Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Cagnano Varano. La grotta di San Michele tra storia ed arte

1_2_smallSi concluse con un protocollo d’intesa tra le Pro loco di Cagnano, Orsara e Monte Sant’Angelo, il convegno “La grotta di San Michele di Cagnano Varano tra Storia ed Arte”, organizzato giusto un anno fa presso il Liceo Pedagogico-Linguistico con il patrocinio del Comune e di varie Istituzioni pugliesi (Provincia, Regione, Ente Parco Gargano).

Lo scopo era quello di valorizzare la grotta di San Michele, per far conoscere, oltre ai segni presenti nel territorio, la valenza del culto micaelico come attrattore internazionale, creando un percorso tematico per valorizzare le tradizioni ad esso connessi. 

Qualche mese fa è stato firmato un protocollo d’intesa sulla via Francigena del sud e si è in attesa dell’inserimento nel Patrimonio Unesco della Via sacra Langobardorum, Dio non voglia che questo “movimento” interessi solo Monte Sant’Angelo e i paesi circonvicini del percorso classico. Sarebbe un ridursi a pensare in piccolo, a distinguere luoghi eletti e luoghi di serie B. San Michele è “presente” ed è festeggiato come festa padronale, oltre che a Monte Sant’Angelo, a Cagnano Varano e a Orsara, ma qui non è stato valorizzato pienamente. 
Bisogna sfruttare le peculiarità dei luoghi, collegarli con i percorsi europei, con e Mont Saint Michel, prevedere per i viaggiatori interessati al culto micaelico tante soste nel Gargano interno e in Capitanata.

Il convegno di Cagnano offrì alcuni spunti per il rilancio nel Gargano e del turismo culturale legato al culto micaelico. Vorrei riproporre un reportage pubblicato sul Gargano nuovo Maggio 2009 in cui riprendo i punti salienti delle relazioni degli studiosi intervenuti al Convegno.

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Ada Campione (Università di Bari) presenta il “Progetto Custos”, ideato dal prof. Giorgio Otranto, direttore del Dipartimento di studi classici cristiani dell’Università di Bari, e finanziato dai Fondi strutturali europei. CUSTOS è un termine che richiama l’Angelo Custode, ma è anche l’acronimo di cinque parole chiave: Cultura-Università-Storia-Tecnologia-Organizzazione-Spettacolarizzazione. Cinque lettere che lanciano la filiera dell’edutainment (intrattenimento finalizzato ad educare divertendo). Alla base vi è il concetto che l’animazione digitale è l’ultima frontiera per valorizzare la storia e le tradizioni del culto micaelico. Abituati a comunicare in modo tradizionale, gli storici si sono dovuti confrontare con gli informatici del Politecnico di Bari per creare un prodotto, un sito web che arrivasse al cuore della gente, con una serie di prodotti multimediali: un portale tematico, dove è possibile visionare gli itinerari storico-folclorici-naturalistici oltre ad informazioni utili per il diletto e per il divertimento. Sono online documentari scientifici, firmati da Raffaele Nigro, in sinergia con la RAI. Uno è di animazione (Il giorno dell’Angelo) per avvicinare al culto micaelico anche i bambini. C’è un dossier, una mostra fotografica relativa ai tre Monti dell’Arcangelo (La Sacra-Monte Sant’Angelo-Mont Saint Michel). Custos è un progetto visionabile in rete al link: http://www.custos.unibari.eu/index.php).

