
Quale sarà il futuro del pianeta sanità in provincia di Foggia; quale l’entità del ridimensionamento in termini di risorse e posti letto; quali i parametri da adottare in chiave economica per ridurre la spesa. In altri termini quale sarà il prezzo che la Capitanata dovrà pagare in termini economie e di servizi alla utenza. L’occasione a risposte, spesso rimaste sospese, è stata la riunione nell’aula consiliare del Comune di Foggia con l’assessore regionale Tommaso Fiore con i sindaci del comprensorio, presenti dirigenti Asl e dell’ospedale.
Oddio, chi si aspettava soluzioni è rimasto deluso, nel senso che al di là del diktat dettato dalle necessità di ridurre, ridurre e…ridurre per evitare il crack della sanità grossi input non ne sono venuti.«Il piano di rientro – è stato chiaro Fiore - è legato all’esigenza di creare una correlazione tra la spesa e le risorse che lo Stato riversa alla Regione. Una correlazione che non si realizza per 350 milioni di euro l’anno che appunto lo stato non versa alla regione Puglia. Per cui siamo costretti a fare delle economie per riequilibrare. Non possiamo spendere più di ciò che lo stato dà». E qui entra in ballo il discorso del piano di rientro o meglio del piano di riordino e la necessità di rivedere tutte le spese: da ospedaliera, a quella farmaceutica e territoriale. «Il rapporto posti letto per numero abitanti – ha spiegato Fiore- è di tre posti letto ogni mille abitanti; noi siamo sui 4 e 50». E allora? «Gli ospedali di Monte, San Marco e Torremaggiore, sono e restano a rischio riconversione». Dall’uditorio i sindaci hanno pure replicato: «Sì, ma diteci quale sarà il destino delle strutture in termini di ridimensionamento…». Lo ha chiesto il sindaco di Torremaggiore, ma gli hanno fatto eco anche gli altri sindaci interessati. «Salvaguardare peculiarità territoriali, valorizzando Lucera per il riferimento polispecialistico sul versante subappenninico», mentre per il Gargano saranno necessarie riconversioni potenziando residenze sanitarie e centri di riabilitazione». Fiore ha poi difeso la centralità del presidio foggiano, a patto che si riesca a farne un presidio di riferimento moderno, tecnologicamente avanzato capace di bloccare la mobilità passiva attraverso nuove discipline: dalla cardiochirurgia, alla chirurgia vascolare e un sistema oncoematologico d’avanguardia, un centro trapianti, centro grandi ustionati.Questa la strada», ha rimarcato l’assessore regionale. Un intermezzo lo ha innescato in maniera verace il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi quando ha lamentato la mancata stabilizzazione degli operatori del 118 dell’area garganica a vantaggio di unità di altre zone. «Un precariato discrfiminato», ha lamentato Riccardi, con Fiore che annuiva. Non sono stati toccati i temi della sanità privata, pure attesi con vertenze aperte con l’Asl e le questioni relative a cliniche dsal futuro incerto come a Manfredonia. «Dialogare con Roma», ha detto Fiore, è l’unica speranza.
Politica
- Ballottaggi Torremaggiore e Rignano, l'UDC fa il pieno
- Attentato Brindisi, Consiglio Regionale straordinario: gli interventi
- Movimento 5 Stelle, Tele Dauna intervista il grillino sammarchese Luigi La Riccia
- Restano da scegliere due sindaci in Capitanata
- Attentato scuola Brindisi, Generazione Futuro: "La Puglia non piegherà la testa"
















