Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Il discorso di Vendola infiamma la sinistra e apre al centro

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Guai a ghettizzare Vendola nel recinto della sinistra radicale. Il primo congresso del suo partito – anche se Nichi come Obama e come Berlusconi ama più i comitati elettorali che le organizzazioni tradizionali – è tutto proiettato a creare un’egemonia vendoliana, che non a caso cita Gramsci, sull’intera sinistra. «La sinistra è la missione di questo Paese e non una nicchia ideologica», annuncia il leader in apertura del congresso di Firenze, ieri, e nelle sue parole non c’è più distinzione fra sinistra radicale e sinistra riformista.

Il Pd deve dunque tremare davanti all’autocandidatura di Vendola come possibile candidato del centro-sinistra alla premiership, con buona pace di Bersani che è battibilissimo alle primarie da parte dell’Obama pugliese di Terlizzi?

Fa l’aperturista su tutto e con tutti il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà. Perfino con la Cisl, «avete sbagliato a fischiare la Cisl e la Uil», rimbrotta «le compagne e i compagni» – dal palco usa sempre quest’espressione calda e identitaria – che hanno fatto buuu all’indirizzo dei sindacati moderati. «Dobbiamo parlare con il Pd, con l’Idv, con Grillo, con tutti. Anche con il Centro», spiega Nichi l’aperturista anti-ideologico, «perchè i moderati del ceto medio sono stati impoveriti dalel politiche di Berlusconi e di Tremonti. E con loro, con l’Udc, e pure con le piccole aziende, esiste un terreno d’interlocuzione, proprio perchè la destra al potere li ha martoriati». Tremonti e Marchionne (che è «una bolla politica e mediatica») sono i veri avversari da battere. Insieme alla precarietà, che «i riformisti e i radicali devono combattere insieme, uscendo dai propri nidi».

Fausto Bertinotti benedice al congresso la corsa del suo pupillo, il quale con tono messianico cita Gramsci che a suo tempo disse: «Voi fascisti avete portato l’Italia alla rovina. A noi comunisti, toccherà il compito di salvarla». La «missione» (lui così la chiama, gramscianamente ma anche berlusconianamente e religiosamente all’Obama) della sinistra è quella appunto di «salvare questo Paese». Come? Uscendo dal «minoritarismo», scegliendo la «vocazione maggioritaria», non quella veltronianamente intesa ma questa: «Non dobbiamo parlare a una minoranza di sfigati ma a una moltitudine di persone. Occorre arrivare a tutti. Anche a chi è lontano da noi, perchè pure nelle posizioni più lontane dalle nostre c’è un pezzettino di verità». L’obiettivo di Nichi dunque non è arrivare al 5 o al 6 per cento dei voti, ma è quello d’infilarsi nel campo largo del Pd – che lui considera un tentativo abortito, anche se ieri non lo ha detto – e di contaminare tutti i luoghi con la «buona politica» e con il metodo dell’ibridamento che è la tipica cifra culturale del personaggio e non da ora ma da sempre.

Nichi l’Egemone non vuole fare al Pd il regalo di rinchiudersi in vecchi fortini identitari. E seppure non può rinunciare ad avere un partito, si capisce benissimo che a quel tipo d’organizzazione preferisce il movimentismo, le sue Fabbriche di Nichi, la mobilitazione dal basso. Già i democrat lo sfottono, così: «Berlusconi ha i Promotori della Libertà, Vendola ha i Promotori della Sinistra e Libertà». Ma ovviamente il paragone è fuorviante. «Importante è il partito», dice il leader, «e importante è la partita», aggiunge Nichi. Ancora più esplicito: «Il partito non è un feticcio, ma uno strumento. E la buona politica non ci può essere, se i luoghi della politica sono respingenti», Insomma: «Anche noi siamo malati di elettoralismo e di carrierismo». Applausi. Anche se in sala c’è un ceto politico che deve ricollocarsi e Nichi è una buona garanzia.