Monte Sant’Angelo è stato il primo luogo europeo dove il culto si è insediato. 
L’espressione “San Michele clonato”, secondo Laura Carnevale (Università di Bari), non è affatto un eufemismo. Il modello garganico, nel corso dei secoli, fu esportato in tutta Europa, diffondendosi in modo straordinario. Ci fu una diffusione notevole del culto degli Angeli, mediatori tra l’uomo e Dio, anche se inizialmente la Chiesa cattolica manifestò diffidenze (Epistola di San Paolo). I fedeli vi ritrovavano un antico sostrato pagano. I tre Arcangeli: Michele, Raffaele, Gabriele avevano funzioni diverse. Michele era il messaggero, protettore di Israele, del popolo di Dio, della Chiesa, protettore di nazioni e città. L’Arcangelo era rappresentato come guerriero, capo milizie angeliche, guaritore e psicopompo. Traghettava i morti nell’aldilà, dopo aver pesato le anime con la bilancia. Queste le attribuzioni più note. 
I duecento graffiti presenti nel santuario di Monte Sant’Angelo testimoniano la fede di pellegrini lontani. Le iscrizioni runiche dimostrano che sul Gargano arrivavano pellegrini da tutto il mondo, era un fenomeno internazionale. Il culto si era diffuso dapprima in Asia minore (Turchia-Colosso-Bitinia), dove vi erano siti con acqua terapeutica, miracolosa. Nel IV secolo Costantino riconsacrò a san Michele un tempio dedicato a Vesta. Qui si praticava il rito dell’incubatio, i fedeli dormivano fuori del santuario, nella pelle dell’animale sacrificato al Dio. Il V secolo registra una attestazione romana, una basilica sulla Salaria, e una chiesa in grotta sul Gargano.
Con sicurezza datiamo quindi il culto micaelico garganico al V secolo. Due gli elementi tipologici: la data dell’8 Maggio e l’episodio del toro. Tutte le volte che troviamo questi due elementi c’è un rapporto con il Gargano. Artisti anonimi e noti hanno collegato il culto micaelico al nostro Promontorio. L’iconografia del pastore Gargano che scocca una freccia contro il toro ebbe una diffusione altissima. Il Dies festus dell’8 maggio testimonia il rapporto con i Longobardi.
Anche gli elementi naturali sono parte integrante del culto, non possiamo scindere dalla natura le virtù taumaturgiche dell’Arcangelo. Tipologie micaeliche tipiche sono riassumibili in uno scenario aspro, selvaggio, in un percorso in grotta, nell’acqua miracolosa, nella presenza del bosco. Ultimo elemento è la roccia come essenza stessa della Grotta. L’Angelo vi imprime la sua impronta. A Cagnano Varano vi sono tutti questi elementi: la presenza dell’acqua, elemento terapeutico per eccellenza, di purificazione, fondamentale anche nei culti pre-cristiani; la natura rigogliosa, incontaminata, predisposta al contatto divino. La Grotta richiama simbolicamente le viscere della terra, è ombelico del mondo, luogo oscuro, pericoloso. Ha un rapporto con le forze negative demoniache (l’Angelo che sconfigge il demonio), ma si erge sul Promontorio proteso verso il mare e sulla Montagna, metafora della tensione verso il cielo, verso il Divino.

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Antonio La Porta rievoca episodi di pellegrinaggio alla Grotta di san Michele di Cagnano Varano. Non c’erano macchine, gruppetti di bambini vi si recavano a piedi, precedendo la processione. C’era più libertà di andare da soli, anche se c’era il pericolo che qualcuno scivolasse in qualche burrone. Giunti alla Croce, scagliavano delle pietre, “per uccidere il serpente”, si diceva. Nel percorso in grotta, erano interessati a guardare gli ex voto (lo sciarabbà rivoltato di Donatacci), le polle dello stillicidio, la Fonte miracolosa. Accostando l’orecchio vicino, si sentiva il rumore delle onde. Da tutto il Gargano arrivava gente in Grotta e alla Fiera. I pellegrini di San Nicandro si fermavano con i loro carretti (traini) vicino alla cabina elettrica. Anche i Carpinesi avevano un loro punto di ritrovo. Una volta litigarono e uno di loro fu lasciato mezzo morto a terra. Tutti scapparono, ma la vittima si rialzò minacciando vendetta contro chi lo aveva tramortito: “Dove sta? Voglio ucciderlo!”. Un aereo nel 1937 sorvolò Cagnano a volo radente, toccando i comignoli del Cavut. In Fiera, i cavalli imbizzarriti cominciarono a rompere i carretti!

