Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Anni 1960/2010. Come cambiano i modi di divertirsi dei giovani

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Generazioni a confronto.
Cosa significa divertirsi oggi, è una domanda dal sapore confuso e ambiguo.

L’opinione dei più, a riguardo,  recita spesso che il divertimento oggi risieda nella distruzione del sé seguendo mode esasperate e il “dimenticarsi” del valore della propria vita.

Irresponsabilità nel guidare, mode di violenza collettiva, per i giovani d’oggi non sono un problema, ma vita ordinaria. Il divertimento sano non esiste più, divertirsi davvero senza cadere nella facile trappola dell’omologazione imposta, quasi impossibile.

Eppure, se si pensa soltanto a qualche generazione prima, quelle a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e i “terribili” anni ’80 si carpisce come il significato di divertimento, coesione sociale e gioventù, assumono connotati totalmente diversi da quelli odierni. Valori, disciplina, senso della vita specialmente nei ventenni del 1960 (oggi sessantenni) suonano come tempi che mai più ritorneranno, perché troppo si è andati avanti, nel modo sbagliato. Ma non è tutto oro quel che luccica, sepolti sotto la coltre della nostalgia non vengono presi in esame alcuni fatti (storicamente molto importanti) come ad esempio le rivoluzioni studentesche del ’68 nell’accezione violenta e non in quella della sana protesta contro il sistema illiberale presente in quel momento. Assopite tra i ricordi, non emergono neanche le brutture della droga che iniziava a circolare sempre più insistentemente dagli inizi degli anni ’70 sfruttando i miti come quello di Jimi Hendrix per citarne qualcuno. Ancora, il profilarsi di una malattia dai risvolti sconcertanti come l’HIV negli anni ’80 e così via fino ai giorni nostri.

A questo punto, potrebbe partire l’obiezione sul vero significato di divertimento nelle varie generazioni. L’obiezione può essere accolta. Pare infatti che ogni generazione ha dei “buchi neri” con cui fare i conti. Il divertimento sano esisteva ed esiste, ma oggi come allora, pochi sono gli adepti che confidano sapientemente in tale pratica. E’ la coscienza di ognuno di noi che parla. Chi è capace di ascoltarla, a tal riguardo ha sempre l’ultima parola.

Senza scendere in falsi moralismi e cercando di sviscerare quanto più possibile i modi di divertirsi nell’ultimo quarantennio del secolo scorso, vediamo con molta sorpresa e una certa presa di coscienza che nel decennio del 1960 ci si divertiva davvero con poco. Saranno i postumi della fine della guerra e il timido inizio di ripresa, almeno per quanto riguarda l’Italia, che il divertimento si classifica tra quelli più tranquilli tra i periodi presi in esame. Un bar come locale aggregante, una casa più grande dello standard di quegl’anni e si fa festa!! Jukebox o i giradischi casalinghi erano i soli strumenti necessari, il resto è dato dalle sensazioni che gruppi musicali (allora denominati complessi) come I Camaleonti, Nomadi. I “mitici” anni ‘60 insomma hanno rappresentato il decennio caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale che l’Italia abbia mai avuto.

Da non sottovalutare l’humus che ha permesso tutto ciò. Gli eventi socio-politici e culturali di quegli anni infatti avrebbero inevitabilmente influenzato valori, aspirazioni e stile di vita di quella generazione di gioventù uscita non solo dalla guerra, ma anche dalla miseria più nera… Sud Italia e Nord-Est in primis… La Beat Generation ed in seguito la musica pop, diventano il nuovo modo di espressione dei giovani, che cominciano ad identificarsi nei loro idoli e cercano di emularli attraverso il portamento, come ad esempio un taglio di capelli o modi di dire. Il decennio del ’60 è l’epoca in cui si afferma la minigonna, capo d’abbigliamento non solo simbolo di rivoluzione e cambiamento ma punto di inizio che fa emergere una nuova figura femminile che abbandona gradualmente l’etichetta formale imposta negli passati da bon-ton molto precisi e restrittivi, in favore di una maggiore espressione di libertà.

