Ogni qualvolta si è trovato in provincia di Foggia, ha fatto tappa a Cerignola, evitando di sostare nel capoluogo.
Non era soltanto una forma di cortesia nei confronti dell'intelligenza più brillante del Movimento Sociale Italiano, il futuro ministro dell'armonia Pinuccio Tatarella. E nemmeno sgarbatezza nei confronti del sindaco della città di Foggia, Paolo Agostinacchio, uomo del MSI prima e di AN dopo, ma sempre di stretta osservanza rautiana.
Le difficoltà di Gianfranco Fini con la città di Foggia erano, e probabilmente sono ancora, di carattere più personale che politico. Anche se la politica c'entra, e c'entra molto. L'avversione del delfino di Almirante verso la città di Foggia è legata ad un episodio che vide Fini protagonista di una situazione piuttosto concitata quando era segretario nazionale del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Nei primi anni '70, Foggia registrò una massiccia adesione di giovani all'MSI : gli iscritti al Fronte della Gioventù arrivarono ad essere quasi 3300, tanto che la stampa nazionale s'interessò al fenomeno della "città nera". Sul finire degli anni '70 si crearono incomprensioni tra la dirigenza del partito e quella del movimento giovanile. Si diffuse il timore che la segreteria provinciale del Movimento Sociale avrebbe commissariato l'organizzazione giovanile imponendo un proprio segretario al posto di quello scelto dai giovani stessi. Il timore era fondato.
Nel 1977 l'autonomia del Fronte della Gioventù rispetto al MSI fu seriamente compromessa: in seguito ad una scissione interna al partito e all'abbandono dello stesso da parte del leader dei giovani Massimo Anderson, Giorgio Almirante commissariò l'organizzazione giovanile, e nominò come nuovo segretario del Fronte il venticinquenne Gianfranco Fini. Una replica locale dei fatti nazionali era possibile, anche alla luce dei difficili rapporti tra segreteria provinciale e movimento giovanile . La reazione dei giovani fu immediata : la federazione provinciale venne occupata. La questione arrivò sulla scrivania del segretario missino Giorgio Almirante, che inviò a Foggia - accompagnato da Pinuccio Tatarella - proprio il segretario nazionale dei giovani Gianfranco Fini. Non era, e non fu, amore a prima vista.
Troppo diversi i giovani occupanti ed il segretario nazionale. I militanti in jeans, il segretario in doppio petto, i militanti appassionati e arrabbiati, il segretario gelido e distaccato. I ragazzi spiegarono le loro ragioni, il segretario ascoltò e promise di risolvere la questione una volta rientrato a Roma. Pinuccio Tatarella si propose come garante dell'accordo. Ma nessuno dei due fu molto convincente. I ragazzi si sentirono presi in giro e chiesero impegni più concreti e immediati. Fini continuò ad essere vago. La sensazione di essere stati ingannati divenne certezza nel momento in cui Fini e Tatarella cercarono di raggiungere l'uscita dichiarando chiuso l'incontro. I due vennero fermati e circondati, volarono parole grosse e un paio di schiaffi raggiunsero Fini che, frastornato e offeso, andò via frettolosamente, mentre Pinuccio Tatarella smoccolava contro l'intemperanza dei giovani missini foggiani. Nel ricordo di qualcuno Fini venne solo spintonato, per altri ci fu uno schiaffo solitario e accidentale.
Difficile,a 30 anni di distanza, trovare la verità. I protagonisti principali di quella stagione hanno abbandonato la politica attiva, preferiscono non parlare e nemmeno essere ricordati. Altri, come Michele Abbatescianni, a lungo il punto di riferimento dei giovani missini foggiani, non ci sono più. Altri, come Roberto Scopece, che hanno continuato a fare politica nel Movimento sociale, e poi in AN, assicurano che la storia è assolutamente vera, e non si tratta di una leggenda metropolitana. I vertici locali del Movimento sociale lasciarono cadere la cosa, forse anche grazie ad un intervento dello stesso Almirante, a cui si erano appellati i ragazzi del Fronte della Gioventù. Il vecchio leader diede loro ragione, ma non sfiduciò un gruppo dirigente che alle elezioni - confessò agli stessi giovani - portava 30mila voti al Movimento sociale.
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