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Istituzione di una giornata per le vittime della guerra del 1860-70
Verità per la nostra storia passata. Questo desidererei.
Smettere di credere alla favola italiana dei mille garibaldini che riescono a sconfiggere un esercito di cinquantamila soldati borbonici, come se al solo nome di Garibaldi i soldati smettessero di combattere. Diciamoci la verità, la leggenda che ci viene raccontata è semplicemente fuori da ogni logica storica. Senza gli inglesi(ancorati con alcune navi della flotta a Marsala, luogo dello sbarco) e gli ungheresi pronti ad aiutarli, non ci avrebbero nemmeno provato(vedi Pisacane).
Basta con le favole della “caccia allo straniero” e “la negazione di Dio”: a proposito, i Savoia parlavano francese. In nome di quale diritto si professarono più italiani degli altri? Nessuno di loro era sceso più a Sud di Firenze, prima dell’unità, si capisce.
Non si ha purtroppo il coraggio di dire che l’unità d’Italia è stata in realtà una guerra di espansione del Piemonte a danno degli altri Stati italiani, legittimata dai plebisciti farsa di quegli anni.
La “dinastia” sabauda che regnò sull’Italia(ci sono stati solo quattro re, di cui uno re-gnò per trenta lunghissimi giorni) non può dare lezioni di moralità a nessuno. I Savoia ci hanno trascinato in diverse guerre (quella civile della lotta al “brigantaggio”, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, senza dimenticare l’appoggio dato a Mussolini), e, alla fine, da vigliacchi (e con il bottino) hanno abbandonato la propria nazione con una guerra in corso, lasciando sbandati, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, circa 900.000 mila soldati italiani. Altro che padri della Patria.
Ma, a parte i Savoia, che sono stati protagonisti, volenti o nolenti, della nostra storia, pensavo che il duemilaundici potesse essere l’occasione per ripristinare la verità storica in memoria di coloro che persero la vita durante la cosiddetta fase del “bri-gantaggio”, ma abbiamo sprecato l’ennesima occasione. Io di quel periodo una mia idea ce l’ho e dico che non si può semplificare tutto affermando che erano sempli-cemente bande di criminali.
Se fosse stato così perché istituire lo stato d’assedio nelle province meridionali e mantenere il grosso dell’esercito (120000 uomini su un totale di 240000) nel Sud Italia? Forse la verità sta nel fatto che ci fu una sollevazione delle masse popolari in seguito ai decreti degli ufficiali piemontesi, come conseguenza della legge Pica che istituiva la dittatura militare nell’Italia meridionale. Ad esempio a Monte Sant’Angelo (cito questo perché semplicemente ci ha toccati più da vicino, gli altri sono più o meno simili e finanche peggiori), il maggiore piemontese Martini nell’Ordine del giorno del 16 settembre 1862 decretava:
“Tutti i proprietari, massari, lavoratori,pastori,abbandoneranno le loro proprietà, i loro campi, il bestiame, le loro industrie, tutto infine, e si ritireranno dentro venti-quattro ore nel paese dove abitualmente dimorano. Quelli che non si conformano all’ordine presente saranno arrestati e condotti in prigione”.
Ora uno con un minimo di logica capisce bene che un popolo che viveva essenzial-mente di agricoltura si trova ad essere privato di tutto in un solo colpo. Questa è si-curamente una delle cause che hanno portato alla ribellione dei contadini contro l’invasore piemontese. È mai possibile che eravamo tutti delinquenti? È mai possibile che i buoni erano loro e i cattivi eravamo noi. Non credo.
Sicuramente il Regno delle Due Sicilie non era il paradiso in terra, ma allora perché l’emigrazione meridionale coincide con la nascita dell’unità d’Italia? Si stima che dalla nascita dello Stato Italiano siano emigrati dal sud circa 15 milioni di persone. Non è stata emigrazione, è stata una fuga di popolo(tuttora in atto). Se prima si stava così male perché non si emigrava?
Molti meridionali sono stati costretti a fuggire dalla propria terra (e per farlo dove-vano pagare una tassa) per le politiche antimeridionaliste ancora in corso(basta ve-dere i collegamenti ferroviari Sud-Nord con il nuovo orario delle Ferrovie dello Stato 2012) che si sono succedute nel corso di questi 150 anni.
Non esistono dati ufficiali, poiché molti documenti sono stati bruciati o fatti sparire, ma durante la cosiddetta fase del “brigantaggio” circa centomila persone (c’è chi parla addirittura di un milione di morti su una popolazione di 9 milioni di abitanti) sono state uccise o sono morte di stenti per una guerra che in realtà non volevano.
Erano nostri fratelli, erano meridionali, erano italiani.
La dichiarazione dello stato d’assedio ha generato una guerra fratricida tra gli stessi italiani, anche come conseguenza della leva obbligatoria su coloro che il giorno pri-ma non avevano l’obbligo del servizio militare (il Regno Borbonico) e il giorno dopo(a dichiarazione dell’unità d’Italia) erano costretti a sparare contro i loro connazionali. Non sono qui a seminare odio(e non intendo farlo), ma rivendico con forza il diritto di conoscere la verità, in modo che le nostre generazioni e quelle future possano di-scernere e capire che cosa sia stata l’unità d’Italia, e, da lì partire per evitare che altri errori si ripetano.
Il Sud , che ha avuto (e che ha ancora, sarei uno stupido se affermassi il contrario) le sue responsabilità, prima fra tutte quella delle classi dirigenti che si sono lasciate corrompere a suon di denari e di carriere da Garibaldi e dagli emissari di casa Savoia deve ancora sopportare una situazione non degna di un paese civile.
La mia proposta è questa: istituire una giornata in memoria di coloro che sono state vittime di quel periodo così travagliato per la nostra nazione, a cui non sono state concesse neanche l’onore delle armi e che hanno avuto solo la colpa di ritrovarsi dalla parte dei vinti, dimenticati perfino dai libri di storia.
Questo forse potrebbe consentirci di farci essere un po’ meno retorici e un po’ più italiani.
Chiudo questo articolo con una frase di Leonardo Sciascia:
“L’Italia è un paese senza memoria e verità ed io per questo cerco di non dimenticare”.
Appunto, per non dimenticare.
Roberto Pio La Porta
















