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Protestano i genitori del plesso “Compagnone”
Non più di 50 alunni per motivi di sicurezza. È sempre allarme degrado.
Neanche il tempo di mettersi alle spalle i forti disagi dell’emergenza neve, che l’Amministrazione di San Marco in Lamis è chiamata a contenere l’ennesima protesta messa in piedi dai genitori degli alunni del plesso scolastico “Donatello Compagnone”. Materia del contendere, questa volta, la decisione assunta dalla Giunta Comunale con delibera n.21 dello scorso gennaio, con cui, oltre a recepire i dictat della Regione Puglia sul Piano di dimensionamento scolastico, il governo cittadino detta i criteri per le iscrizioni nei due neonati Istituti Comprensivi, costituiti – si legge nella delibera - per “razionalizzare la spesa relativa all’organizzazione scolastica” con l’aggregazione delle scuole dell’infanzia, della primaria e secondaria di secondo grado. I due Istituti avranno un bacino di utenza di circa novecentocinquanta alunni che tenderanno nell’arco del triennio – è la stima dell’Amministrazione – a raggiungere le mille unità.
Fin qui nulla da eccepire, se non fosse per i parametri giudicati fortemente restrittivi. La delibera, infatti, non ponendo alcun limite per la sede centrale di Via Dante Alighieri, impone invece per il plesso di via Compagnone, un numero massimo di 50 alunni “per motivi legati alla sicurezza ed incolumità delle persone (alunni, personale docente e ATA) – pertanto, si legge ancora – non sarà possibile accogliere ulteriori iscrizioni che eccedano il limite massimo stabilito”. Motivazione che, oltre a provocare forti dubbi ed eventuali disagi di sorta in un quartiere di per sé già privo di ogni pubblico servizio, ingenera non pochi allarmismi: quali sarebbero i pericoli argomentati nella delibera tali da mettere dei paletti alle iscrizioni? Perché non lasciare libertà di scelta ai genitori, come per la sede centrale, senza peraltro renderli partecipi su quanto stilato? Tutti interrogativi leciti e lasciati appesi ad un filo, da una delibera forse fatta in tutta fretta e che mette in luce le perplessità degli abitanti dello Starale, sempre più “figli di un dio minore” e costretti a gravitare per qualsiasi esigenza nell’orbita del centro cittadino.
Intanto, alunni e insegnanti continuano a lamentare lo stato di irrefrenabile degrado che attanaglia oramai da anni la struttura. “Ad ogni pioggia – dicono – la palestra è impraticabile per le infiltrazioni d’acqua. Come, altresì, costituisce pericolo la pioggia che invade la scalinata interna che porta alle classi, puntualmente inondata ad ogni acquazzone”. Altro fattore discriminante, sempre a detta dei genitori, l’opportunità di poter scegliere lo spagnolo come seconda lingua straniera, solo se iscritti nella sede centrale. Insomma, per chi abita al centro l’apprendimento di una delle lingue maggiormente diffuse e sempre più richieste dal mercato del lavoro, mentre per il giovane quartiere dello Starale, l’imposizione, ancora una volta, del vetusto e obsoleto francese. Ma non finisce qui. Altro episodio che avrebbe provocato più di un mugugno, la possibilità, poi rispedita al mittente, di modificare il calendario scolastico (nei giorni di Carnevale 20, 21 e 22 febbraio) per consentire il recupero delle lezioni, dopo l’ordinanza che ha imposto la chiusura e la sospensione delle attività didattiche per ben dodici giorni. Pure in questo caso (anche se l’ultima parola spetta al Consiglio di Istituto) l’Amministrazione, nonostante l’ipotesi di vedersi invalidare l’anno scolastico perché inferiore ai canonici 200 giorni, sarebbe stata a guardare, senza adottare nessuna iniziativa affinché si spronasse gli Istituti della zona a recuperare i giorni di serrata. In altri paesi colpiti dalla vera emergenza maltempo, e forse più “seri” del nostro, si è deciso, invece, di riconquistare il “maltolto” in modo da non causare ulteriore interruzione del lavoro scolastico, dedicato – soprattutto - al recupero ed al sostegno degli studenti con maggiori difficoltà.
Al seguente link la risposta dell'Assessore alla Pubblica Istruzione
















