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Pinuccio Villani strizza l’occhio ad Angelo Cera

Pungente verso il PD. Intanto annuncia il suo ritorno in scena.
Riavvolgendo il nastro, lo avevamo lasciato due anni addietro a leccarsi le ferite dopo le minacce subite. E che avevano innescato le dimissioni irrevocabili dalla carica di vice sindaco, tanto da farlo ritirare a vita privata in una sorta di meditazione purificatrice: ”torno a fare il cittadino” disse. Il PD, lo aveva abbandonato, trattato come un numero: “nessun conforto, nemmeno una pacca sulla spalla come si fa con un amico”. Non dimentica Pinuccio Villani. Dipinge un partito fatto di gente squisita “ma con poca personalità”, da manovrati e manovratori, dirigenti “cinici che misconosco valori come amore, bontà e altruismo”, lontani anni luce da quel concetto di “uomini al servizio degli altri”, più prossimi invece al pensiero di “uomini da usare”, da appallottolare e buttare in un cestino come una brutta copia. Carta-straccia. Michelangelo Lombardi, il “mio sindaco? Mai a battere i pugni sul tavolo a favore della collettività. Pronto a fare solo gli interessi di scuderia pur di restare a galla”. Un “non mi schiodo” che lo ha condotto fino in fondo, lustro poi interrotto dagli scrutini dell’anno scorso.
Nel suo studio di Corso Matteotti, dove Villani esercita l’attività forense, ogni cosa è al suo posto. Metodico e cortese sviscera rancori che il tempo non ha sbiadito. “Un giorno venni chiamato da Lombardi e inviato a dimettermi per fare spazio ad Antonio Turco (che poi in effetti divenne il nuovo braccio destro di Lombardi), affinché si facesse terra bruciata nell’ipotetica coalizione di centro che stava prendendo vita. Ovviamente rifiutai – racconta – sarebbe stato un torto verso i miei elettori”. Di quella esperienza, però, non cancella l’impegno profuso e la stima intatta dei suoi aficionado che lo spronano a tornare sulla breccia anche se, quando accadrà, non sarà di certo nell’area di sinistra. “Quando Cera fu eletto alla camera dei Deputati, proposi un consiglio comunale monotematico per fare gli auguri al neo onorevole e, seduta stante, prospettargli le maggiori criticità del paese. Un invito, quindi, ad un impegno bipartisan con il valore aggiunto di avere un interlocutore nella stanza dei bottoni. Perlopiù – aggiunge richiamando quel governo di salute pubblica tanto in voga all’epoca – poteva essere l’occasione giusta per sanare quei rancori mai sopiti, che tanto male fanno al paese. Mi fu risposto: “tu sei pazzo!”.
Insomma, secondo Villani, un’esperienza segnata da un disagio profondo alla luce della sua formazione cattolica, rafforzata da quel ventennale attivismo nella parrocchia di San Bernardino sulla scia degli insegnamenti di Don Matteo Nardella.
Perché, allora, non collocarsi al centro? “Per il carattere a volte irascibile e sanguigno di Angelo Cera - spiega abbozzando un sorriso -che in passato ha provocato più di qualche attrito. Questioni oramai superate”. A fare da contraltare la premura del primo cittadino nel periodo funesto delle minacce: “non dimentico le sue dichiarazioni pubbliche e le innumerevoli telefonate di fattiva solidarietà ricevute”. Per Villani, Cera è una benedizione: “l’unico ad avere la stoffa per poter fare il sindaco”, il Santo Graal in un momento come questo. Però, ammette, c’è ancora tanto da fare e “ si poteva fare di più. Mi rallegro per il lieto fine del campo sportivo e auspico che l’amministrazione si impegni per la riallocazione del mercato settimanale negli spazi già individuati all’epoca ( parcheggio campo sportivo dove Cera ha invece intenzione di realizzare un campo da calcetto a 8)”. Ma il banco di prova per Cera sarà quello del lavoro: “Angelo deve sfruttare la sua posizione, tutta la sua influenza, e coinvolgere magari anche i vertici del partito per dirottare lavoro nella sua San Marco in Lamis, creando le giuste condizioni, anche infrastrutturali, affinché le imprese possano investire sul nostro territorio”.
Un ritorno in politica, quindi? “In realtà – racconta fiero – l’UDC voleva il mio ingresso già in questa tornata elettorale. Rifiutai per evitare facili strumentalizzazioni”. Allo stesso modo, però, non fa mistero circa il ritorno in politica proprio al fianco di Angelo Cera: “alle prossime consultazioni elettorali darò senz’altro la mia disponibilità”. È per questo che boccia la scelta di Tiziano Paragone (e della sua squadra), un “amico fraterno al quale voglio un gran bene”, per aver rifiutato ogni tipo d’alleanza: “forte del consenso ricevuto (anche da chi non si ritiene di sinistra) poteva fornire il suo contributo per quel cambiamento tanto bramato”.
Appuntamento al 2013, dunque? “Cera - dice certo, scartando l’ipotesi delle dimissioni che danno l'attuale primo cittadino candidato nuovamente alla Camera – continuerà a fare il sindaco. Anche per il prossimo mandato”. Appuntamento, allora, al 2016.
LA RISPOSTA DI MICHELANGELO LOMBARDI
(foto archivio)














