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La politica e l'orecchino

Premessa: indosso l’orecchino da 26 anni. A diciotto anni mi feci forare il lobo destro per una trasgressione innocente. Un vezzo, scevro da significati particolari. Un ornamento del volto e nulla più.
Da allora mi sono sempre divertito a verificare le reazioni che il mio orecchino — un cerchietto d’oro — suscita nei miei interlocutori. Simpatia, perlopiù, mista a curiosità. Poche domande sul perché di quella scelta. Molti — allora come ora — preferiscono solo immaginare le motivazioni per le quali decisi di farmi forare il lobo destro.
Solo Ciriaco De Mita, ricordo, ebbe da ridire: «Ti sei messo l’anello all’orecchio — mi disse — . Non mi piace. Ricorda l’anello portato dagli schiavi romani». Sorrisi. Senza neppure tentare di spiegare il vero motivo di quel vezzo indossato. Una trasgressione innocente, appunto. Altri indugiarono sul lobo scelto. Perché a destra? Ha un significato particolare? Comunica qualcosa? Continuavo a ripetermi: non significa niente, la destra è stata una scelta casuale. Avrei potuto metterlo a sinistra. Per me non c’era alcuna differenza. Per tutti, invece, le spiegazioni e le differenze — notai allora — assumevano vari significati. Del resto la rappresentazione del mondo scaturisce dai propri pensieri e non da altro.
Oggi quasi non faccio più caso all’orecchino che indosso, ogni tanto ci gioco. Da vezzo a passatempo. E ho notato che anche la curiosità rispetto a quell’ornamento è notevolmente sfumata. Qualcuno ancora ci fa caso. Non certo io. Eppure l’orecchino torna prepotentemente alla ribalta della cronaca politica di questi mesi. Perché? Perché lo indossa Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e potenziale candidato alle primarie con le quali il centrosinistra dovrà scegliere l’aspirante premier.
Ecco allora che il fregio assume di nuovo particolari significati. La destra politica con i suoi media coglie la debolezza del centrosinistra: criticare l’orecchino di Vendola vuol dire essere bigotti. «E il centrosinistra lo è», ha sentenziato ieri Tony Damascelli su Il Giornale. Tutto tranne l’orecchino, insomma. E se così non fosse? E se il centrosinistra — rischiando goffe figure tra il suo elettorato e con gli avversari — si nascondesse dietro un cerchietto all’orecchio per non dire la verità? Il sospetto è che Nichi Vendola sia avversario temuto dagli apparati della sua coalizione prima ancora che dal centrodestra. E allora perché non dirlo chiaramente? Il «no» a Vendola giustificato da ragionamenti politici avrebbe sicuramente più senso dei tentativi di colpire l’uomo e le sue passioni. E poi: non è proprio nel centrosinistra che si trovano militanti politici ornati di orecchino? Il centrosinistra, nel tentativo di demolire le aspirazioni del presidente della Puglia, dimentica anche di che pasta è fatto il suo elettorato. Un segnale preoccupante, che certifica la distanza tra i vertici politici e la base elettorale. Più chiaro sarebbe stato il centrosinistra se avesse detto «no» a Vendola per ragioni politiche. Un comportamento del genere sarebbe risultato inequivocabile ad elettori che alla coalizione chiedono ancora — senza ottenerla — chiarezza. A proposito: qualcuno si è chiesto se Nichi Vendola ha anche un tatuaggio?
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