
"Sono finito ancora una volta nel girone dei diffamati, ed ancora una volta per mano dei tipi de l'Attacco.Quella che segue è la lettera che ho appena inviato al suo direttore." Così Arcangelo Sannicandro dalla sua pagina Facebook diffonde un comunicato stampa indirizzato al direttore de l'Attacco per difendersi dalla " disinvoltura del giornale foggiano nello stravolgere la realtà dei fatti con buona pace della professionalità giornalistica e del codice deontologico."
Egregio sig. direttore de “l’Attacco”
Agli organi di stampa con preghiera di diffusione
Ai sensi della legge sulla stampa la invito a pubblicare la seguente nota in relazione all’articolo apparso a pagina 5 della edizione di Sabato 12 Giugno dal titolo a tutta pagina “Sannicandro non paga, lui incendia il locale” a seguito di richiamo in prima pagina dal titolo “Trinitapoli, rischiare la vita per Arcangelo” . Ieri pomeriggio, mentre viaggiavo con altre persone, sono stato contattato telefonicamente dal sig. Iula Michele il quale mi chiedeva alcune delucidazioni sull’incendio che all’alba del giorno 9 il sig. Damiano Montanaro aveva appiccato alla sede del circolo di Sinistra e Libertà di Trinitapoli. Invitato preliminarmente il sig. Iula ad azionare un registratore, gli chiedevo subito perché mai si rivolgesse a me, che non c’entravo affatto con la vicenda, e non al responsabile politico del circolo.
Nonostante la insoddisfacente risposta gli riferivo quanto segue:
1. che i locali della sede non sono di proprietà del piromane (per la precisione la proprietaria è la madre sig.ra Scarangelli Giulia);
2. che conduciamo in locazione quei locali da circa 15 anni prima sotto le insegne di Rifondazione Comunista e oggi di Sinistra Ecologia e Libertà;
3. che il canone è stato sempre regolarmente pagato;
4. che la proprietaria recentemente ha messo in vendita il locale con affissione del relativo avviso sulla facciata del circolo (circostanza già nota al sig. Iula);
5. che pertanto tra gennaio e marzo 2010 la proprietaria si è rifiutata di ricevere il canone di locazione per precostituirsi le condizioni per un sfratto di morosità al punto che
6. il giorno 18 marzo 2010 l’ufficiale giudiziario, su nostra istanza, si recò presso l’abitazione della proprietaria effettuando l’offerta reale della somma di euro 5000 in contanti verbalizzandone il rifiuto;
7. che la somma inviata era tra l’altro superiore a quella dovuta e relativa come da parecchio tempo all’intero canone annuo di locazione benché per contratto si dovesse pagare mensilmente;
8. in conseguenza di ciò e per l’evidente strumentalizzazione della procedura di sfratto il Giudice di Pace all’udienza del 19/04/2010 non ha convalidato lo sfratto, rinviando la causa per il merito e fissando l’udienza di comparizione delle parti fra qualche mese;
9. il sottoscritto non è parte nel contratto di locazione della sede del circolo e neanche difensore nella procedura di sfratto dei compagni sottoscrittori del contratto di locazione;
10. il sig. Damiano Montanaro fino a qualche mese addietro ha gestito l’ennesimo bar in locazione alla pari degli altri fratelli;
11. il sig. Damiano Montanaro è comparso sulla scena solo da qualche mese, intromettendosi nei rapporti economici tra noi e la proprietaria sollecitando con veemenza l’abbandono del locale;
12. e fu a lui che ricollegammo il primo episodio di violenza subito dalla sede del nostro circolo quando qualche mese addietro fu devastata la porta di ingresso.
Nonostante la chiarezza delle informazioni e la inequivocità dei fatti oggi il suo giornale trasforma questa vicenda in una faida tra il sottoscritto e il sig. Damiano Montanaro travisando alcuni fatti e inventandone altri. Non è vero infatti che sia stato mai esplicitato dalla famiglia Montanaro un benché minimo intento di liberare il locale per farvi traslocare il Damiano. Il tentativo pretestuoso di sfratto era finalizzato infatti all’obbiettivo persistente di vendere il locale libero da persone e cose.
Il cartello “Vendesi” è ancora sulla facciata del circolo; i rapporti con la proprietaria sono sempre stati improntati da parte nostra alla massima disponibilità a recepire le sue esigenze. E queste si sono sempre e soltanto concretizzate in richieste di aumento del canone, da noi sempre accolte, e da parecchi anni con il pagamento anticipato dell’intero canone annuo.
Pertanto, contrariamente a quanto scrivete, non sono mai insorte liti di qualunque natura, tantomeno giudiziarie, ed è falso che “il progetto di Damiano non riusciva a decollare per cavilli legali che gravano sul locale”. Del tutto arbitrario e diffamatorio è titolare che “Sannicandro non paga” e denunciare una storia di abusi di cui non vi è traccia neanche nel contesto di un articolo benché diligentemente costruito con l’ottica di dipingermi come un prepotente. Così come diffamatoria è l’allusione contenuta nella espressione che il sottoscritto ha giocato in casa gestendo i due contenziosi in corso alludendo, velatamente, ad una qualche complicità del Magistrato giudicante. Allusione ben più chiara se letta unitamente all’altra invenzione di una esasperazione del Damiano nata da continui rinvii della causa di sfratto che l’articolista si inventa. Del tutto patetico è infine l’espediente contenuto nella parte finale del pezzo per completare il quadro diffamatorio “in paese, le voci circolavano da tempo con insistenza soprattutto sul ritardo del pagamento di alcune mensilità”. Non posso non confessare, infine, che contravvenendo ad una mia assunta linea di condotta ho deliberatamente risposto alla telefonata del sig. Iula per consentire ai due giovani collaboratori che ascoltavano la telefonata di poter verificare oggi con la lettura del vostro pezzo con quanta disinvoltura siete intenti a stravolgere la realtà dei fatti con buona pace della professionalità giornalistica e del codice deontologico. Ho naturalmente sottolineato ai miei giovani collaboratori che non è in discussione il vostro diritto di stare dalla parte dell’aggressore e di fiancheggiarlo nella difesa ma non avete il diritto di travisare i fatti.
Trinitapoli, 12/06/2010
Avv. Arcangelo Sannicandro
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