Venerdì, Maggio 18, 2012
   
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LE VIE DELLA MINIERA: i luoghi abbandonati nei racconti di Paolo Rumiz a San Marco in Lamis

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“Può esserci nobiltà nell’incompiuto”. Un interrogativo che diventa certezza guardando “Le dimore del vento”, video realizzato da Paolo Rumiz con la regia di Alessandro Scillitani.

L’incontro a San Marco in Lamis, nell’ambito della manifestazione LE VIE DELLA MINIERA, con Rumiz, giornalista di Repubblica, che ha tradotto in immagini, in collaborazione con il regista Scillitani, il racconto sui luoghi abbandonati, ha bene... (segue)

...rappresentato il tema della giornata dedicata proprio alla tutela della Memoria. In mattinata, nel dibattito introdotto da Gennaro Tedesco, con gli studenti del “Giannone”, Rumiz ha ricordato le ragioni che sono state prima alla base del suo viaggio raccontato a puntate sulle pagine del quotidiano romano. “Le case degli spiriti” è stato il viaggio tra le “città morte, fabbriche dimesse, ferrovie e miniere abbandonate, relitti di terra o di mare”. Un viaggio che non si ferma mai, perché Rumiz è un cacciatore di fantasmi, scopritore di dimore del vento dove “i morti fanno meno paura dei vivi”. Il viaggio raccontato si è fatto immagine - grazie alla regia e al montaggio di Alessandro Scillitani, giovane ingegnere foggiano di nascita ed emiliano d’adozione.

Il video racconta “pezzi di storia dimenticati o nascosti”, dove Rumiz, come ha ricordato Giovanni Rinaldi, “racconta un luogo, interroga persone e raccoglie testimonianze, perché la Memoria è ricchezza”, ma soprattutto la Memoria, ha ricordato il giornalista triestino, separare il rudere dalla rovina e ridona senso a luoghi abbandonati, quelli che hanno ancora voci segrete che meritano ascolto. Il tema dei luoghi abbandonati e dello sviluppo delle attività produttive è stato poi al centro dell’incontro pomeridiano, ospitato nella sala del Laboratorio Artefacendo. Dopo i saluti di Angelo Ciavarella Soccio, assessore alla Cultura del Comune di San Marco in Lamis, moderati da Geppe Inserra, Rumiz e Scillitani si sono confrontati con Eusebio Ciccotti, docente di critica cinematografica dell’Università di Foggia e Giovanni Rinaldi.

Ciccotti ha ricordato il valore dell’immagine rispetto alla decadenza della Memoria e della capacità di rendere vivo ciò che pare morto e destinato all’oblio. Anche perché, come è stato ricordato nei vari interventi, i luoghi abbandonati sono un patrimonio immenso, spesso sottovalutato e la Memoria nobilita ciò che pare irrimediabilmente compromesso e corrotto dal tempo. La tutela dei luoghi è stato al centro dell’ultima parte della giornata, dove la Memoria si è fatta Storia per raccontare ciò che è stato. Introdotto dalla lezione di Antonio Tedesco, giovane ricercatore sangiovannese, dal titolo “La miniera di San Giovanni Rotondo dall’autarchia alla chiusura”, con letture di brani scritti da Matteo Russo, minatore, letti da Bruna Pettrone, è stato proiettato il documentario “Polvere Rossa”, realizzato da Maurizio Tardio che racconta, per la prima volta, la storia della miniera sangiovannese anche attraverso la testimonianza dei minatori e dei protagonisti di alcune vicende che hanno caratterizzato l’esistenza del sito minerario sangiovannese.

Sotto, un momento dell'incontro

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