Eventi e Spettacolo
Appuntamento con la storia nascosta

Sabato 18 agosto alle 21, nel Comune di Peschici, appuntamento con la Storia nascosta organizzato dalla Associazione Culturale “Punto di Stella” nell’ambito della programmazione estiva del Comune con la collaborazione dell’Accademia del Trabucco e dell’Associazione “Arcobaleno”.
La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità - recita la locandina (foto del titolo; ndr) - su un periodo storico complicato e un fenomeno che va sotto il nome di “brigantaggio meridionale”.
Siamo nel 1861 e il Regno delle Due Sicilie è stato appena “assorbito” da Casa Savoia con l’aiuto della spedizione dei Mille capitanata da Giuseppe Garibaldi. Ciò che sappiamo della caduta dei Borboni lo abbiamo imparato a scuola, sui libri che ci sono stati propinati. Ma la Storia la scrivono i vincitori. E’ sempre stato così. E non fa difetto neanche quella relativa ai regnanti meridionali e a quanto scatenò la loro “cancellazione” dalle monarchie europee. Per ristabilire la vera verità si sono mossi - in particolare negli ultimi decenni - storici e ricercatori, ma anche autori di libri come Pino Aprile del cui “Terroni” parleremo fra un attimo. Eppure c’è ancora chi propaganda e lancia messaggi fasulli. Vedi la recente fiction Rai “Il Brigante” per la quale è sceso in campo perfino un gruppo Facebook.
“Terroni”, si diceva. “Terroni” (leggiamo da una recensione) è “un libro che ci porta indietro nel tempo: alle trame imbastite da Cavour e dai Savoia per accaparrarsi a prezzi di saldo il Regno delle due Sicilie, e anche allo scoccare dell’arrivo dei garibaldini e al saccheggio perpetrato dai Piemontesi a danno del Sud. Un Regno, quello dei Borboni, che a dispetto della storiografia ufficiale era finanziariamente molto solido, con una moneta d’oro e argento e titoli di Stato dal valore elevato, una flotta mercantile seconda in Europa per tonnellaggio, una base industriale molto promettente con un impianto di base nella calabrese Mongiana che il 1860 dava lavoro a circa 1.500 operai addetti alla produzione di materiali e semilavorati ferrosi poi rifiniti sia in loco sia nel polo siderurgico di Pietrarsa, nel Napoletano. Si pensi che nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856, il Regno delle Due Sicilie ricevette il Premio come terzo Paese industrializzato del mondo, dopo Inghilterra e Francia.
“Il Tesoro delle Due Sicilie - continua la recensione, - ammontava a 443 milioni di Lire oro, pari a circa 200 miliardi di euro, rispetto agli appena 347mila versati in tutte le banche d’Italia messe insieme. Insomma, i due terzi della ricchezza finanziaria dell’appena costituito Regno d’Italia dei Savoia provenivano dalle casse dei Borboni. Questo tesoro dopo l’unificazione del 1861 fu trasferito immediatamente a Torino per risanare le casse del Piemonte, uno Stato fra i più indebitati d’Europa a causa delle ingenti spese per finanziare le guerre contro l’Austria.
“La presa ferrea della dinastia sabauda sul Sud fu fatta di occupazione militare, tasse elevate, dazi doganali che stroncarono le esportazioni agricole, fabbriche smantellate coi macchinari più efficienti trasferiti al Nord. E di interi paesini (specie in Irpinia e Basilicata) rasi al suolo e dati alle fiamme con la popolazione, accusata di collaborazionismo col brigantaggio, passata per le armi e i corpi esposti nelle piazze: decine di migliaia di morti. Ma fu anche l’inizio dell’alleanza dei Piemontesi con la delinquenza locale che si organizzò e divenne mafia, camorra, ‘ndrangheta, sviluppando il controllo del territorio con la compiacente e interessata tolleranza dello Stato sabaudo.
“Dopo l’Unità, il Sud precipitò nella miseria più nera: una terra che non aveva mai conosciuto l’emigrazione vide l’inizio di un esodo biblico per le Americhe. Se oggi siamo quello che siamo, dobbiamo ricercarne le radici nel 1860 e dintorni”. Fin qui la recensione del libro di Aprile. Sabato sera ne sapremo di più non per voler “riscrivere” o “rifare” la Storia, piuttosto per divulgare la “controverità” attraverso i video - gentilmente messi a disposizione da Vincenzo Vescera (in arte Vinvè) - che saranno proiettati. Saranno quindi le immagini a parlare. Immagini che si presentano da sole e forse ci faranno capire i perché di tanta vergogna, imbarazzo e timore nel volerne rivelare i retroscena. Un appuntamento da non mancare.
Piero Giannini














