Berlusconi e quel voto di Angelo Cera
Berlusconi sa bene che nessun deputato di questo Parlamento voterà la sfiducia prima dei 2 anni 6 mesi e un giorno dalla data dell’inizio della legislatura. Infatti, essi potranno poi usufruire in questo modo della pensione al compimento del 65° anno di età. Basta ricordare l’ultima legislatura e il voto di sfiducia a Prodi.
La data delle elezioni del 13 Aprile fu presa, anche, per consentire a tutti di arrivare all’agognato traguardo. Eppure in questi giorni si parla molto dell’avvicinamento a deputati e senatori da parte di esponenti dell’attuale maggioranza per garantire un percorso parlamentare agevolato al governo Berlusconi, anche dopo aver maturato il “diritto” alla pensione, in caso in cui la componente di Fini si sfilasse dalla compagine governativa. Se da una parte nelle comunicazioni ufficiali si fa riferimento di mantenere integra la maggioranza uscita dalle ultime elezioni, al contrario si andrebbe al voto, per non tradire la fiducia degli elettori. Dall’altra si và a cercare negli altri “campi”, voti per garantire un’ampia maggioranza che superi la soglia dei 316 deputati. Di fatto, quindi, una nuova maggioranza non uscita dalle elezioni. Mantenendo, come è facile prevedere, questa legge elettorale i potentati dei partiti possono, di fatto, condizionare le scelte politiche dei singoli deputati. Non è difficile capire che in queste ore si fa leva sull’eventuale posizione in lista nelle future elezioni, e garantire una riconferma sicura, per rendere vulnerabile le decisioni dei deputati avvicinati. Lo stesso Berlusconi ha dichiarato che i finiani che ritorneranno indietro nelle loro decisioni, non saranno penalizzati nelle liste per eventuali elezioni. Questo è l’effetto della “porcata”, come lo stesso Calderoli l’ha definita, della legge elettorale vigente. Deputati e senatori più che rispondere del loro operato ai cittadini, devono ben guadagnarsi le simpatie dei loro leader. Né tantomeno i cittadini possono premiare o bocciare chi va a sedersi in nome loro in Parlamento. Negli ultimi giorni il “Corriere delle Sera” ha dato per avvicinato anche l’onorevole Angelo Cera. Quest’ultimo per la verità ha smentito un eventuale passaggio al centrodestra. E ha dichiarato che i suoi “mal di pancia” sono legati all’assetto interno dell’UDC- Partito della nazione. Questa evidente stortura non può che far nascere alcune considerazioni: La democrazia non può essere ridotta a simili atteggiamenti di bassa bottega. Ogni eletto al Parlamento, pur nella libertà e legittimità delle proprie decisioni, deve dar conto agli elettori- cittadini che lo ha votato. Si ritorni a far politica dal basso, tra la gente, e non nel chiuso dei palazzi e segreterie politiche. Che la vera posta in gioco non sia il futuro dei singoli, ma l’interesse generale della popolazione che fa fatica a comprendere strategie e compromessi. La politica è un servizio fatto per il bene di tutti, soprattutto dei più deboli e indifesi della società. Nessuno si deve servire della politica per interessi individuali o di parte.
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