Michele d’Arienzo rileva i segni micaelici presenti nel Gargano: impronte, pitture, crocifissi. Documentazione utile per illustrare le forme del culto lungo i suoi 15 secoli di storia. Rappresentazioni efficaci, che racchiudono il senso della vita.
Come la sagoma di un piede che schiaccia il demonio. Sotto è rappresentata la grotta con un rigagnolo al centro. Lungo un sentiero, la scritta 1669, poi una croce nella valle San
Martino vicino agli eremi, un’altra incavata nella roccia, un masso erratico con segni particolari che fecero pensare al cavallo di Orlando. Alcuni pannelli di San Michele un tempo presenti sono stati asportati, e partiti per altri lidi. Nel territorio di Cruci si rileva ancora la presenza di un mucchio di pietre penitenziali che i pellegrini trasportavano e lasciavano cadere nel mucchio (cragne), di fronte al santuario Un particolare presente anche nel camino di San Giacomo di Compostela. Si susseguono immagini di bimbi in abito votivo, “attestati di pellegrinaggio”, immagini di pastori transumanti dall’Abruzzo. Scritte gotiche lungo le ogive, uno scudo triangolare con tre stelle a doppie punte, rilievi di mani. Secoli di vita a volte illeggibili. Un’antica stampa del ‘700 mostra l’ingresso del santuario con una sola ogiva.
Una cartolina d’epoca raffigura la Compagnia di San Giovanni Rotondo, un’altra il percorso dei pellegrini e la Porta del Toro.
D’Arienzo rileva quindi i rapporti di Cagnano Varano con il santuario del Monte Gargano, partendo dalla testimonianza del Cavaglieri (fine ‘600) fino ad arrivare al Novecento.

Leonarda Crisetti si chiede: chi frequentava la grotta di san Michele? I segni in essa presenti attestano frequentazioni ininterrotte dal Paleolitico ai nostri giorni. Una zona, quella vicina a Cagnano, aperta ai contatti con la sponda adriatica, ed esposta ai flussi migratori. Tracce rilevate dal Galimberti sono risalenti al paleolitico medio. Il villaggio dei Pescatori di Bagno (località dove vi è una necropoli simile a quella di Monte Saraceno)
risale all’età del bronzo e del ferro; al primo millennio è attestato l’arrivo di Slavi e Illirici. Una città di notevoli dimensioni (Uria?) sorgeva nel Piano di Carpino.
Chi frequentava la grotta di San Michele nei secoli scorsi? Gente povera, in genere contadini. Chi viene oggi? Dal registro delle firme, anche se è evidente una sottostima, risulta che nel biennio 2001-2003, sono stati oltre 14mila i visitatori, provenienti, oltre che dal Gargano, dall’Italia e da tutto il mondo.

Antonio Guida afferma che tutte le grotte di San Michele sono state dei mitrei, cioè dei luoghi consacrati a Mitra. Ecco perché nel 345 d. C. la Chiesa di Roma condannò il culto degli Angeli; solo nel 745 papa Zaccaria lo riabilitò.
La statua dell’Angelo del Varano (che schiacciava un demone simile a un caprone), scomparsa qualche anno fa dalla nicchia antistante la grotta di Cagnano, era paragonabile all’Eraclio di Barletta, sotto le ginocchia presentava delle lamine, delle maschere che solo i generali come Onorio erano soliti portare alla caviglia o sul labaro. Questa statua dell’Arcangelo risaliva al 1631. Una data emblematica: il Vesuvio emise forti boati, le ceneri arrivarono per più giorni sul Gargano. Si pensava fosse arrivata la fine del mondo. Ci furono pubbliche manifestazioni penitenziali.
La statua attuale di San Michele è un modello diverso. Presenta, fral’altro, ali uniformi, non spezzettate come nell’antica. Nella Grotta c’è un bell’affresco di una Madonna che coccola il suo bambino. Presenta croci gemmate, e un mantello rosso di rito greco. Bisognerebbe recuperare questa e altre pitture della Grotta, che stanno irrimediabilmente deteriorandosi a causa dell’umidità.

Maria Antonia Ferrante ha analizzato dal punto di vista psicoanalitico il culto degli Angeli. Una lettura intrigante che leggeremo, insieme a tutti gli interventi dei relatori, negli Atti del Convegno che saranno pubblicati, si spera, a breve.


TERESA MARIA RAUZINO

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