Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Libia informata, Libia libera

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Ancora una volta Internet si conferma lo strumento in grado di radunare le masse più di un qualsiasi comizio di un qualsiasi dittatore in ogni parte del mondo. Da qui nascono nuove idee, si discutono i problemi dei luoghi in cui si vive, si cercano soluzioni e si rende nota la verità. E' questa quella che fa più paura di tutti, quella che ogni regime vorrebbe sopprimere, reprimere e rendere una chimera. La verità è un video fatto con un cellulare. E' nuda e cruda ma è la verità.

Rappresenta ciò che succede in un determinato momento in un determinato luogo. La verità è scomoda perchè sveglia la massa e la riporta al mondo reale. Rende vulnerabili i potenti e li annulla fino a farli diventare delle persone peggiori della peggior gente “comune”. E' esattamente questo che è accaduto in Libia. La verità ha preso piede in una generazione che ha sete e voglia di cambiare. Una generazione che non è minimamente disposta ad accettare quello chei loro genitori hanno accettato supinamente per una vita: la dittatura di un criminale come Gheddafi. Quel criminale così vicino a noi e così fortemente legato a noi per ragioni non solo geografiche ma soprattutto economiche.L'urlo del suo popolo lo sta spaventando al punto da renderlo più aggressivo di quanto non lo sia già. Non ha esitato a trucidarlo dopo averlo ridotto alla fame. Ha chiuso Internet, l'unico canale che poteva far conoscere al mondo quello che sta accadendo.

Ma gli informatici sono molto più astuti di un anziano con velleità da adolescente. Quotidianamente vengono pubblicati video e foto di coloro che, rischiando la vita, mostrano al mondo intero di cosa è capace un uomo nei confronti del proprio popolo. Persino una parte dell'esercito si è rifiutato di sparare a pioggia sui civili e sui manifestanti.“I ratti”, come li chiama lui, stanno portando la Libia ad essere un paese pronto ad accogliere altri sistemi politici. L'Europa si è affrettata a condannare i metodi di repressione di Gheddafi. L'Italia nonostante la vicinanza non ha ben afferrato la gravità dei fatti. Il nostro governo ha preferito non chiamare Gheddafi per “non disturbarlo” visto che sicuramente “sarà molto impegnato”. E in effetti così è stato. Il paese più vicino e il Presidente del Consiglio più amico non hanno minimamente battuto ciglio. Dopo averlo accolto in pompa magna nel luglio del 2010 sembrava quasi un controsenso doverlo punzecchiare per una questione di qualche migliaio ( o qualche decina di migliaia) di vittime. Si è preferito siglare un accordo, una ventina di giorni fa, in cui l'Italia si impegnava a fornire le armi alla Libia. L'accordo è stato bipartisan: PD e PDL ma senza il consenso dell'IDV che si conferma essere l'unica opposizione. Un accordo che arriva proprio a ridosso di questa sommossa e che ha fatto comodo al regime di Gheddafi in occasione di questo genocidio. Inoltre gli avvoltoi della politica iniziano a cavalcare l'onda della paura: l'immigrazione.

La lega è ben lieta dell'assist in vista della prossima campagna elettorale. La demonizzazione dell'immigrato è il suo piatto forte. Intanto a pochi chilometri dalle nostre coste continua a consumarsi un massacro che il Governo non ha voluto vedere con la tempestività che meritava. E' rimasto alla finestra fino a quando ha potuto senza disturbare il massacratore. La posizione del nostro governo di fronte al mondo è stata fin troppo chiara. Come al solito siamo di fronte alla voglia di privilegiare gli interessi economici dimenticandoci degli aspetti umani. Auspichiamo che questa rivolta porti effettivamente ad un processo di democratizzazione naturale( e non indotta ) senza che nessuno possa approfittare dell'attuale disordine per imporsi al popolo libico già martoriato da decenni di dittatura. E' necessario tenere lontano coloro che vorrebbero instaurare un potere di carattere religioso che porterebbe i Libici ad una nuova forma di schiavitù. Oggi ci sembra di rivivere una situazione già vissuta: un dittatore, un bunker ma tante Eva Brown.

Dipartimento giovani Italia dei Valori
Provincia di Foggia