Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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La festa di Santa Lucia a San Marco in Lamis

Santa_Lucia

I Commercianti di Via Roma e l’Associazione Commercianti di San Marco (ACSM) distribuiranno gratuitamente le fave benedette di Santa Lucia.

“Il giorno della festa di Santa Lucia a San Marco in Lamis, e in alcuni comuni del Gargano, le devote della Santa distribuiscono gratuitamente al vicinato le fave secche, messe in ammollo la sera precedente e lessate senza sale. Chi le riceve recita un Pater, Ave, Gloria prima di consumarle.”

Questa usanza nasce dalla seguente storia: “Si racconta che Santa Lucia, figlia di un ricco proprietario terriero, abbia svuotato il magazzino del padre,  pieno di fave, per sfamare i poveri. Quando il padre seppe il fatto, rimproverò la giovane, che lo invitò a non preoccuparsi poiché di fave nel magazzino ce n’erano abbastanza. Il genitore volle rendersi conto di ciò che la figlia diceva: si recò nel magazzino e lo trovò pieno zeppo di fave.”

A Monte Sant’Angelo, secondo quanto riferisce il Tancredi, si crede che di “Fave arricciate” si sia nutrita la Santa nella cella in cui era rinchiusa   (Da Galante G.,  La Religiosità popolare di San Marco in Lamis, Li còse de Ddì, Bari, Malagrinò, 2001)

Il giorno 13 dicembre a partire dalle ore 19.00 in via Roma e nei pressi della Chiesa delle Grazie, dove la Santa viene venerata, i Commercianti di Via Roma e l’Associazione Commercianti di San Marco (ACSM) distribuiranno gratuitamente le fave benedette di Santa Lucia.

Li calènne de Santa Lucija (Le calende di Santa Lucia)

I contadini, ancora oggi, per prevedere le condizioni meteorologiche dei diversi mesi dell’anno, contano le calende. Ogni giorno che segue la festa di Santa Lucia (13 dicembre) rappresenta un mese dell’anno. Il giorno di Natale corrisponde al mese di dicembre in quanto dopo tale data si conta in ordine ascendente (a nghianà), il 5 gennaio invece preannuncia il tempo che ci sarà nel mese di gennaio poiché, da Natale in poi, si conta in ordine discendente (a sscégne).

Storia di Santa Lucia

Santa Lucija, che jjèva tante bbèlla,

li suo fratèlle la purtàvene a spasse.

La vide lu rré che jjèva tante bbèlla,

sùbbete ce la manna salutanne:

“Te salute a tté, donna Lucija,

lascia la féde tova e ppigghia la mija.”

“Nnante inte lu foche me menarrija

che nno la féde mija la cagnarrija!”

Santa Lucija che jjèva còre fine

ce lèva l’òcchiera e lli métte inte lu bbacile.

Chiama la sèreva e lli dice:

“Purtàteli allu rré sti doje presènte

aciòcca ce ne sazia a ttenéreli a mmènte.”

La sèreva jè gghiuta accata lu rré e ha dditte:

“Tè’, quisti te li manna Lucija.”

“Ma che ssò’? Ma che ssò’?

Quante sò’ bbèlle!”

Ha rresposte la sèreva:

“Quisti sò’ ll’òcchiera de Santa Lucija.”

Santa Lucia, che era tanto bella,

i suoi fratelli la portavano a spasso.

La vide il re che era tanto bella,

subito la salutò:

“Ti saluto, donna Lucia,

lascia la fede tua e prendi la mia.”

“Piuttosto nel fuoco mi butterei

anzichè cambiare la mia fede!”

Santa Lucia, che aveva un animo gentile,

si cava gli occhi e li mette in un bacile.

Chiama la serva e le dice:

“Lucia porta al re questi due doni

affinché si sazi (o si contenti) di guardarli.”

La serva è andata dal re e gli ha detto:

“Tieni, questi te li manda Lucia.”

 

“Ma cosa sono? Quanto sono belli!”

 

La serva ha risposto:

“Questi sono gli occhi di Santa Lucia.”


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