Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Giuliani: "La nostra classe dirigente è inadeguata"

GennaroGiuliani

Gennaro Giuliani, sabotato dai piddini, accusa il ceto politico di San Giovanni Rotondo.

"Noi viviamo in una città dagli interessi economici vorticosi, che avrebbero bisogno di grandi progettualità internazionali, ma la nostra classe dirigente è inadeguata. Gli amministratori sangiovannesi non si sono distinti, in questi anni. Continuiamo a ragionare in modo provinciale e non riusciamo a guardare oltre".

L'analisi di Gennaro Giuliani, che ha visto liquefarsi la propria maggioranza all'interno del Consiglio Comunale per ragioni di complotto interno piedino, è aspra. Più che lucida.

Come riferisce a L'Attacco, sta ancora cercando di capire le ragioni di un fallimento clamoroso e squallido, corredato dal provvedimento di espulsione dei tre consiglieri PD, Marco Lalla, Giuseppe Miglionico e Michele Crisetti, deciso dal partito.

"Stavamo dibattendo sulla composizione della Giunta, mi era stato raccontato che tutto sarebbe stato riordinato e che alcune posizioni si sarebbero ammorbidite. Era intervenuto anche il segretario provinciale, Paolo Campo: non mi aspettavo davvero un tale esito". Come è noto, undici consiglieri comunali di San Giovanni Rotondo, tra cui appunto i tre democratici vicini al dimissionario riottoso assessore Gaetano Cusenza, hanno sottoscritto un documento nel quale dichiaravano di dimettersi dalla carica con la finalità dello scioglimento del Consiglio Comunale. Le cause di un tale atto sono da ricercarsi, come si legge, nelle "ripetute sedute di Consiglio andate deserte per mancanza di numero legale" che avrebbero dimostrato - a loro dire - "l'insussistenza di una maggioranza politico-amministrativa con conseguenti gravi danni per il paese"; e nella "inosservanza del regolamento comunale, in particolare le mancate convocazioni del Consiglio Comunale richieste".

D'altronde, la crisi a San Giovanni Rotondo si trascina da tempo. Il libro di Gennaro Tedesco, "Amaro Giuliani", è stato profetico: amarissimo Giuliani, verrebbe da dire oggi. I bene informati ritengono che i Consiglieri abbiano soltanto anticipato le mosse del Sindaco, che si apprestava ad azzerare la Giunta per dare slancio alla propria azione (in ordine alla redazione del PUG e ad altri provvedimenti), paralizzata da mesi a causa del fuoco amico e della guerra interna.

I Consiglieri democratici, capitanati da Cusenza, avrebbero preferito sabotare il proprio Sindaco piuttosto che accogliere un rinnovamento "rottamatore". Salutato come un grande progressista, Giuliani, sindaco vicino a Michele Emiliano, ex amministratore di banca, persona stimata, non ha potuto governare la città alla sua maniera.

La prima Giunta, tecnica, composta da una squadra di giovani professionisti competenti, scelti al di fuori della stretta militanza partitica, ha dovuto fronteggiare invano i veti dei politici di professione.

"La prima era una Giunta che si riferiva alla politica e al Partito Democratico, in alcuni casi anche direttamente, ma metteva fuori i big per lasciare il campo a energie fresche, che molto di buono hanno realizzato. Mi fu chiesto, dopo un anno, di sostituire gli assessori per far spazio agli ex sindaci, agli ex amministratori", argomenta con chiarezza Giuliani, che non nasconde i perni politici, i responsabili dell'implosione della propria maggioranza: Salvatore Mangiacotti e Gaetano Cusenza.

La mancata elezione regionale del primo e le continue rivendicazioni d'area del secondo (consigliere provinciale, premiato da Guglielmo Minervini con la poltrona di Commissario liquidatore della Comunità Montana del Gargano) hanno consumato un conflitto già in atto, spiega Giuliani che aggiunge: "La discussione è stata monopolizzata dalle loro logiche".

Il nodo vero del flop del PD sangiovannese, però, è più controverso rispetto alla mera dualità democratica. Secondo l'ex primo cittadino, che non riesce al momento ad intravedere scenari possibili che possano affievolire i forti attriti in seno al centrosinistra, il Comune non ha saputo instaurare rapporti nuovi con i due Enti più importanti della città di san Pio: la Chiesa e, conseguentemente, l'Ordine dei Cappuccini e Casa Sollievo della Sofferenza. "Le relazioni tra l'amministrazione e gli Enti religiosi di San Giovanni sono sempre stati improntati o alla totale sudditanza o alla prepotenza" - rileva Giuliani - "Io ho provato, insieme alla mia prima Giunta, a sedermi ai tavoli delle contrattazioni e delle programmazioni in maniera autorevole, tentando un dialogo alla pari. Perché se non sei autorevole, se non hai un progetto, non puoi avere nessuna interlocuzione con chi è nominato dal Vaticano. San Giovanni, ripeto, è una città complessa. Purtroppo, all'interno della maggioranza, troppo rissosa, alla fine hanno prevalso i vecchi schemi della sudditanza e della prepotenza".

Percorsi rilevanti come la Bitrel e l'asse costituito con Monte Sant'Angelo rischiano oggi di "essere buttati a mare", osserva Giuliani. "Ma San Giovanni non si può reggere solo su se stessa".

Intervista di Antonella Soccio, pubblicata da L'Attacco del 30 dicembre 2010