Gli anni ’70 cominciano sotto un altro tipo di stella… sono gli anni dell’eccesso. Passato il decennio di transizione del ’60 questi anni sono l’emblema della gioventù che vuole sperimentare. Nascono le prime discoteche che soppiantano in un sol colpo le vecchie balere, roba da nostalgici e vecchi non più all’altezza della nuova situazione che si è venuta a creare. Divertimento per giovani dato da un nuovo tipo di musica e dall’emergere di una piaga che non conoscerà più limiti spazio temporali, la droga. Moda eclettica e senza frontiere che si combina con una musica che trasgredisce valori e opinioni fin a quel momento pace certa di una generazione immettono nella società un nuovo tipo di attore sociale. Strafottenti, i giovani di quest’epoca, rendono non poco difficile il lavoro degli educatori, che cercano in tutti i modi di riprendere le redini perse con la rivoluzione del ’68. Il vecchio stampo in pratica non va più. La generazione è cambiata, il rock e il progressive rock che fanno da sfondo a questa nuova cornice societaria è musica che alza gli animi e che inneggia al trasgredire le regole. Canzoni come ad esempio Keep yourself of our lives o Tie your  mother down dei Queen sono stati alcuni degli inni di questa generazione, “il tenersi in vita” o  “lega tua madre” contro le oppressioni genitoriali, sono alcune parti della bibbia del ’70. La disco dance con l’aggiunta della psichedelica sono inoltre la nuova frontiera dei ’70. Locali e vestiti alla moda diventano roba ordinaria. Ma la regina incontrastata di questo decennio è la droga, LSD in primis. “i viaggi” hanno preso il possesso di questa giovane generazione vogliosa di sperimentazioni sempre nuove, spesso al limite.

Anni ’80 e ’90 molto simili se non fosse per gli accadimenti di un decennio, storicamente parlando. I giovani provenienti dal decennio del ’70 lasciano in eredità la voglia di sperimentare, ma la generazione ’80 ha poca voglia da imparare dagli errori delle generazioni precedenti. Si mantengono le discoteche, il rock si amplia di nuove sonorità, il grido di ribellione si fa sempre più forte. Pare che si sia giunti anche ad una maturità sessuale di tutto rispetto, ovvero senza tabù, ma è proprio qui che il tutto vacilla. L’HIV serpeggia dal 1985 in poi (anche se le coppie etero sono ancora una minoranza) causando non pochi problemi di ordine pubblico. Anche la droga non sembra dare tregua. L’eroina, droga dei dannati, è “patrimonio” della gioventù dell’ottanta generation. Il divertimento nel ventennio ‘80, ’90 precipita inesorabilmente nell’omologazione. Non c’è più fantasia di sperimentare, tutto è uguale di settimana in settimana. La “Milano da bere” poteva essere una rinascita per gli anni novanta, ma l’affermarsi della classe degli Yuppies della “Nuova Milano” rompe le uova nel paniere. Le giornate di dopo lavoro o del classico weekend sono tutte uguali, i giornali dell’epoca parlano di un’ecatombe di morti all’uscita dei locali notturni, le cosiddette stragi del sabato sera.

L’ultimo quarantennio del secolo breve, dal punto di vista del divertimento non ha avuto un futuro roseo con il passare degli anni, ma ha avuto uno shock man mano che il progresso e il benessere avanzavano verso una situazione migliore. Da questo escursus di accadimenti non è difficile intuire che il detto “Si stava meglio quando si stava peggio” è di per sé azzeccato. I postumi della guerra nel ’60 o la crisi petrolifera a cavallo tra il ’70 e l’80 spesso hanno messo in moto meccanismi di crescita e rinascita, ma anche di creatività e dinamismo. Queste, qualità intrinseche nei giovani, oggi non vengono più sfruttate. Anzi, chi le usa spesso viene visto con occhio molto critico a meno che non diventa fenomeno mediatico

Infine per quanto riguarda gli anni del 2000, nonostante siano passati 10 anni, il tutto si risolve come un concentrato di esperienze passate che ritornano prepotentemente nelle mode dei più giovani grazie al tentativo spasmodico di riportare tempi che non ci sono più. Il Vintage, ora di moda, non è altro che un tentativo da parte dei nostalgici di sopperire alle mancanze che l’odierna società non sa colmare. Lacuna questa, che di certo avvantaggia il sapore retrò, ma rende ancora più visibile la differenza tra il modo di divertirsi dei vari decenni. Questo però se da un lato avvantaggia il mercato e la nuova moda, dall’altro mette ancora di più sotto schiaffo le potenzialità che la società moderna potrebbe far emergere grazie ad esempio alla tecnologia.

Non esistono divertimenti giusti o sbagliati, dipende dal tessuto etico-morale o sociale del periodo. I buchi neri sono anche loro indicatori di quando e cosa avviene. Confidando in una ripresa dei valori tradizionali tramandati dai nostri padri, tutto cerca di essere diverso da quello che sembra, uguale da quello che è diverso. Insomma la creatività è forse l’anello mancante di questa nuova generazione e il quarantennio del novecento appena trascorso lo insegna davvero.