
di Anna Lucia Sticozzi
Sono state recapitate nei giorni scorsi ad ignari sottoscrittori una serie di tessere di iscrizione al partito politico dell’Udc, con tanto di lettera di benvenuto nel partito a firma del dirigente organizzativo nazionale. Tessere che gli interessati, per lo più giovani, a quanto pare non hanno mai richiesto, non avendo mai firmato alcuna adesione al partito né tantomeno versato la relativa quota prevista.
Difficile immaginare che possa trattarsi di uno scherzo, proprio in considerazione delle azioni propedeutiche al ricevimento della tessera, come il versamento di denaro, la firma di adesione al partito, come prevede lo stesso regolamento del partito di Casini o, nel caso di richiesta di iscrizione on-line, l’utilizzo della carta di credito intestata al sottoscrittore per dimostrare l’esatta corrispondenza tra chi versa la quota e chi si iscrive.
Salvo poi smentirsi nella lettera di accompagnamento alla tessera in cui, nonostante la si indichi come prova dell’avvenuta iscrizione, si invita a comunicare al partito l’eventuale ricevimento del badge (la tessera plastificata) “senza aver consapevolmente sottoscritto il modulo di adesione”, in modo da essere tempestivamente cancellato dalle liste. Una precisazione quanto mai opportuna diremmo, considerate le circostanze che fanno pensare ad una spregiudicata modalità di reclutamento di iscritti che i destinatari non hanno esitato a definire tesseramento coatto.
Piuttosto audace ed incauto se così fosse, in virtù delle implicazioni di carattere giuridico che ne discendono e che, se non sorprende i più anziani che raccontano di certi deprecabili vecchi metodi di tesseramento (trasversali ad ogni partito) a riprova del consenso per un tal partito o una tal corrente, metodi rimasti sempre impuniti quando le tessere erano cartacee, sicuramente non passa inosservato oggi, nell’era digitale, con i nuovi meccanismi di distribuzione delle tessere agli iscritti su scala nazionale.
Un fatto grave che, mentre è stato sottovalutato da alcuni degli interessati che hanno semplicemente strappato e cestinato l’incartamento, probabilmente non comprendendo fino in fondo di essere iscritti senza saperlo ad un partito, in altri casi hanno suscitato indignazione e sconcerto, per l’abuso subito ed anche per le potenziali conseguenze politiche che implicano.
Come nel caso di Ludovico Centola, segretario cittadino dell’IdV giovani, nonché candidato alla carica di consigliere nella lista del partito di Di Pietro nelle recenti amministrative che si è visto recapitare a casa, suo malgrado, la tessera dell’Udc mai sottoscritta. “Una cosa davvero gravissima – protesta Centola - che comporta oltre al danno personale, in quanto sono stati violati i miei dati e quelli di altre persone ignare, anche un danno politico in quanto la doppia tessera comporta l’annullamento della mia iscrizione all’Italia dei Valori, come prevede il nostro statuto. Spero di poter chiarire la mia assoluta estraneità a questa assurda vicenda con il coordinatore provinciale del mio partito, ma intanto questa azione assume nel mio caso involontariamente i contorni di un sabotaggio politico in vista del congresso cittadino dell’Idv per il rinnovo delle cariche previsto per il mese prossimo, ponendomi in una sorta di limbo che mi impedisce di ottemperare ai doveri della mia carica”.
Anna Lucia Sticozzi
Pubblicato su "La Gazzetta del Mezzogiorno" - ed. "La Gazzetta di Capitanata" di oggi 4-08-2011
Politica
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