
Questo è un momento difficile per scegliere di fare il sindaco. Perché non è più tempo di vacche grasse (anzi, il federalismo fiscale incombente spingerà le nostre comunità a farsi i conti in tasca a piè sospinto) e, soprattutto, perché chi finora ha maneggiato la borsa dei palazzi municipali ha festeggiato spudoratamente, consegnando i bilanci comunali più rossi della vergogna che i responsabili si portano dietro. Al cospettodi un quadro così sconfortante,viene da dire con lo scrittore austriaco Karl Kraus, che «la politica,soprattutto quella sociale, è la disperata decisione di operare i calli di un malato di cancro».
Così, ogni tentativo di sanare una ferita si mostra inadeguato, se non addirittura controproducente, nel curare del tutto il male radicatosi diffusamente nel tessuto istituzionale. Ciò che sta succedendo a Foggia (e non solo ndr) ne è una riprova: Gianni Mongelli non fa in tempo a risolvere un problema che un’emergenza maggiore è adattenderlo al varco di Palazzo di città ogni giorno che passa. Per questi sindaci eroi va l’augurio di un filosofo americano, Ralph W.Emerson: «La caratteristica di un autentico eroe è la sua perseveranza. Tutti gli eroi hanno impulsi e temporanei sussulti di generosità, ma se decidete di essere grandi tenete fede a voi stessi e non cercate di riconciliarvi con il mondo. L’eroico non può essere comune né il comune può essere eroico».(www.antonioblasotta.it)
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