Eventi e Spettacolo
Si continua a morire tra le mura domestiche, nonostante le leggi

Alcune analisi per migliorare il tasso di sicurezza di un paese troppo spesso afflitto da «tragedie annunciate». E’ opportuno cominciare citando qualche numero: Le cifre sulle morti tra le pareti domestiche sono agghiaccianti.
Basta accedere alle statistiche dell' Inail:
- tre milioni di infortuni domestici ogni anno, legati in principal modo alla non perfetta e, in alcuni casi, pessima installazione di impianti elettrici e di impianti a gas.
- novemila sono i decessi riconducibili annualmente agli incidenti che si registrano tra le mura di casa, quel luogo che ogni cittadino immagina idealmente come il posto più sicuro nel quale rifugiarsi.
Se poi ragioniamo in termini di costi, solo soffermandoci su quelli relativi agli infortuni sul lavoro, vediamo come le spese per l'assistenza sanitaria, per le indennità conseguenti agli incidenti e per le procedure giudiziarie che naturalmente vengono attivate incidano ogni anno per un importo pari a 30 miliardi di euro. Ma se a questa cifra sommiamo quelle relative ai sinistri stradali e agli infortuni domestici, il costo annuo che il Paese sopporta per la violazione delle norme in termini di sicurezza ammonta ad oltre 50 miliardi di euro.
L’articolo 40 del codice penale, secondo comma, stabilisce un principio: “non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”. Questo significa che chiunque concorre alla realizzazione di un fatto che può, se non conforme a regole, a discipline o procedure, produrre effetti non voluti deve rispondere del proprio comportamento che può essere tanto colposo quanto doloso.
Bisogna quindi agire sul versante della prevenzione. In tal senso sarebbe opportuno rivalutare il ruolo degli ordini professionali.
Dobbiamo riflettere su quale deve essere il ruolo del soggetto che opera nell'ambito di una specifica professionalità tecnica: le norme che molto spesso impongono l'iscrizione ad albi ed ordini professionali debbono trovare una più stringente e cogente applicazione. Se l'operatore risulta non iscritto a quello specifico albo e non ha quindi i requisiti previsti dal legislatore, si deve tenere conto che non solo possono esserci profili di responsabilità per l'evento che si va a determinare, ma anche per l'esercizio arbitrario della professione che è una fattispecie tipica prevista dal codice penale.
In ogni caso la questione dei controlli in materia di sicurezza - è proprio il caso di dirlo - appare però ancora fuori controllo. Cosa c'è che continua a non andare?
I controlli hanno un senso se avvengono in chiave preventiva. Il controllo dopo che si verifica 1'infortunio o dopo 1'accertamento della malattia professionale sta ad accertare solo il fallimento della prevenzione.
Ma tornando sugli ordini professionali.
L’ex Legge 46/90 e l’attuale D.M. 37/08 “Norme per la sicurezza degli impianti” prevedono un capitolo relativo ai controlli, e tra gli enti territoriali individuati come soggetti che potenzialmente possono affacciarsi ai controlli vi sono proprio gli ordini professionali.
A mio avviso credo che i controlli che partono dal basso - come i controlli che potrebbero esercitare gli ordini professionali - possono incidere significativamente sui comportamenti scorretti.
Se le leggi continueranno a non essere rispettate i costi per la collettività sia in termini di vite che in termini economici continueranno a crescere rispetto a quelle cifre spaventose che ricordavo all'inizio.
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