitivamente.

 

IL DIRIGENTE

1° Dirigente LAURIOLA Dr. Antonio