Mercoledì, Giugno 19, 2013
   
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San Marco in Lamis: querelle in Consiglio Comunale per un chiosco

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di Selene Impagliatelli (*)

Prende la forma di un’interrogazione l’ultimo atto della spinosa vicenda che dalla fine di aprile sta agitando le acque nel Comune di San Marco in Lamis.  Con una nota stampa, i consiglieri comunali del PD cittadino, Michelangelo Lombardi, Paolo Soccio e Michele Ruggieri, (...segue)

hanno reso noto l’intento di richiedere al Sindaco Angelo Cera una serie di chiarimenti sulla questione del piccolo chiosco nella villa comunale. «Conduco il chiosco dal 1988 in virtù di un contratto di fitto vigente che scadrà solo tra alcuni anni, ricadendo nell’ambito dei contratti di locazione di natura commerciale che – in forza di legge – hanno durata di sei anni con tacito rinnovo, quindi non con scadenza annuale come specificato nel contratto e come interpretato dall’attuale amministrazione municipale» aveva chiarito Matteo Soccio in conseguenza dell’ordinanza di sgombero firmata dal Sindaco Cera. Così, mentre le polemiche incalzavano per la decisione dell’amministrazione comunale di emanare un nuovo bando per la gestione dell’attività motivato dall’esigenza di dare lavoro ai giovani disoccupati e precari,la questione ha assunto connotati tali da suscitare la reazione del PD locale. «Richiediamo all’amministrazione se non ritenga di aver fatto delle forzature con il rischio quindi di incorrere in azioni che possano esporre l’amministrazione stessa a richieste di risarcimento per danni o mancanze» spiega Michelangelo Lombardi (foto) che sottolinea anche il clima di inquietudine e strumentalizzazione che tutta questa vicenda ha contribuito a creare in paese. «Senza scendere nel merito delle questioni, resta il fatto che il Sindaco ha utilizzato un’ordinanza, ovvero uno strumento che viene utilizzato solo in alcuni casi motivati da una certa gravità o urgenza, come nella lotta al crimine, quando invece c’erano a disposizione strumenti più consoni, come lo sfratto autorizzato dal giudice. Si poteva così valutaree decidere se nella sostanza si trattava di un fitto annuale o di una locazione commerciale, ma a stabilirlo sarebbe stato il giudice, ovvero un soggetto terzo. In questo modo, cosa che più ci interessa sottolineare, si sarebbero salvaguardati gli interessi della pubblica amministrazione, invece di esporla a richieste di risarcimento o conseguenze ben più pesanti».

(*) "Il Mattino di Foggia" del 26 maggio 2012


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