Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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La Legalità in cammino

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È stato l’Assessore Regionale alla Trasparenza Guglielmo Minervini a dare un contributo d’idee al convegno sulla legalità, organizzato dall’Azione Cattolica Pugliese nella città di Molfetta. Un intervento atteso, perché proveniente da un uomo impegnato nella vita politica e amministrativa della nostra Regione.

Minervini non ha nascosto la sua particolare difficoltà a parlare di legalità in un auditorium che più di altri si aspetta risposte concrete e significative. L’Assessore Regionale ha parlato di regole di gioco e di spazio non per vietare ma per giocare meglio, per divertirsi di più. Poi ha confidato alla nutrita assemblea che il titolo del convegno andrebbe cambiato, non in cammino verso la legalità bensì in la legalità come un cammino, cioè comunità che assumano coscienza. Laici capaci di porre e porsi domande. Minervini ha poi condotto la sua relazione attraverso quattro tappe: “La prima è quella che quando si parla di legalità siamo portati a pensare alle leggi, alle norme e prescrizioni. Tutto questo è sbagliato. Combattere l’illegalità con le leggi non ha prodotto nessuna novità. C’è un fascino verso l’illegalità e un’acuta allergia verso le regole. C’è un’idea che l’illegalità sia conveniente”. Poi, l’Assessore Regionale ha fornito alcune cifre riguardanti la percezione di legalità che hanno gli italiani. “Per prima cosa siamo al 55° posto nella classifica mondiale per il senso di legalità. Il 57% pensa che l’illegalità sia in continua ascesa e che la politica con il 72% sia la più corrotta. Anche i media e il mondo religioso non sono da meno. Rispettivamente con il 38% e il 21%”. Minervini ha poi affermato che “là dove domina l’illegalità è più basso anche il livello di crescita. L’illegalità impoverisce il territorio e oscura i talenti naturali perché soprattutto da noi conta di più l’appartenenza, la fedeltà a uomini e partiti”. Nel percorso proposto dall’Assessore Minervini trovano nella seconda tappa le considerazioni che l’illegalità è un sistema. C’è una geometria. Per atteggiamenti d’illegalità c’è bisogno di discrezionalità, d’opacità. “La legalità più robusta e quella che non s’impone ma si partecipa e si chiama democrazia”. Nella terza tappa di riflessione Minervini ha fatto rilevare che la considerazione più rilevante è quella che non è da tutti la legalità e in alcuni casi è solo per eroi. “La legalità più efficace è quella che non ostacola ma libera e, dunque, conviene e si chiama sviluppo”. Infine, Minervini ha detto che “servono regole chiare, trasparenza lunga e radicale, partecipazione. La malavita s’insinua nella frattura delle realtà aggregative”. Minervini ha poi ricordato la recente legge regionale sulla trasparenza: “La pubblica amministrazione non deve avere più segreti, tutto deve essere pubblico e accessibile ai cittadini. Il cittadino concorre a costruire e non a subire”. Una frase di Don Tonino Bello ha concluso l’intenso intervento: “E’ il tempo della speranza e a questa speranza bisogna dare credito”.